PianetaBari
·9 Juli 2026
Marino: “La scelta più difficile della mia carriera. Saremo la squadra da battere, faremo rifondazione tecnica. Rastelli un vincente”

In partnership with
Yahoo sportsPianetaBari
·9 Juli 2026

A 48 giorni di distanza dalla retrocessione in Serie C, il Bari torna a parlare pubblicamente. Questa mattina, sono arrivate le prime parole del nuovo direttore generale del club biancorosso Pierpaolo Marino. Dopo settimane di silenzio, l’esperto dirigente si è presentato ai giornalisti in conferenza presentando la stagione oramai alle porte insieme al nuovo tecnico Massimo Rastelli. Di seguito le sue dichiarazioni riprese da remoto.

Copyright: Alessandro Sabattini/Getty Images – Via OneFootball
Le prime parole del direttore generale Marino: «È la scelta più difficile ma più intrigante della mia carriera, non sono sordo e cieco da non capire le difficoltà. Mi sono trovato nella mia carriera in situazioni di difficoltà di tutti i tipi, a partire da terremoti con 3000 morti, o società iscritte in C dopo quattro giornate. Poi mi hanno arrestato il presidente al calciomercato, anche se poi fu assolto, ma mi ritrovai con una società sulle spalle, o quando sono andato a Bergamo nel calcioscommesse».
Marino continua: «Abbiamo gettato le basi per quella che è stata l’Atalanta di oggi. Sono venuto a Bari trovando l’ambiente più freddo della mia carriera, questo mi stimola perché la mia è una scelta ponderata, ci ho riflettuto tanto. Vorrei con l’aiuto vostro, non vi chiederò nulla di più dell’oggettività, di aiutarmi a fare quello che so fare, riconciliare la gente con il calcio, portare i club dove vado al loro valore reale e sportivo. Sto qui perché il Bari non solo merita la Serie A, ma merita anche uno scenario internazionale».
Sul futuro: «Questo è il momento in cui si gettano le fondamenta, questo si verifica nel tempo, ma io devo gettare le fondamenta che si godranno quelli che vengono dopo di me. I dati li ho guardati sempre bene, non mi sono mai sbagliato sulle piazze che ho scelto. Non voglio fare proclami, sono qui per lavorare e lo farò con il mio metodo, sono qui per portare sostenibilità e risultati, se la gente non lo capirà subito ci rimetterò ancora più passione».

Copyright: Gabriele Maltinti/Getty Images – Via OneFootball
Sul lavoro che attende la società: «Avremo piacere quando ci vengono a guardare, il nostro lavoro sarà chiaro, onesto e propedeutico a creare valore. Ho approfondito tutto quello che bisognava approfondire, ci sono voluti parecchi giorni, volevo che ci fossero le condizioni per fare bene, con gli investimenti giusti da fare, poi ho deciso. Mi avevano chiamate altre squadre e non sono andato neanche a parlare, perché credevo non ci fossero i presupposti, questo dovete considerarlo come l’atto di coraggio di una persona che ha scelto la sfida e che vuole vincerla, con grande determinazione, impegno, onestà e chiarezza. Vedrete che il Bari sarà sempre aperto a tutte le domande, accetteremo le critiche quando ci sono, ne faremo tesoro quando sono giuste e ci metteremo i paraorecchi quando non lo sono. Il Bari con me sarà un palazzo di cristallo, con l’onestà dei comportamenti e con l’impegno proveremo a convincere tutti che siamo qui per un bene comune e non per un bene di terzi».
Sugli obiettivi: «Io non volevo fare proclami, ma devo dire che sono venuto qui per vincere. Prima di accettare ho avuto rassicurazioni dalla proprietà sul fatto che avrei avuto il budget necessario per ricostruire la squadra che ora ha sei o sette elementi. I tempi del mercato li dettano le quotazioni».
Sul modo di fare mercato: «Denis a Bergamo, Di Natale a Udine, tutti giocatori arrivati alla fine del mercato, perché le dinamiche non permettono di prenderli prima. Sono abituato a muovermi fra le difficoltà, mi piace la rifondazione, cercherò di farlo in ottica prospettica, con giocatori che poi tenterò di portare nelle categorie superiori. A Napoli mi è riuscito, cinque giocatori di C hanno fatto poi la Champions League».

