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·18 April 2026

L’AVVERSARIO – L’Atalanta di Palladino, l’allievo perfetto

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L’Atalanta di Palladino è il prossimo avversario della Roma all’Olimpico. Una sfida tra il maestro, Gasperini, e l’allievo, Palladino appunto.

Pagine Romaniste (L.Suriano) – «Raffaele lo conosco da quando ha 17 anni, lo vidi in Serie C, poi l’ho allenato in Primavera e poi al Genoa. E da quando ha iniziato a fare il tecnico è venuto spesso a Bergamo. Credo di essere stato un riferimento per lui, ma le tensioni di gara sono normali», musica e testo di Gian Piero Gasperini. Il Raffaele in questione è ovviamente Palladino, attuale tecnico dell’Atalanta, legato all’allenatore romanista da un rapporto di stima, ammirazione e…ispirazione.


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La bravura del 42enne (ieri il compleanno, tra l’altro) di Mugnano è ormai difficile da discutere. La sua carriera, iniziata tutto sommato da pochi anni, lo ha visto costantemente salire di livello. Prima al Monza, condotto a due salvezze più che tranquille superando nella stagione d’esordio addirittura la quota dei 50 punti. Poi alla Fiorentina, dove ha raccolto con dignità la pesante eredità di Vincenzo Italiano e ha raggiunto una semifinale di Conference. Infine, adesso, all’Atalanta, con un parallelo piuttosto peculiare con la Roma dello scorso anno. Palladino, infatti, ha rimesso in piedi una squadra uscita malconcia dal breve mandato Juric. L’ha riportata a lottare per le posizioni europee e si è pure concesso lo sfizio di un epico scontro di Champions contro il Borussia Dortmund.

Perché Palladino

Nello scegliere come proseguire dopo l’addio di Gasperini, all’Atalanta per nove anni, la società bergamasca si è affidata alla continuità. La scelta è ricaduta quindi su Ivan Juric, considerato suo erede naturale sin dai tempi del Genoa, nonostante un ultimo anno da dimenticare per l’allenatore croato. Una volta esonerato Juric – galeotta fu la sconfitta casalinga contro il Sassuolo a novembre – le mire atalantine si sono rivolte verso l’altro allievo, rimasto a piedi dopo l’addio alla Fiorentina. Così a Bergamo è sbarcato Raffaele Palladino, ed è stato immediatamente capace di ridare certezze a una rosa senza dubbio da prime posizioni. Anche perché in estate l’Atalanta ha perso meno del previsto sul mercato: Retegui, Ruggeri e Koussounou, sostanzialmente.

Tagliamo subito la testa al toro. I principi di gioco di Palladino non sono così dissimili da quelli di Gasp. La sua versione della Dea si schiera con lo stesso 3-4-2-1. Cerca di sviluppare tanto gioco sulle fasce, forte anche di una batteria di quinti straordinaria nell’arrivare sul fondo e cercare il cross. I trequartisti partono larghi per poi trovare la giocata nel rispettivo mezzo spazio, e i centrali sono deputati di sviluppare l’azione con rapidità – un aspetto su cui Palladino insiste tantissimo durante le gare – e di accompagnare continuamente.

L’Atalanta è anche forte di due centravanti, Scamacca e Krstovic (quasi sempre alternativi) in grado di legare con grande qualità il gioco. L’attaccante romano, che proprio Gasperini ha portato a massimizzare il proprio potenziale, sembra provare enorme piacere nel dialogare con i compagni e innescarli spalle alla porta. Il montenegrino invece, sicuramente meno qualitativo del suo alter ego, ha imparato a fare la lotta per necessità, complici due anni nel deserto offensivo del Lecce.

