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·17 Januari 2026

Meglio la gloria oggi o i soldi domani? Perché il dilemma delle coppe europee pesa soprattutto sulla Roma per il momento

Gambar artikel:Meglio la gloria oggi o i soldi domani? Perché il dilemma delle coppe europee pesa soprattutto sulla Roma per il momento

La notizia, purtroppo nell’aria, della scomparsa del patron viola Rocco Commisso coincide con un momento delicato della stagione: quello del ritorno delle coppe europee. E con il rientro in scena degli impegni internazionali il campionato di Serie A si arricchisce di un’ulteriore variabile che quest’anno, a differenza delle altre stagioni, avrà peso per l’intera classifica:

  • non solo, come al solito, sulla lotta scudetto e su quella per i piazzamenti europei
  • ma vista la situazione in classifica proprio della Fiorentina anche su quella per non retrocedere

E in questo quadro le catene dirigenziali di molti club, ivi inclusi gli allenatori, saranno chiamate a decisioni che oltre al lato sportivo avranno anche un coté economico molto significativo.


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I RICAVI DALLE COPPE, TRA BONUS UEFA E INCASSI DA STADIO

Com’è noto le coppe europee sono ormai la macchina da soldi per i club di tutto il continente.

Ciò detto però bisogna fare un distinguo: i grandissimi introiti provengono soprattutto dalla Champions League e non a caso per i dirigenti dei club più blasonati (e anche per una buona parte dei loro tifosi) è ormai preferibile classificarsi al quarto posto in campionato che non magari vincere la Coppa Italia. In questo modo si potranno avere soldi da spendere sul mercato in estate e godersi lo spettacolo della massima competizione per club nella stagione successiva.

D’altronde le cifre assicurate dalla ex Coppa dei Campioni sono impressionanti. L’Inter per esempio l’anno scorso è giunta sino alla finale di Monaco di Baviera e nel suo percorso ha intascato complessivamente tra premi UEFA e incassi da stadio qualcosa come 167 milioni.

Notevoli sono stati anche i guadagni di Atalanta, Juventus e Milan che pure sono state eliminate ai play off: rispettivamente 71,4 milioni, 74,4 milioni e 70 milioni. E non è stato nemmeno male l’incasso del Bologna, che venne eliminato nel girone unico: 35,3 milioni di premi UEFA a cui andrebbero sommati gli introiti da stadio che però non sono disponibili.

Qui in tabella il sunto di quanto hanno ottenuto in totale e singolarmente le cinque squadre italiane impegnate nella massima competizione europea nella stagione 2024/25:

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Molto meno importanti sono stati invece i ricavi assicurati dalla Europa League a Lazio e Roma che hanno partecipato alla seconda manifestazione continentale la stagione scorsa:

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E ancora meno significativi sono stati quelli garantiti dalla Conference League che nella stagione scorsa, come in quella in corso, ha visto impegnata la Fiorentina:

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I RISVOLTI DI UNA STAGIONE SENZA COPPE EUROPEE

Alla luce di tutto questo se è vero che le squadre che giocano le coppe, oltre al fascino di competere all’estero, possono godere a inizio stagione di un boost economico da giocarsi magari nel mercato (e per converso i club senza Europa sanno di dovere mettere a bilancio una stagione senza incassi extra e con possibili sacrifici sul mercato) è altrettanto vero che giunti a questo punto della stagione, e in un campionato tendenzialmente molto equilibrato come la Serie A, le squadre senza impegni infrasettimanali si trovano con il vantaggio di avere un calendario meno intasato e quindi ad avere un asso nella manica da un punto di dispendio energetico e nervoso. Il caso del Napoli dello scorso anno è probabilmente l’esempio più lampante di quanto questa assenza dall’Europa possa essere un asset per le squadre.

In particolare quest’anno, vista la classifica odierna, questo vantaggio lo avranno:

  • il Milan in zona scudetto
  • il Como, e al limite la Lazio, nella battaglia per i piazzamenti europei
  • e tutte le avversarie della Fiorentina nella lotta per non retrocedere

L’IMPATTO DEL PASSAGGIO DEL TURNO IN CHAMPIONS

Come si spiegava prima però la questione non tange più di tanto le squadre impegnate in Champions League, quest’anno Atalanta, Inter, Juventus e Napoli.

