Milannews24
·11 Mei 2026
Milan, quattro anni di errori: Furlani al centro del fallimento rossonero – VIDEO

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·11 Mei 2026

Ci sono momenti nella storia di un club in cui diventa impossibile continuare a cercare alibi. E nel caso del Milan, dopo quattro stagioni vissute tra promesse, contraddizioni e continui passi indietro, il nome che più di tutti finisce inevitabilmente sotto accusa è quello di Giorgio Furlani. L’amministratore delegato rossonero, ormai stabilmente al comando delle strategie societarie, rappresenta oggi il simbolo di una gestione che ha progressivamente allontanato il club dalla propria identità, destabilizzando ambiente, squadra e prospettive future.
Perché gli errori non possono più essere considerati casuali. Troppi episodi, troppe scelte discutibili e soprattutto troppa confusione hanno accompagnato il Milan negli ultimi anni. Una società che avrebbe dovuto consolidarsi dopo lo Scudetto conquistato nel 2022 si è invece trasformata in un club costantemente attraversato da tensioni interne, indiscrezioni destabilizzanti e decisioni spesso incomprensibili anche dal punto di vista sportivo.
Il punto più grave riguarda proprio la gestione del potere interno. Furlani ha accentuato nel tempo una linea manageriale distante dalla storia del Milan, privilegiando logiche economiche e di controllo rispetto alla costruzione di un progetto tecnico forte e stabile. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: una squadra che ogni anno sembra ricominciare da zero, senza continuità, senza una direzione chiara e senza quella solidità necessaria per competere ai massimi livelli.
L’ultimo esempio di questa gestione confusa è arrivato proprio nelle settimane decisive della corsa Champions. In piena lotta per un obiettivo fondamentale dal punto di vista sportivo ed economico, dall’ambiente Milan sono iniziate a filtrare indiscrezioni insistenti su possibili addii, cambiamenti dirigenziali e ribaltoni interni, comprese le voci relative a Massimiliano Allegri e Igli Tare lontani dal progetto rossonero.
Una situazione surreale, che inevitabilmente ha contribuito ad aumentare instabilità e pressione attorno alla squadra. Perché un club davvero forte protegge il proprio ambiente nei momenti delicati, non alimenta dubbi e tensioni mentre ci si gioca l’accesso alla Champions League. E invece il Milan, ancora una volta, ha dato la sensazione di essere una società incapace di fare quadrato attorno ai propri uomini.
Ed è qui che tornano inevitabilmente attuali le parole di Paolo Maldini. L’ex direttore tecnico, allontanato in maniera fredda e improvvisa, aveva denunciato già tempo fa la totale assenza di rispetto verso la storia e le figure simboliche del club. Una critica che col passare dei mesi appare sempre meno emotiva e sempre più concreta.
L’impressione è che Maldini avesse perfettamente compreso la direzione che il Milan stava prendendo. Un club sempre più orientato alla gestione finanziaria e sempre meno attento all’aspetto sportivo, umano e identitario. Perché il problema non è soltanto non vincere: il problema è aver smarrito completamente la percezione di cosa rappresenti il Milan nel calcio mondiale.
Le continue rivoluzioni tecniche, la mancanza di progettualità, le fughe di notizie nei momenti peggiori e una comunicazione spesso dannosa raccontano di una società che sembra lavorare contro sé stessa. E al centro di tutto questo, inevitabilmente, c’è la figura di Giorgio Furlani, uomo forte dell’area dirigenziale e principale responsabile di un clima diventato ormai tossico.
Il Milan aveva bisogno di stabilità, visione e leadership. Ha trovato invece incertezza, conflitti interni e scelte che hanno progressivamente indebolito il club dentro e fuori dal campo. E oggi, dopo quattro anni di gestione, i risultati parlano chiaro: il progetto rossonero non è cresciuto, si è complicato.
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