La lettera di Guido Paglia: "Dietro al sondaggio di JP Morgan c'era Rocco Commisso, costretto poi a dirottare sulla Fiorentina" | OneFootball

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·5 Juni 2026

La lettera di Guido Paglia: "Dietro al sondaggio di JP Morgan c'era Rocco Commisso, costretto poi a dirottare sulla Fiorentina"

Gambar artikel:La lettera di Guido Paglia: "Dietro al sondaggio di JP Morgan c'era Rocco Commisso, costretto poi a dirottare sulla Fiorentina"

L'"Agorà Lazio" prosegue ininterrottamente sulle colonne de Il Tempo, che ha dato vita a un'iniziativa che coinvolge ogni giorno le personalità più importanti del mondo biancoceleste, pronte a dare voce alle proprie riflessioni in un momento particolarmente delicato per la Lazio. Nell'edizione odierna è stata pubblicata anche una lunga lettera del giornalista Guido Paglia, ex responsabile della comunicazione e delle relazioni esterne della club laziale durante l'era Cragnotti.

La lettera di Guido Paglia

Caro Direttore, intanto grazie. Grazie di aver ospitato il coinvolgente sfogo di Luigi Bisignani sulla drammatica situazione della Lazio. E grazie di aver così dato la stura a tutta una serie di grida di dolore di altri fratelli biancocelesti, che attraverso le tue colonne stanno trovando finalmente uno spazio per raccontare quello che da troppo tempo ribolle dentro la nostra comunità. Grazie di cuore, davvero. Detto questo, consenti anche a me di intervenire nella polemica sul possibile futuro della società e soprattutto della squadra. Perché sono seriamente preoccupato e chi mi conosce sa benissimo che invece sono sempre stato un ottimista. Per me, anche nei momenti peggiori, il bicchiere è sempre stato mezzo pieno, mai mezzo vuoto. Sono uno di quelli che riesce a trovare uno spiraglio anche dove gli altri vedono soltanto muri. Eppure questa volta no, questa volta comincio ad avere paura. Magari non del domani, ma del dopodomani. Perché l’ostinazione del presidente Claudio Lotito nel non voler dare il giusto peso alla rottura con la tifoseria rischia di provocare danni devastanti, difficilmente recuperabili. Una frattura che, se non sanata in fretta, finirà per pesare sulle generazioni a venire, prima ancora che sui bilanci. Ma c’è un altro fattore che mi ha spinto a chiederti di ospitare anche il mio sfogo: la mezza bugia con la quale Lotito ha provato a smentire Bisignani sulla proposta ricevuta da JP Morgan per la vendita della Lazio. Perché è vero che non ci fu mai un’offerta ufficiale, ma è altrettanto vero che quel sondaggio era reale e concreto. Estremamente concreto. E fu fatto per nome e per conto di Rocco Commisso, quel fantastico imprenditore italoamericano che poi, a dimostrazione della sincerità del suo interesse per il calcio italiano, fu costretto a dirottare la sua attenzione verso la Fiorentina, dopo essersi visto chiudere la porta in faccia. Ecco, Lotito provi a smentire anche questo. Provi a negare di non aver mai saputo chi ci fosse dietro al sondaggio di JP Morgan. Commisso non lo potrà aiutare a smentire, visto che purtroppo non c’è più. Ma i dirigenti della banca d’affari che si occuparono della vicenda sono vivi e vegeti, e basterebbe rivolgersi a loro per ricostruire ogni passaggio. Punto e a capo.

Continua la lettera

Già, ma quale capo, caro Direttore, quando la situazione si è incancrenita a questo livello? Non lo so, forse non so dare buoni consigli. So solo che sto dalla parte dei tifosi, di quelle decine di migliaia di supporter biancocelesti intrisi di quella meravigliosa caratteristica che è la lazialità. Una cosa unica, qualcosa che appartiene solo a noi, nella buona e nella cattiva sorte. E sogno di poter presto tornare allo stadio portando per mano il mio nipotino, che per ora si è dovuto accontentare di indossare la maglietta e tirare calci al pallone ufficiale, in attesa che torni a essere normale farsi accompagnare a vedere la propria squadra. Chiedo troppo? Non credo proprio. E tu, caro Direttore, per favore, insisti in questa sacrosanta campagna di sensibilizzazione per convincere Lotito che è arrivato il momento di fare se non un passo indietro, almeno di lato. Un gesto che oggi non viene letto come una resa, ma come una forma di responsabilità: quella di chi capisce che una società così importante non può vivere indefinitamente nel conflitto con la propria gente. Se proprio vuole difendere il suo diritto alla proprietà, (peraltro garantito, purtroppo), trovi almeno un altro presidente in grado di tentare la ricucitura con la tifoseria. Una figura che possa garantire campagne abbonamenti vere e un ritorno pieno all’Olimpico, lasciando perdere le balle sulla fattibilità del recupero del Flaminio, che continuano a rimbalzare senza alcun fondamento concreto. Nessun miracolo, è chiaro. Solo il minimo sindacale. Quello che ogni società seria, in ogni angolo d’Europa, garantisce ai propri tifosi come punto di partenza. Da lì, poi, con un po’ di fortuna, con un mercato fatto bene e con un allenatore ascoltato sul serio, si proverà a risalire la china. Magari ringhiando.

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