La massima competizione europea conferisce a chi la gioca talmente tanta nomea all’estero, allure e prestigio internazionale che nessuno si risparmia. Al limite è possibile che quest’anno squadre come l’Inter o l’Atalanta, visto che in Champions male che vada si qualificheranno comunque almeno per i play off, possano in qualche modo prediligere il campionato per gli ultimi due turni del girone unico. Ma non c’è dubbio alcuno che poi nella fase del dentro o fuori non risparmieranno nulla pur di andare avanti.

Anche perché, come si è visto poc’anzi, la massima competizione europea elargisce i premi economici tali che solo il passaggio di un turno in più – dai playoff agli ottavi di finale – garantisce 11 milioni di euro, più l’incasso di un’ulteriore sfida tra le mura amiche.

LA ROMA E IL DILEMMA DELL’EUROPA LEAGUE

Il quadro però muta se si scende in Europa League, dove il prestigio e i premi come abbiamo visto sono significativamente inferiori. E cambia anche a seconda della squadra coinvolta.

Per esempio nel caso del Bologna, attualmente ottavo in Serie A con nove punti di distanza dal quarto posto e 13esimo nella classifica di Europa League, la qualificazione per la prossima Champions tramite il campionato, se dovesse avvenire, sarebbe un di più. Non a caso quando è capitato, nella stagione 2023/24, la città emiliana festeggiò in piazza il raggiungimento della storica impresa.

Quindi in questo quadro è presumibile pensare che la squadra di Italiano non farà troppi calcoli sia quando sarà impegnata in Europa League, sia quando scenderà in campo in campionato o quando giocherà in Coppa Italia, di cui per altro è detentrice.

Diverso invece è il discorso per la Roma. I giallorossi sono attualmente quarti in campionato in coabitazione con la Juventus e quindi impegnati a pieno titolo nella lotta per uno dei posti valevoli per la prossima Champions League (nessuno sa ancora se l’Italia potrà usufruire del posto extra derivante dal ranking stagionale UEFA).

La partecipazione alla massima competizione europea manca nella Roma giallorossa dalla stagione 2018/19 quando ancora il proprietario era James Pallotta. Un lasso di tempo non certo breve per una società che può godere di una tifoseria tra la più presenti allo stadio in Serie A. È la terza per numero di spettatori dopo di Inter e Milan.

Non certo da ultimo, un’eventuale qualificazione alla prossima Champions League aiuterebbe i Friedkin anche a rimpinguare un po’ i ricavi del club. Non va dimenticato che la famiglia texana ha investito sinora oltre 900 milioni da quando è entrata nel club nel 2020 e mai ha centrato l’obiettivo di disputare la massima competizione europea.

D’altra parte però i giallorossi, appena eliminati dalla Coppa Italia, sono decimi nella classifica di Europa League e soprattutto con Aston Villa, Real Betis, Nottingham Forest (che però non sta vivendo una bellissima stagione in Premier League) sono sulla carta tra i favoriti per la conquista del secondo trofeo continentale. Obiettivo che non solo sarebbe storico in sé (sarebbe il terzo alloro europeo dopo la Coppa delle Fiere nel 1960/61 e la Conference League nel 2021/22) ma anche garantirebbe la qualificazione alla prossima Champions, risolvendo in un solo colpo i problemi di cui sopra.

In questo quadro, tenendo sempre presente il prestigio inferiore dell’Europa League e i suoi premi significativamente più bassi, sarà curioso vedere come si comporterà la Roma, intesa come intera catena dirigenziale, dai manager sino all’allenatore, quando la squadra, che tra le prime sette in campionato sarà l’unica a giocare di giovedì, dovrà gestire il doppio impegno tra coppa e campionato.

Insomma si sceglierà:

  • di privilegiare l’impegno europeo nella speranza di vincere il trofeo oltre che raggranellare denari tra premi UEFA e incassi delle partite?
  • Oppure si ragionerà nell’ottica di dare maggiore importanza al campionato nella speranza che la qualificazione in Champions possa dare quei maggiori incassi (nettamente superiori a quelli dell’Europa League) da utilizzare nel prossimo mercato estivo?

Si dirà: è proprio necessario scegliere? Non si può semplicemente dare il meglio in entrambe le competizioni e poi vedere come va?

Certamente.

