Liverani si racconta: «Non ci pensai un minuto a venire alla Lazio, per me era un grande club» | OneFootball

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·7 Juli 2026

Liverani si racconta: «Non ci pensai un minuto a venire alla Lazio, per me era un grande club»

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Liverani ed il racconto dalla chiamata alla fine del suo lungo percorso con la maglia della Lazio! Le parole dell’ex centrocampista biancoceleste

Fabio Liverani ha raccontato molto dei suoi trascorsi nella capitale ai microfoni de il Doppio Passo Podcast dove ha ripercorso gli anni vissuti con la maglia della Lazio, partendo dal momento della chiamata biancoceleste.

Prima del trasferimento, l’ex centrocampista aveva vissuto da romanista la festa per lo scudetto della Roma, episodio che poi avrebbe creato qualche tensione con una parte della tifoseria laziale.


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Le parole di Liverani siui sui trascorsi in maglia biancoceleste

NASCITA DA GIALLOROSSO – «Io nasco romanista, questo non è un segreto. Quando finisco la stagione al Perugia e vince lo scudetto la Roma, torno con degli amici della Roma. Io non avevo nessuna trattativa con la Lazio».

CHIAMATA LAZIO – «Mi chiama il procuratore e mi dice: “La Juve non riusciamo a chiudere, però mi ha chiamato la Lazio”. Chiude subito. Non ci ho pensato un minuto».

SCELTA – «Per me ormai il tifo non faceva più parte del lavoro. Per me era il calcio. L’obiettivo era arrivare nei club più importanti. La Lazio era in quello».

INIZI – «Io arrivo con Zaccheroni. È una stagione travagliata: in casa vincevamo tutte le partite, ma fuori casa non riuscivamo ad avere continuità».

5 MAGGIO – «Al secondo gol nostro, secondo me a fine primo tempo hanno capito che qualcosa stavano sbagliando. Il secondo tempo loro non hanno avuto più la forza. Erano soltanto ormai arrabbiati, ma non avevano più la forza calcistica. Per loro è stato veramente un dramma: difficilmente tu giochi fuori casa, vai in vantaggio due volte, hai 80.000 persone che tifano per te e non la sfrutti».

MANDIETA – «Gaizka era un ragazzo un po’ introverso. Secondo me ha pagato tanto il clamore del suo prezzo, il fatto di essere il sostituto di Veron e una stagione totalmente negativa. A un certo punto è stato travolto e a livello mentale non ha più avuto la forza di reagire».

MANCINI «Ho un bel ricordo, soprattutto dei primi mesi. Mi stimolava a fare calcio, a giocare a calcio, quindi ero felice».

COPPA ITALIA«Probabilmente era scattato qualcosa in noi di finire quella stagione in modo bello. Facciamo una Coppa Italia strepitosa».

LOTITO – «Imprenditore vulcanico, da dieci, che deve mettere a posto una situazione obiettivamente più che drammatica, ma senza le conoscenze della gestione. Il primo anno è stato veramente difficile».

DI CANIO – «Paolo quell’anno e anche quello dopo dà tanto sia come immagine, ma ancora calcisticamente dava».

DELIO ROSSI – «Se lo conosci è una persona straordinaria, di cuore sensibile, però al primo impatto rimane un po’ burbero. Dopo questo mezzo scontro nasce un rapporto straordinario. Facciamo una stagione molto bella, sesti dopo l’anno prima nessuno se l’aspettava. Da lì nasce Delio Rossi: grande tecnico, grande insegnante di calcio, persona squisita».

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