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·6 Juni 2026

Marotta si racconta: “Ronaldo-Juve? Non andai via per lui. All’Inter voglio la Champions, poi…”

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Giuseppe Marotta, presidente dell’Inter ripercorre i suoi cinquant’anni di carriera: dagli inizi come magazziniere-bambino a Varese fino ai trionfi con Juventus e Inter, senza risparmiare retroscena sull’addio ai bianconeri, la risposta alla scialba polemica sulla “Marotta League” e i piani per il futuro dello stadio di San Siro. Di seguito l’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport.

Dalle scarpe pulite a 8 anni alla presidenza dell’Inter

Il ritratto di un percorso partito da vicinissimo, a soli 500 metri dallo stadio del Varese: Avevo 8 anni, quando pur di seguire gli allenamenti aiutavo il magazziniere a pulire le scarpe, gonfiar palloni e preparare le maglie. Poi, prima della stagione 1976-77, Guido Borghi mi fece diventare dirigente. Al liceo classico Cairoli giocavo a calcio con Bobo Maroni e Attilio Fontana: Maroni era un mediano arcigno alla Benetti, Fontana un Tardelli che segnava. Io? Un centrocampista alla Calhanoglu… alla, perché non avevo il talento per fare il calciatore”.


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Tra le tantissime tappe vissute tra Monza, Como, Sampdoria e Juventus, una in particolare è rimasta impressa nella memoria emotiva di Marotta: la promozione in Serie A ottenuta con il Venezia, quando la squadra attraversò la laguna da vincente sul Bucintoro, la storica imbarcazione dei Dogi.

I top della carriera: Recoba, i presidenti e il “Sergente” Bersellini

Parlando dei singoli che hanno segnato il suo percorso, il presidente non ha dubbi nel definire Alvaro Recoba come il giocatore con più talento puro in assoluto. Gli ha visto fare giocate inimmaginabili, la prova che il talento da solo non basta a fare un campionissimo. L’allenatore più carismatico è stato invece Bersellini, il Sergente di ferro incrociato a Como, ancora capace di farsi ascoltare a fine carriera, insieme al grande ricordo di Pierluigi Frosio al Monza. Per quanto riguarda i presidenti, Marotta conserva insegnamenti da tutti: Guido Borghi a Varese, che gli offrì il primo contratto da 150-200 mila lire al mese, Colantuoni come mentore e uomo di cultura amico di Aldo Moro, e infine Zamparini, descritto come temporalesco ma estremamente competente.

La verità sull’addio alla Juventus e il misterioso sms di Zhang

Marotta fa chiarezza sulla fine dell’avventura in bianconero nell’autunno del 2018, smentendo la rottura per il solo affare CR7: Non ero d’accordo sull’acquisto di Ronaldo, ma non è stato per quello. Diciamo che quando la proprietà fa un passo avanti, il manager deve fare un passo indietro… Tornai a casa, incassando la più grande delusione della mia vita, senza avere alcun impegno. Ma il giorno dopo mi arrivò un messaggio da un numero sconosciuto firmato Zhang. Chiamai Urbano Cairo per farmi confermare che fosse davvero lui. E così sono ripartito”. Oggi il corso è targato Oaktree, verso cui Marotta nutre un’immensa riconoscenza per l’approccio collaborativo e sinergico, oltre che per l’opportunità di diventare Presidente, chiudendo nel modo più bello il cerchio.

L’attacco ai leoni da tastiera: “#MarottaLeague? Solo fango”

Il Presidente nerazzurro risponde senza giri di parole alle illazioni social e alla cultura del sospetto italiana: “Penso che sui social abbondino quei leoni della tastiera che non sanno nulla delle persone di cui parlano e del percorso che hanno fatto. Si fa in fretta a giudicare senza conoscere. Così si mette solo fango nel ventilatore. C’è troppa gente che non sa accettare la sconfitta, vittima della cultura del sospetto e dell’invidia”.

Il paradosso del nuovo San Siro e l’assegnazione della FIGC

Il tema stadio resta centrale. Per Marotta l’impianto va fatto perché è il contenitore delle emozioni. Trova paradossale che proprietà come Oaktree e RedBird siano pronte a investire quasi 2 miliardi di euro e continuino a scontrarsi con ostacoli burocratici. Lo stadio a Milano dovrebbe essere considerata una grande opera di rilevanza pubblica sotto il cappello del Ministero delle Infrastrutture, accelerando i tempi. Sul fronte delle elezioni federali, Marotta esprime una preferenza per Malagò per la presidenza della Figc, vedendolo come una novità di grande esperienza e passione, pur sottolineando la necessità di dialogare con la politica.

Il calciomercato: l’obiettivo “Palestra”

Solleticato sull’interesse dell’Inter per il gioiellino dell’Atalanta Marco Palestra, Marotta risponde con una risata protettiva ma chiara sulla filosofia del club. Conferma che Palestra piace molto, così come piace l’anima italiana della squadra, fondamentale perché gli italiani garantiscono l’identità e la cultura della vittoria. L’Inter ripartirà con la stessa ossatura e qualche innesto mirato, con un sogno fisso: vincere la Champions League, traguardo che gli permetterebbe persino di andare in pensione.

Palestra piace a tutti. Certo piace anche a noi che abbiamo sempre creduto nell’anima italiana della nostra squadra. Gli italiani garantiscono l’identità e la cultura della vittoria. Ripartiremo con la stessa ossatura e qualche innesto mirato. Se vincessimo la Champions potrei anche andare in pensione…”.

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