Però è vero sulla carta. Perché la rosa giallorossa non è molto estesa (seppur adesso rinforzata dagli inserimenti di Robinio Vaz e Donyell Malen) tanto che Gasperini in più occasioni non ha nascosto la sua delusione nei confronti dei propri dirigenti e non si può pensare che i migliori abbiano le stesse energie, la stessa lucidità e la stessa gamba sia il giovedì che la domenica, per lo più in una stagione che andando avanti ammasserà un numero di partite decisive sempre più cospicuo.

Per questo il dovere scegliere non è una questione tanto di principio, ma imposta dallo stato delle cose.

Per altro non bisognerà lasciar passare molto tempo prima che questa sorta di dilemma si palesi.

La Roma giovedì 22 gennaio ospiterà lo Stoccarda in Europa League in una gara che potrebbe essere decisiva per entrare nelle prime otto del girone e ottenere quindi la qualificazione diretta agli ottavi. La squadra di Gasperini è attualmente decima in graduatoria e quella tedesca nona.

E qualificarsi tra le prime otto non solo consentirebbe di incassare maggiori premi UEFA (oltre 2 milioni di euro in più tra accesso diretto agli ottavi e bonus per il piazzamento in classifica) ma anche di evitare le due partite di playoff di febbraio, un doppio appuntamento di cui tutti gli allenatori fanno volentieri a meno visto il calendario intasato.

Il problema però è che la domenica successiva alla gara coi tedeschi, sempre all’Olimpico, la squadra giallorossa riceverà il Milan che è al momento secondo con quattro punti di margine sui giallorossi. Nei fatti una concorrente diretta per la prossima qualificazione in Champions e che a differenza della squadra di Gasperini avrà avuto una settimana completamente libera da impegni (l’ultima gara degli uomini di Allegri sarà stata quella interna di domani sera contro il Lecce).

E quindi? Che fare? Privilegiare la possibilità di superare i tedeschi nella corsa ai primi otto posti in Europa League? Oppure cercare di partire svantaggiati il meno possibile in termini di freschezza fisica contro i rossoneri in una gara potenzialmente decisiva per la prossima qualificazione in Champions?

Non solo, ma se è vero che quand’anche la Roma dovesse disputare i play-off di Europa League lo farebbe tra i meglio piazzati e quindi incontrerebbe squadre che non sono esattamente l’Argentina campione del mondo, il PSG o il Bayern Monaco, è altrettanto vero che qualificarsi direttamente agli ottavi permetterebbe di avere due settimane libere da impegni in febbraio di cui giovarsi in campionato.

FIORENTINA, TESTA AL CAMPIONATO

Scendendo in Conference League il dilemma è molto meno significativo, o probabilmente non esiste neanche, per la Fiorentina, dato che la complicatissima posizione in campionato non lascia spazio a molte sottigliezze. Oltre ovviamente alla questione, non certo secondaria, di capire quali saranno i dettami strategici degli eredi Commisso al management viola che da febbraio potrà anche contare su Fabio Paratici.

La squadra di Vanoli è al momento terzultima in campionato (e quindi virtualmente retrocessa) a tre punti di distanza dal 17° posto che vale la salvezza ed è quindi invischiata più che mai nella lotta per non retrocedere.

È evidente che non può permettersi di fare calcoli su quale manifestazione privilegiare anche al di là degli scarsi premi che assicura la terza competizione europea. Una eventuale discesa dei viola in Serie B sarebbe un disastro epocale in termini sportivi prima di tutto e anche a livello economico tale per cui nemmeno un possibile trionfo finale in Conference League potrebbe mitigare.

L’unico vantaggio per la Fiorentina è che ha tempo. La Conference League ha terminato il girone unico e i viola incontreranno nei play off di fine febbraio i polacchi dello Jagellonia, di certo non una formazione irresistibile. Quindi in teoria Vanoli ha l’opportunità di vedere come andranno le prossime partite di campionato prima eventualmente di prendere qualsiasi decisione. Anche se la situazione della Viola è talmente difficile che non c’è molta possibilità di scelta.

Per questo al momento il dilemma è soprattutto sulle spalle di Gasperini, che però ha dalla sua il vantaggio di avere già dimostrato quando era all’Atalanta di sapere gestire molto bene il cammino sul doppio binario internazionale e nazionale.

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