Juventusnews24
·3 April 2026
Italia, se il buco nero degli azzurri lo spiegasse Agatha Christie – PARTE 2

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In questi giorni di riflessione traumatica sulla crisi della nostra Nazionale, non necessariamente coincidente con quella del calcio italiano anche se è indubbio che le brutte figure in Champions League abbiano minato l’autostima di tutta la Serie A, ci si è anche orientati su una questione tutt’altro che banale: la definizione del nostro valore. In altri termini, molto concreti e anche urgenti: siamo davvero così brutti e – soprattutto – inconcludenti – da non riuscire a dimostrare la nostra superiorità con avversari come la Bosnia, con tutto il rispetto per Bajraktarevic (riserva del Psv Eindhoven) e compagni, autori di un’impresa?Una delle scrittrici più note al mondo, Agatha Christie, chiamata al capezzale della Figc a risolvere l’intricato giallo delle nostre mancate partecipazioni al Mondiale, avrebbe salomonicamente proposto la sua semplicissima formula per aiutarci a fare una riflessione produttiva: un indizio è un indizio; due indizi sono una coincidenza; tre indizi sono una prova. Trasferendo i suoi principi d’investigazione, il “giallo” azzurro ci ha proposto questo percorso: la Svezia poteva certo farci già pensare, ma in fondo è successo a quasi tutte le nazionali campioni del mondo di attraversare un momento no, di scivolare in una buccia di banana.
Dal precedente del 1958 dello scacco subito a Belfast erano passati più di 60 anni, per quanto insopportabile il dolore della sera di San Siro (vi ricordate i tanti giocatori in lacrime?), magari ci si poteva anche “consolare” o “giustificare” con l’avere sbagliato la scelta del Commissario Tecnico, quel Gian Piero Ventura che di esperienza internazionale ne aveva davvero troppo poca, tanto che persino quando ordinava le sostituzioni si trovava futuri allenatori come De Rossi a dirgli che stava sbagliando (dirgli? Glielo urlava, come non si era mai visto prima). L’indizio diventava coincidenza con la Macedonia del Nord e non bastava la considerazione della minore caratura dell’avversario che ci eliminava per considerare in tutta la drammaticità l’essere riusciti a ripetersi. Sembrava il classico incidente di percorso (eravamo per di più i campioni d’Europa in carica e gli interpreti non molto diversi e la guida in panchina pure), la coincidenza si porta dentro anche un alone d’impossibilità, un nucleo di sfiga, l’eccezionalità di un evento (come quando funzionano le coincidenze dei treni in orario, per l’appunto: capita così di rado che in questo Paese c’è il mito che ci voglia un dittatore perché si avverino).Ma Bosnia-Italia 5-2 ai rigori è la prova. Ma di che cosa esattamente? Che siamo scarsi, per essere diretti come non si fa quando si scrive e vi si riesce abbondantemente quando si parla di questa malridotta Nazionale? É questo il livello dei nostri calciatori? É tutta colpa del 2006, il nostro acuto Mondiale e un calcio che si autodistrugge buttando la Juventus in Serie B che nella finale era l’ossatura non solo dell’Italia, ma persino occupava caselle importanti nella sua avversaria, la Francia di Thuram, Vieira e Trezeguet?
Chi ha la risposta, beato lui. Sarebbe interessante sapere se ce l’ha il futuro presidente della Figc, quando ci sarà. Perché l’Italia che fa epoca non partecipando più ai Mondiali è la stessa che va agli Europei e li vince (2021), ci va vicino perdendo le finali (2012), ne esce ai rigori (2008 e 2016), supera comunque il girone (2024), pur lasciando intuire con la bruttezza delle sue prestazioni che Agatha Christie andava letta a fondo, prima ancora che la coincidenza si configurasse come una prova. E gli avversari di una fase finale di un Europeo sono più forti di quel che si trova lungo il percorso delle qualificazioni per andare in Russia, Qatar, Messico-Usa-Canada.
E allora viene il dubbio che una risposta all’intricata questione sia semplice, persino banale e ovvia. Qui si tratta di un caso di semplicissima sottovalutazione dell’impegno. I nostri non si divertono a vincere quando pensano che si possa rimandare (avete presente il sorriso dei norvegesi nell’umiliarci a San Siro in una partita per loro ininfluente?). E se non ti gusti il piacere della vittoria, finisci per non saperlo fare quando devi. Sherlock Holmes direbbe che è elementare, inserendosi in un giallo non suo.









































