Inter Milan
·22 April 2026
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Un’altra serata pazzesca, un’altra vittoria per cuori forti. È servita tutta la personalità dell’Inter, spinta da un San Siro bollente, per ribaltare il Como e conquistare la finale di Coppa Italia. È servito il contributo di tutti per completare la rimonta, con un Calhanoglu stellare ad indicare la via e un Sucic sontuoso che ha deciso il match, regalando ai tifosi momenti di gioia irrefrenabile. In attesa di capire chi tra Lazio e Atalanta affronterà la squadra di Chivu mercoledì 13 maggio, scopriamo insieme dati e numeri di Inter-Como e dei protagonisti che hanno firmato la rimonta nerazzurra.
LE FINALI Quella dell’Olimpico sarà la sedicesima finale di Coppa Italia della storia dell’Inter, seconda nell’albo d’oro della competizione con 9 trofei. Soltanto la Roma (17) e la Juventus (22) ne hanno disputate di più: in particolare, dagli anni 2000, solo i bianconeri (11) hanno raggiunto più volte la finale del torneo rispetto ai nerazzurri (10). L’Inter torna a giocarsi il trofeo tre anni dopo l’ultima volta, quando conquistò il nono titolo grazie al successo per 2-1 sulla Fiorentina nella stagione 2022/23. Qui tutte le finali di Coppa Italia disputate dai nerazzurri:
IL CONTRIBUTO DI TUTTI prova di forza e di orgoglio contro il Como ha dimostrato ancora una volta la capacità dell’Inter di compattarsi e di spingere sull’acceleratore in questo finale di stagione: dopo la sosta sono arrivate, tra tutte le competizioni, quattro vittorie consecutive segnando sempre almeno tre reti, un’impresa che non riusciva dal maggio 2022. Il successo sul Como (il settimo in Coppa Italia sui lariani, contro cui i nerazzurri sono imbattuti nella competizione), è arrivato soprattutto grazie all’impatto della panchina: una costante della stagione nerazzurra, che dimostra come tutti i giocatori siano sempre sul pezzo, pronti a dare il loro contributo. L’Inter vanta due giocatori che in questa stagione hanno preso parte a tre reti partendo dalla panchina considerando tutte le competizioni, al pari di Bayern Monaco e Rayo Vallecano: si tratta di Federico Dimarco (una rete e due assist contro il Pisa a gennaio in Serie A) e Petar Sucic, che ha marchiato la semifinale contro il Como con due assist e il gol decisivo.
CALHA FA 50 Oltre a Sucic, il grande protagonista della rimonta è stato Hakan Calhanoglu: il turco è stato il faro quando la notte sembrava più buia, e con i due gol realizzati al 69’ e all’86’ è arrivato a quota 50 reti in maglia nerazzurra. La connessione tra Calhanoglu e Sucic è stata decisiva: due assist di Petar per i gol di Calha, con quest’ultimo che gli ha ricambiato il favore sul 3-2, e l'Inter ha visto due suoi centrocampisti prendere parte a più di due gol nella stessa partita tra tutte le competizioni per la prima volta dal 3 novembre 2018: allora fu 5-0 contro il Genoa in Serie A (due gol e due assist di Roberto Gagliardini, una rete e due assist di João Mário). Calha ha realizzato la sua quinta doppietta con l’Inter, la prima in Coppa Italia dopo quattro segnate in Serie A. Due gol dall’anatomia opposta: il primo è arrivato con un destro da fuori area, la specialità della casa, mentre il secondo con un colpo di testa che ha gonfiato la rete dopo aver sfiorato il palo alla destra di Butez. Per quanto riguarda i gol da fuori, tra tutte le competizioni e considerando tutti i calciatori dei top 5 campionati europei, solo Kylian Mbappé (otto) e Dominik Szoboszlai (sette) hanno realizzato più gol da fuori area rispetto ad Hakan: sei, al pari di Harry Kane, Igor Paixão e Antony. Nelle ultime due stagioni, invece, solo Mbappé (15) ha segnato più di Çalhanoglu (10) da fuori area tra tutte le competizioni. La rete di testa, invece, è un colpo molto più raro nel suo repertorio: prima di ieri sera non ci era mai riuscito con l'Inter, segnando in questo modo solo in altre quattro occasioni in carriera (2015, 2016, 2019). Ha scelto il momento con cura, inserendosi nel cuore dell’area del Como per poi ricevere l’abbraccio della squadra. Da lì, la marea nerazzurra è diventata inarrestabile, e il destro di Sucic tre minuti dopo è stato l’ineluttabile conseguenza: si va a Roma per l’atto conclusivo, a caccia del decimo trionfo, della stella d’argento.
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