Materazzi ricorda: «Il gol alla Repubblica Ceca il più importante del Mondiale. Ho baciato tre maglie. Del calcio attuale dico che…» | OneFootball

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·5 Maret 2026

Materazzi ricorda: «Il gol alla Repubblica Ceca il più importante del Mondiale. Ho baciato tre maglie. Del calcio attuale dico che…»

Gambar artikel:Materazzi ricorda: «Il gol alla Repubblica Ceca il più importante del Mondiale. Ho baciato tre maglie. Del calcio attuale dico che…»

Materazzi tra ricordi in campo e famiglia si è raccontato ai microfoni di Vivo Azzurro Tv. Queste le parole dell’ex difensore dell’Inter e della Nazionale

Nel corso di una lunga intervista rilasciata a Vivo Azzurro TV, Marco Materazzi, ex difensore della Nazionale Italiana e dell’Inter, ha ripercorso i momenti salienti della sua carriera, affrontando anche temi personali che lo hanno segnato. Dai trionfi con l’Inter, come il Triplete del 2010, ai momenti più difficili, come la perdita della madre, Materazzi ha aperto il cuore, rivelando quanto le esperienze vissute lo abbiano plasmato sia come uomo che come calciatore.

LE MAGLIE PIÙ IMPORTANTI«Ho baciato solo tre maglie, quelle della squadre a cui sono più legato. Con la Nazionale sappiamo tutti cosa abbiamo fatto, con l’Inter ho vissuto momenti belli e brutti. Perdemmo lo scudetto all’ultima giornata ma siamo riusciti a chiudere il cerchio vincendo il Triplete con gli stessi compagni di quella disfatta del 2002. Se perseveri, alla fine riesci a ottenere quello che vuoi. Il Perugia mi ha permesso di arrivare in azzurro. Quando sono stato convocato la prima volta mi sentivo inadeguato, ho chiamato mia moglie dicendole di venirmi a prendere perché non ero in me. Poi invece feci una grande partita, lì è partito tutto».


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LA PERDITA DELLA MADRE«Per un lutto di questo genere non c’è un’età giusta, certamente perdere la mamma a 15 anni è particolare. Basta poco per prendere delle strade sbagliate, cosa che io e mio fratello non abbiamo mai fatto perché la mamma ci ha insegnato tanto. Aveva uno studio estetico a Bari, lavorava 12 ore al giorno per renderci felici».

IL GOL AL MONDIALE 2006«Quello più importante, più di quello segnato in finale, perché ci permise di evitare il Brasile. Abbiamo intrapreso una strada più leggera che ci ha fortificato, con la Germania eravamo invincibili, come disse Lippi. Dedicai il gol a mia madre, ma già qualcuno, dopo l’espulsione con l’Australia, disse che era finito l’incantesimo. In finale qualcuno mi ha spinto dall’alto prima del gol alla Francia, ho pensato a mia madre. L’unico raggio di luce che c’era sullo stadio di Berlino, quel giorno, illuminava mia moglie e i miei figli».

L’INSULTO E LA FORZA«Mi hanno sempre fortificato, quando non me li facevano giocavo peggio. Li prendevo come uno stimolo perché evidentemente mi temevano. Di me si è sempre parlato bene o male, non sono mai stato un personaggio ‘piatto’».

L’IDOLATRIA E I RIGORI DEL 2006«Qualcuno si tolse subito le scarpe, Rino (Gattuso, ndr). Qualcuno girava al largo, mi pare Iaquinta; non eravamo in tanti rimasti per tirarlo. Cannavaro era il sesto, secondo me avrebbe tirato prima Buffon di lui. Io li ho sempre tirati, me la sentivo. Anche se ero fissato col fatto che se segni in partita, solitamente lo sbagli nella lotteria dei rigori. Puoi passare da eroe a quello che ti fa perdere il Mondiale, però il gioco valeva la candela. Avrei tirato anche il quinto. Ha fatto tutto Lippi, in cuor mio speravo di tirarlo, ma non volevo fare lo spaccone proponendomi di calciarlo».

RIMPIANTI E VITA PERSONALE«Non vivo di rimpianti perché non avrebbe senso. La vita ti riserva tante cose belle e anche tante brutte. Quando capitano quelle brutte cerchi sempre di essere positivo, adesso ho il problema di mio fratello che è affetto da SLA. La cosa brutta è che non puoi farci niente, l’unica speranza è la terapia che potrebbe bloccarla. È stato un fulmine a ciel sereno, è successo tutto dal niente, è un tram che ti arriva addosso. Lui ha una forza d’animo incredibile. Abbiamo passato momenti in cui ci si prendeva poco, questa circostanza ci ha riavvicinato. Quello che conta è la famiglia, sono contento di potergli stare vicino».

LA FIGURA DEL DIFENSORE NEL CALCIO MODERNO«Il calcio è cambiato, i difensori pure. Ai nostri tempi la prima cosa era marcare e non prendere gol. Quando avevi gente come Figo e Adriano, non conveniva cincischiare dietro ma andare a far male subito all’avversario. Oggi il difensore deve saper maneggiare il pallone piuttosto che tenere l’uomo in marcatura. Io penso sempre che il difensore debba fare il difensore, il centrocampista fare il centrocampista e l’attaccante fare l’attaccante».

L’ORGOGLIO DI ESSERCI RIUSCITO«Tanto perché quello che ho fatto me lo sono conquistato sul campo, in battaglia. E con la mia famiglia, mia moglie e miei tre figli».

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