Copyright: Alessandro Sabattini/Getty Images – Via OneFootball
Marino ha parlato del modo di comunicare: «A Napoli spesso Aurelio lo sapeva il giorno dopo gli acquisti che facevo. Parlerò solo io e non il presidente? Potrei chiedere io che la proprietà parli, ma nel frattempo comunicherò io con la gente. Fare da scudo? Le responsabilità sono mie, me le prenderò. Io dico che vi voglio smentire e avere questa positività, poi vi assicuro che non sono qui per l’ingaggio, ho una mia società di consulenza che mi va bene, se non ci saranno i presupposti prendo e vado».
Sugli acquisti che attendono il Bari: «Ho parlato di rifondazione tecnica, ma è obbligata. Se non vado errato mi pare che ci siano sotto contratto solo 8 giocatori, di cui qualcuno chiederà di andare e qualcuno lo manderemo via.”
Sulla Serie C: «Questo è uno dei campionati più difficili, nella rifondazione tecnica cercheremo di condividere con il mister tutte le situazioni, lui dovrà essere felice dei giocatori che andremo a prendere. Dovremo fare una squadra che possa durare un po’ nel tempo oltre che vincere, se poi ci accorgeremo che se la squadra pur vincente nella categoria superiore cambieremo ancora».
Sulle motivazioni del direttore: «Per me è una sfida professionale e di cuore, può darmi motivazioni maggiori delle precedenti. Se non credessi in questo non capireste la determinazione, anche se sono in uno scenario di guerra. Credetemi non sono uno stupido, che sottovaluta niente e nessuno».
Sulla scorsa stagione: “Durante la scorsa stagione vedevo le criticità della squadra, ho visto giocatori che conoscevo fare cose allucinanti in campo che non avrei mai pensato potessero fare. La mia idea è che la squadra del Bari non ha dato quello che poteva dare, i giocatori hanno reso tutti sotto il loro standard. Non credo che qualcuno gli abbia detto di perdere, però ho visto giocatori molto demotivati, sotto i loro standard. Una squadra che ha reso al 40/50% in meno di quello che poteva rendere, è tantissimo.”
Sul direttore sportivo: “Gerarchicamente non è un affiancamento, io sono Direttore Generale e Direttore dell’Area Tecnica, ho avuto la possibilità di scegliere l’allenatore e un mio collaboratore che mi aiuti a fare il pesce pilota nelle trattative, e questo lo farò a breve. Chiaro il discorso che il Direttore dell’Area Tecnica sono io e quindi le decisioni sono sempre da riferire alla mia persona.”

Sui giocatori: “Nello spogliatoio del Bari c’era un virus da sconfitta, se qualcuno ci chiede di andar via forse noi saremo contenti. Ho visto che c’è stato un investimento superiore al milione sul settore giovanile, a Udine si investiva più o meno la stessa cifra. Vi anticipo che in ritiro andremo con 7 Primavera, ma perché vogliamo gratificare anche il lavoro che non è stato fatto, poi non abbiamo giocatori. Chissà che fra questi non ci sia qualcuno che ci conviene avere in rosa. 16 giocatori in rosa? Sette sono quelli che, se vogliono, possono rimanere. Il giocatore per mentalità, se non riconosce nel dirigente e nell’allenatore dei professori stimati e rispettabili, è dura andare avanti.”
L’ambizione di Marino: “La cosa che mi intriga di più è risvegliare la passione dei baresi per la squadra, vorrei trovare quella valvolina per farla riuscire. Un anno io facevo il raccattapalle e ad Avellino-Bari c’erano più tifosi biancorossi, per un bambino sembrava il pubblico più bello d’Italia, poi iniziarono a lanciare i galletti sul campo. Segnò Mujesan, era il mio idolo dell’anno precedente ad Avellino, fu un dolore incredibile ma il Bari mi è stato simpatico da allora. Stavo per venire qui con Matarrese, stava andando via Janich, eravamo d’accordo su tutto, poi a Pescara il presidente mi trattava con un figlio, dovetti fare una telefonata e dire che non riuscivo a lasciare.”
Il pensiero di Marino per Protti: «Vorrei dedicare un pensiero a Protti, mi è dispiaciuto non poter essere alla commemorazione di Protti, è stato un atto bellissimo della città. Vorrei che tutti voi dedicaste un pensiero a Igor, che ci aiuti dal cielo in quest’annata difficilissima.”
Marino ha commentato la scelta Rastelli: «Conosco bene Massimo, vorrei dire una cosa. In premessa vi dico, ho fatto sempre scelte coraggiose, ho cercato nel bravo allenatore la volontà di riscatto, uno che era andato in alto e poi caduto in basso, perché così ha tutta la voglia di riscattarlo. Lui ha vinto campionati da primo, fino al suo ritorno ad Avellino la sua carriera era vincente. Poi ha le modalità di gioco per la categoria, qui non ci si può solo difendere. Di scelte coraggiose ve ne dico una, ho portato Luciano Spalletti che veniva da tre retrocessioni consecutive».







































