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·18 Juni 2026
La Juventus Under 16 vola con Alessandro Gridel: «Guardiola e Simeone come riferimenti. Ecco in cosa la Juve mi ha aiutato a crescere» – PODCAST

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Juventusnews24 ha intervistato in esclusiva Alessandro Gridel, allenatore della Juventus Under 16. Queste un estratto delle sue dichiarazioni (INTERVISTA COMPLETA NEL PODCAST AUDIO IN ALTO).
La carriera da allenatore inizia proprio al San Luigi a Trieste, inizialmente lei si alterna fra giocatore e allenatore e comincia ad allenare nelle varie under del settore giovanile. Sempre in alcune precedenti interviste, lei si definisce come allenatore un innovativo che cerca di prendere spunto da tutto ciò che vede, cerca di adattarsi alle caratteristiche di una squadra e dice che anche solo parlando con i giocatori si migliora. Dopo questa stagione, a prescindere dal risultato finale, in cosa pensa di essere migliorato rispetto alle precedenti esperienze?«Sicuramente sono esperienze diverse, perché inizialmente al San Luigi è una realtà un po’ più piccola e infatti lì riuscivo a conciliare il fatto di giocare e allenare, dopo ho smesso di giocare proprio quando è arrivata la chiamata dell’Udinese. Lì ho dovuto prendere una decisione: se giocare o allenare, anche perché si può giocare e allenare solo nella stessa società e all’Udinese in Serie A non mi avrebbero fatto giocare. Quella lì è un secondo tipo di esperienza, comunque una società di Serie A però di un livello inferiore rispetto alla Juventus, su tutti gli aspetti. Soprattutto nel numero di persone che ci lavorano, di organizzazione, di quantità di informazioni, di persone coinvolte. Quindi penso che quest’anno, che è stata l’esperienza più grande, sia migliorato tanto nella gestione di rapporti con tante persone, che è una delle sfide più stimolanti in una società come questa, dove ci sono tante persone molto competenti anche con delle idee molto diverse. Il fatto di riuscire a confrontarsi con tante persone, quindi prendere da ognuno qualcosa è una bella sfida ed è stata una grande area di miglioramento. Sia internamente allo staff sia con gli altri staff, sia con i responsabili, sia con i giocatori visto che il livello si è alzato ancora di più e si parla di giocatori con ancora più qualità che hanno delle sfaccettature in campo ancora più sottili e se sono giocatori della Juventus e tanti sono giocatori della Nazionale, sono anche dei ragazzi intelligenti calcisticamente e non».
Abbiamo visto durante l’anno una proposta di calcio avvolgente, fatto di possessi ma anche di momenti in cui la squadra avversaria fatica ad uscire letteralmente dalla propria area di rigore. Oltre alle figure che ha già menzionato, c’è un modello di allenatore che allena le prime squadre da cui ha preso riferimento, da cui ha preso ispirazione o a cui si sente molto vicino come idea di gioco e principi?«Il riferimento massimo, ma non mi sento assolutamente vicino al riferimento massimo, penso sia Guardiola, che è un allenatore che mi sempre piaciuto vedere. Dal Barcellona, al Bayern Monaco, al Manchester City. Quindi è un allenatore che ho cercato di seguire molto nelle sue proposte, anche perché è molto innovativo. Credo che le innovazioni, le novità, vengano portate da pochi allenatori poi il resto si accodi a quello che viene portato da pochi geni che hanno la capacità di fare cose completamente diverse. L’idea, come dicevamo prima, è quella di cercare di prendere un po’ da tutti, non è che la nostra squadra gioca come il Manchester City, l’dea è di prendere alcune idee da Guardiola, altre magari da Luis Enrique, altre da Arteta piuttosto che da Simeone, nonostante siano molto diversi. Ci son tanti riferimenti e tante cose interessanti e poi la capacità e la cosa giusta da fare è di prendere delle idee e di adattarle a quello che è il proprio contesto sia come età dei ragazzi perché per Guardiola la cosa principale è vincere la partita, per noi che un giocatore continui il percorso alla Juventus e che cresca di anno in anno fino ad arrivare in Serie A. Quindi l’importante è cercare di non copiare e incollare ma di adattare in base a quello che si ha e all’obiettivo».







