Come gioca l’Atalanta

Palladino, sin dai tempi del Monza, ha sempre prediletto uno sviluppo molto diretto. La sua Fiorentina si è progressivamente spogliata delle grandi velleità di possesso orizzontale, e le sue squadre hanno sempre avuto una grande attitudine al contropiede. Non è un caso che con lui abbia fatto la miglior stagione in carriera Andrea Colpani, come non è un caso che stia ben figurando Nicola Zalewski, ad esempio.

L’Atalanta, in Serie A, è la terza squadra per tiri totali dietro solo a Inter e Juventus, è solo settima per possesso palla e ottava immediatamente dietro la Roma per passaggi lunghi, dove la percentuale di riuscita è però maggiore di otto punti percentuali. Come per Gasperini, più di un’intricata costruzione dal basso sono la verticalità e l’aggressione delle seconde palle a essere fondamentali. Nella gara d’andata, l’impressione è stata che la Dea fosse più gasperiniana della Roma spessa. Più pronta a mettere sotto gli avversari con fisicità e pressione.

Ovviamente, anche il sistema di Palladino prevede le marcature uomo su uomo a tutto campo, anche se in alcune istanze il tecnico preferisce soluzioni può conservative. La sua abilità di lettura, e la sua impostazione tattica, è stata largamente criticata in occasione delle partite europee contro Borussia Dortmund e il Bayern Monaco. Secondo i contestatori, le sconfitte hanno esposto tutti i suoi limiti contro un calcio relazionale. Se è vero che, soprattutto nella prima parte di stagione, Palladino ha goduto anche di grande fortuna (e di un grande Carnesecchi) in opposizione alle statistiche, è anche vero che proprio la vittoria al ritorno con il Borussia dimostra la sua abilità di sapersi adattare ove necessario.

I giocatori da tenere d’occhio

Non c’è granché da scoprire in questa Atalanta. I pilastri sono sempre quelli, al di là della cessione di Lookman a gennaio. La capacità di dominare il centrocampo di Ederson, l’inventiva e il ritmo cadenzato di De Keteleare, la corsa incessante di Zappacosta, la qualità di Scalvini nel proporsi in avanti e giocare il pallone, l’aggressività quasi mai avventata di Kolasinac, l’affidabilità e i riflessi di Carnesecchi. Allo stesso modo, ci sono un paio di mancanze rispetto al passato. Su tutti, De Roon seppur sempre intelligente sembra aver perso definitivamente qualcosa in termini di lucidità e tenuta fisica. Bellanova è piuttosto fuori fase e Scamacca fatica a trovare continuità fisica.

In stagione, però, l’Atalanta ha anche trovato tre risorse forse insperate, o meglio inattese dal grande pubblico. Palladino punta molto su Nicola Zalewski, il contestato ex di questa gara. L’italo-polacco è arrivato in estate come soluzione sulle fasce, ma è stato presto spostato, anche per necessità, nel suo vecchio ruolo di trequartista sinistro. Una mossa efficace, con il classe 2002 che sta dimostrando di avere passo, tecnica e buona concentrazione dentro le partite. Nikola Krstovic, arrivato dal mercato e travolto dalle montagne russe dell’impatto con un livello così alto, in stagione nonostante non sia stato sempre titolare ha già raccolto 11 gol e 5 assist. Soprattutto, pare essere cresciuto nelle letture delle diverse fasi della partita e nel dialogare con i compagni del reparto offensivo. La sua è stata una parabola irregolare, ma ora è un’opzione importante nel ruolo di numero nove.

Infine, Lorenzo Bernasconi, ragazzo snobbato da Gattuso e destinato a essere uomo mercato in estate. Prodotto del florido settore giovanile bergamasco (prima alla Cremonese) e emblema della bontà delle Under 23, pare essere spuntato dal nulla. Un androide creato in laboratorio appositamente per il sistema Atalanta. Nato nel 2003, è dotato di fisicità, capacità di corsa e un mancino niente male. In Serie A per lui 3 assist, 3.38 xA, 1.2 passaggi chiave a partita e 5 grandi occasioni create.

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