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·10 April 2026

Incontro Marotta-Giorgetti: sul tavolo la candidatura di Malagò alla FIGC

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Giuseppe Marotta, presidente dell’Inter e consigliere federale della Federcalcio, è stato mercoledì al Quirinale, tra gli ospiti invitati alla visita della squadra olimpica di Milano-Cortina al presidente Mattarella. E’ stata l’occasione per parlare con un vecchio conoscente come Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, e – come riporta Il Giornale – per fare partire le manovre che potrebbero portare alla scelta del prossimo presidente della Federcalcio.

Marotta, insieme alla maggioranza della Lega di Serie A guidata da Ezio Simonelli, sostiene la candidatura di Giovanni Malagò, ex numero uno del Coni e reduce dal successo dell’Olimpiade invernale assegnata all’Italia. Giorgetti e il governo, invece, ritengono più opportuno nominare un commissario che possa avviare quelle riforme strutturali di cui il calcio italiano ha urgente bisogno.


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Secondo alcuni osservatori vicini sia al mondo della politica sia a quello del calcio, nonostante la riconosciuta abilità diplomatica di Marotta è più probabile che sia Giorgetti a cercare di convincerlo a cambiare posizione. Con ogni probabilità, però, quel lungo confronto si è concluso con un nulla di fatto.

Del resto, la soluzione del commissariamento – sostenuta anche dal ministro dello Sport Andrea Abodi – potrebbe concretizzarsi solo in una circostanza precisa: se alle elezioni del 22 giugno nessun candidato riuscisse a ottenere la maggioranza assoluta dei voti, cioè il 50% più uno, determinando così una situazione di stallo. C’è però un altro elemento da non sottovalutare, particolarmente caro agli ambienti calcistici: il desiderio di preservare l’autonomia del sistema sportivo dalla politica. Proprio questo potrebbe spingere, ad esempio, la Lega Dilettanti a sostenere Malagò nel caso in cui l’ipotesi del commissario diventasse più concreta.

Chi conosce bene le norme del settore ricorda inoltre che la sola nomina di un commissario non garantirebbe automaticamente cambiamenti reali. Qualsiasi modifica dello statuto – come la revisione dei formati dei campionati – deve infatti essere approvata dall’assemblea. Basti pensare alla proposta di ridurre la Serie A da 20 a 18 squadre, avanzata da Gravina e respinta dai club.

Non è tutto. Quando lo stesso Gravina tentò di abolire il cosiddetto “diritto d’intesa”, una sorta di potere di veto delle varie componenti, l’allora presidente della Lega di Serie A Casini insieme a Lotito arrivò a minacciare un ricorso in tribunale. Per questo, secondo alcuni osservatori, l’unica riforma davvero incisiva sarebbe convincere il Coni a eliminare proprio il diritto d’intesa dai principi che regolano l’ordinamento sportivo.

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