Calcionews24
·11 Februari 2026
Kaladze dice tutto: «Quando arrivai io, la Serie A era il miglior campionato d’Europa. Maldini, Inzaghi e altri…»

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Il 4 febbraio 2001 Kakha Kaladze esordiva col Milan. Venticinque anni è sindaco di Tbilisi e con La Gazzetta dello Sport parla di ieri e di oggi.
NON É PIU’ IL SUO MILAN «Ovviamente no, perché non c’è più Silvio Berlusconi. E più in generale è cambiato tutto il calcio italiano. Quando arrivai io, la Serie A era il miglior campionato d’Europa e c’erano top mondiali non solo al Milan, all’Inter o alla Juve, ma anche al Parma, alla Fiorentina, alla Lazio o alla Roma. Oggi c’è molta meno qualità a livello tecnico».INZAGHI «Pippo era incredibile. In allenamento lo prendevamo in giro perché non riusciva a fare dieci palleggi. Però ragazzi, aveva qualcosa d’innato che lo rendeva un attaccante formidabile. Il più forte marcato? Non so, così su due piedi mi viene da dire Ibrahimovic: Zlatan aveva una forza fisica straordinaria e in un derby perso 2-1 mi fece davvero soffrire».FA EFFETTO VEDERE IL MILAN SENZA CHAMPIONS «E come potrebbe non farmelo? L’ultima giornata del girone è stata uno spettacolo, ma a un certo punto me lo sono proprio detto: “Manca qualcosa”. E quel qualcosa era il Milan. Ha ragione Max Allegri quando dice che ritornare in Champions è un dovere. Molti dimenticano che quando sbarcai a Milano, le cose non andavano benissimo. Il club non vinceva da un paio di anni e la classifica era tutt’altro che buona. Fu decisivo più tardi l’arrivo di Ancelotti in panchina. Pure il Milan di oggi viene da stagioni senza vittorie, ma Allegri sta facendo un gran lavoro: ha riportato la giusta mentalità e i rossoneri sono tornati a giocare da squadra, primo passo necessario per vincere».NON É PIU’ L’UNICO GEORGIANO AD AVERE VINTO LA CHAMPIONS «Lo so, lo so. Sono stato molto felice per Kvaratskhelia, che conosco personalmente, anche perché suo padre giocava con me in Georgia. È un ragazzo per bene, fin troppo timido, e un giocatore speciale. E poi, per ora, resto l’unico ad aver alzato due volte la Champions (ride, ndr)».IL MILAN DI OGGI «Come ho detto, la qualità è scesa in generale quindi è difficile fare paragoni. Il segreto del nostro successo non stava, comunque, solo nel livello dei calciatori: il mio Milan era una famiglia, andavamo spesso a cena fuori ed eravamo molto uniti. Questo aspetto ha fatto la differenza. Chi mi piace oggi? Pulisic ha fiuto del gol, poi facile dire Modric, a dispetto dell’età, che è più vicina alla mia che a quella di molti suoi avversari (ride, ndr). E non dimentico Maignan, uno dei portieri più forti al mondo. So che Leao in Italia viene molto criticato, ma è fortissimo sia fisicamente che tecnicamente. Lo ritengo un pezzo fondamentale per un Milan che vuole tornare a vincere, senza se e senza ma. Un nuovo Kaladze? Scelgo Pavlovic, perché è mancino e gioca con il fisico come me. È ancora giovane e deve maturare in alcuni aspetti, ma è sulla buona strada».IL MITO MALDINI «Di Paolo dico solo che avevo il suo poster in camera da ragazzino. Quando Shevchenko, che era con me alla Dinamo Kiev, firmò per il Milan, cominciai a tempestarlo di domande su Paolo. Ma sai, finché sei all’esterno non ti rendi conto davvero. Quando arrivai a Milano e lo conobbi, capii il perché era così grande: era una persona umile, eccezionale, prima ancora che un calciatore fenomenale. Mi ha insegnato tanto».HA IMPARATO DA BERLUSCONI «Certamente. Le racconto un aneddoto: nel 2008 c’era la guerra in Georgia, una situazione tremenda. Io andai da Berlusconi, sapendo la buona relazione che aveva con Putin, chiedendogli se poteva fare qualcosa. Lui lo chiamò davanti a me e poco tempo dopo fu firmata la pace. Silvio per me non è stato solo un grande presidente, imprenditore e politico. Prima di tutto per me è stato un grande uomo».L’UCRAINA E IL RAPPORTO CON SHEVA «Ne abbiamo parlato più volte. Noi in Georgia abbiamo vissuto qualcosa di simile: la guerra è qualcosa di terribile. Ma la domanda di fondo per me è una: dove ci sta portando tutto questo? Non riesco a trovare una risposta».
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