Calcio e Finanza
·23 Juli 2026
Maldini: «Vogliamo chiudere presto il Ct. Prima di Guardiola abbiamo parlato con Ancelotti»

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La scelta del nuovo commissario tecnico resta la priorità, ma il progetto presentato dalla FIGC ai club di Serie A guarda oltre la panchina della Nazionale maggiore. Giovanni Malagò, Paolo Maldini e Leonardo hanno illustrato al termine dell’assemblea di Lega andata in scena nella giornata odierna, le prime linee del nuovo Club Italia, costruito intorno a una direzione tecnica più forte e a un coordinamento stabile tra Nazionale, rappresentative giovanili e Settore Tecnico.
Il presidente federale ha innanzitutto rivendicato il legame con la Serie A, componente dalla quale è partita la sua candidatura alla guida della FIGC: «Sono molto felice di essere qui, sapete benissimo che la mia candidatura è partita da un gruppo di società che fanno parte della Serie A. Sono stato stalkerizzato h24: è partito da alcuni club, poi c’è stato il quasi unanime consenso e ho deciso di buttare il cuore oltre delle resistenze».
Dopo l’esperienza alla guida del progetto Milano Cortina, Malagò ha spiegato di avere accettato la nuova sfida per il richiamo esercitato dal calcio e dalla Nazionale. Tra le prime urgenze affrontate dal nuovo vertice federale c’è anche il dossier per Euro 2032, da presentare entro il 31 luglio e strettamente collegato alle infrastrutture e ai progetti delle società di Serie A. Sul piano organizzativo, il primo cambio di impostazione riguarda la scelta del commissario tecnico. Malagò ha deciso di affidare la costruzione del progetto sportivo a Maldini e Leonardo, superando il modello nel quale il presidente federale concentrava su di sé la responsabilità della panchina azzurra.
«Ho pensato subito che chi mi ha preceduto ha ritenuto che fosse giusto autoresponsabilizzarsi sulla scelta del commissario tecnico e della filiera che ne consegue: io ho invertito la clessidra», ha spiegato Malagò. «Le idee sono state indispensabili per chiudere l’accordo con Maldini e Leonardo, da cui poi deriveranno una serie di scelte: so che quella che più interessa è il commissario tecnico, ma non è il solo».
Il nuovo corso sarà fondato, secondo il presidente della FIGC, su una condivisione continua tra la presidenza e la direzione tecnica: «La parola chiave è condivisione totale: non faranno mai nulla di non condiviso con me e io non farò mai nulla che non sarà condiviso con loro. Io parlo dei prossimi sei anni, pensando agli Europei in casa, mentre Paolo parla di 8-10 anni».
Malagò ha inoltre sottolineato come l’accordo con Maldini e Leonardo non sia stato condizionato da richieste economiche particolari. «Dopo un minuto ho detto a Maldini che, se voleva, potevamo parlare di aspetti economici. Mi è stato detto che non ci sarebbe stato nessun problema e così è stato». Anche sul fronte degli incentivi, ha aggiunto, non sono stati previsti premi: «Maldini ha detto che non c’è alcuna richiesta di premi o bonus, perché loro sono dei vincenti».
La questione più urgente resta però quella del nuovo ct, con l’obiettivo di arrivare a una decisione in tempi brevi. «L’ideale sarebbe entro questa settimana, ma sarebbe anche meglio poter avere la persona che noi vogliamo», ha spiegato Maldini. «La tempistica è legata a questo, c’è fretta ma non c’è fretta». Leonardo ha confermato che la direzione tecnica possiede già una traccia sufficientemente definita, pur senza voler sacrificare la scelta all’urgenza del calendario. «È comprensibile dire che non abbiamo fretta, poi anche noi vogliamo fare quanto prima. Il percorso è fondamentale per definire quello che vogliamo: aspettare qualche giorno è cosa giusta. Abbiamo le idee chiare in tanti casi, i piani sono abbastanza chiari».
Il principale nome accostato alla panchina resta quello di Pep Guardiola, ma Maldini ha rivelato che il primo contatto era stato avviato con Carlo Ancelotti. «A oggi non possiamo dare notizie, avete individuato un possibile nostro obiettivo. Non possiamo nascondere di aver parlato anche con Carlo Ancelotti prima di parlare con Pep: ci sembrava giusto parlare con i migliori al mondo, per verificare la disponibilità generale».
La ricerca non riguarda soltanto il curriculum o il numero di trofei conquistati. Leonardo ha spiegato che il nuovo allenatore dovrà condividere la filosofia della direzione tecnica e inserirsi in un modello destinato a sopravvivere ai singoli cicli della Nazionale. «L’identikit è quello di cui abbiamo parlato, un allenatore che ragioni più o meno come ragioniamo noi. Ci sono tanti tipi di allenatori che sono vincenti, la cosa più importante è trovare una sintonia di pensiero tra allenatore e direzione tecnica», ha dichiarato l’ex dirigente di Milan e Paris Saint-Germain.
Il principio è quello di restituire centralità alla direzione tecnica, alla quale spetterà definire un’identità comune per tutte le rappresentative. «La direzione tecnica dà la linea all’allenatore, finora c’è un presidente che era il capo di tutto. È difficile, ogni due o tre anni cambi allenatore: l’idea è trovare una metodologia di allenamento che vada a cascata».
Paolo Maldini ha descritto il ritorno nel calcio italiano come una responsabilità accompagnata da una forte pressione: «Il presidente ci ha messo un po’ a convincermi, con un progetto ambizioso. È una chiamata alle armi, quando l’Italia chiama è difficile dire di no». Una volta accettato l’incarico, l’ex capitano del Milan ha voluto coinvolgere Leonardo, con il quale condivide principi, obiettivi e una visione di lungo periodo. «C’è da costruire un’idea, noi siamo complici di sogni e idee da anni», ha aggiunto Leonardo. «Abbiamo sempre condiviso progetti e il sogno che potesse arrivare un’opportunità per costruire certi progetti. È arrivata, con il passare dei giorni è diventato un sogno per lui e di conseguenza anche per me».
La nuova struttura dovrà intervenire su tre aree finora non sempre coordinate: la Nazionale maggiore, le selezioni giovanili e il Settore Tecnico. «L’idea è che la federazione sia a capo di mondi che fanno fatica a interagire», ha spiegato Leonardo. «L’idea è di unire tutti in un movimento molto incentrato sulla parte tecnica».
Anche l’impostazione del gioco dovrà essere aggiornata rispetto all’evoluzione del calcio internazionale. «Il calcio italiano è rimasto indietro, oggi si gioca sull’uno contro uno e sulla propositività: dobbiamo dare ai ragazzi questa impostazione. La nostra scelta sarà basata su questo». Maldini ha riconosciuto che il suo iniziale rifiuto era legato alla complessità dei rapporti tra le diverse componenti federali. La percezione di una volontà comune di cambiamento lo ha però convinto ad accettare: «Ho sentito che c’è aria di nuovo e grande volontà di partecipare a questo rinnovamento. Tutti dovranno partecipare e dovranno essere coinvolti».
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