LazioPress.it
·23 Juni 2026
Lettera Briga: "Lotito e Floridi possono banchettare sulla Lazio ma non sull'anima dei laziali"

In partnership with
Yahoo sportsLazioPress.it
·23 Juni 2026

Nello spazio de Il Tempo dedicato ad Agorà Lazio è stato il turno di Briga scrivere la lettera inerente al periodo che sta attraversando la Lazio.
Roba mia, vientene con me», gridava disperato Mazzarò, protagonista della celebre novella di Giovanni Verga, «La Roba». Aveva accumulato talmente tante ricchezze che nemmeno in punto di morte accettava il fatto di doversene separare. E dovendo separarsene per forza, decise di distruggere tutto. Ebbene, metaforicamente parlando, è impossibile non pensare alla Lazio e alla corrente gestione: un po' perché ci è sempre stato ribadito che la Lazio è «Roba sua», un po' perché, con un modus operandi tanto autoritario quanto obsoleto, ormai giunto al limite del proprio corso, il Senatore pretende di portare con sé, nel suo abisso personale, la Lazio e l'amore dei suoi tifosi, distruggendo tutto invece di farsi da parte. Entrambe le lettere uscite di recente, sia quella del Sen. Lotito, sia quella del Sig. Floridi, sono vuote: in esse non vi è nulla da leggere, nulla da interpretare, se non un paio di passaggi che mi sembrava doveroso precisare.
1) La stucchevole retorica dei lavoratori dietro le quinte che con grande passione si dedicano alla Lazio: voglio ricordare che sono dipendenti di una Società Sportiva, mi sembra chiaro che vadano a lavoro. Ma a quali si riferisce nello specifico? Al falconiere dalla spiccatapersonalità (forse eccessiva?); al team marketing che procura come sponsor una società di scommesse con sede nelle Filippine? Al reparto social che produce una campagna abbonamenti con l'intelligenza artificiale e ci propina un «Mariachi» con la chitarra classica e la maglia della Lazio? Detto tra noi, non sembrano così competenti queste figure che lavorano nell'ombra di cui tanto ci si vanta.
2) La frase, a mio parere gravissima, del Sig. Floridi, che cito testualmente: «Rispetto per una Storia che nessuno può considerare propria». A tale riguardo, Sig. Floridi, mi permetta di dissentire: ogni tifoso Laziale è nel pieno diritto di sentire sua la Storia della Lazio. Casomai, nessun presidente, tantomeno quello attuale, ha il diritto di considerare di sua proprietà un bene di tutti. Veda, Floridi: da qui nasce il Grande Equivoco: sebbene egli pensi il contrario, la Lazio non è una creazione del Senatore Lotito, né un'azienda di famiglia che si passa da un parente all'altro. Non è «Roba sua». È infinitamente molto più di questo. E lei, Floridi, per una serie di coincidenze non liete per Noi tifosi, si trova nella posizione di rappresentare la comunicazione della S.S. Lazio, non solo non essendone tifoso, ma anche non conoscendo la sua Storia e non avendola mai vissuta sulla sua pelle. E certo, lei non può considerarla sua. Assurdo, non crede? Vi siete semplicemente trovati sulla strada della Lazio e dei Laziali, ereditando la gestione di un qualcosa che non avete compreso e che non sapete portare avanti. Mi spiego meglio: nel Satyricon di Petronio, c'è un episodio che s'intitola «La cena di Trimalcione». Trimalcione era un liberto che aveva ereditato un'immensa fortuna dal suo padrone, ma non sapeva come usufruirne. Egli dava cene intrattenendo i suoi commensali con discorsi che avevano la pretesa di essere alti e nobili, ma scadevano sempre in maniera bizzarra e grottesca in argomenti poco edificanti. In un certo senso la presente gestione è lo specchio di quella famosa cena: una dirigenza che esibisce con sfarzo e ostentazione quel che rimane di un patrimonio storico ed economico che voi stessi avete dilapidato in 22 lunghi anni. Una dirigenza che si riempie la bocca di parole di cui non conosce il significato e si fa portavoce di emozioni che non ha mai provato. Lo smantellamento della nostra squadra è iniziato già diversi anni fa e sta proseguendo inesorabilmente ben oltre la soglia della mediocrità. Ma intanto si va al Nasdaq a «scampanellare» e si presenta in pompa magna una conferenza sul progetto di uno stadio fantasma. Mi permetta, Floridi: siete seduti al tavolo di Trimalcione banchettando sulla carcassa della Lazio, ma non potete farlo sull'anima dei Laziali.







































