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·5 April 2026

Minacce di morte social dopo l’eliminazione: “Vogliono uccidermi”

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La partita finisce, il pubblico se ne va, ma per qualcuno il match non termina davvero. Rimane acceso altrove, dentro i telefoni, nelle chat, nei messaggi privati che arrivano a raffica. E lì il tono cambia, diventa più duro, più personale, fino a superare un limite che ormai si vede sempre più spesso.

Non è più solo rabbia da tifoso o frustrazione per una scommessa persa. Qui si entra in un terreno diverso, dove le parole diventano minacce vere, dirette, difficili da ignorare. Il punto è proprio questo: quando il confine tra sfogo e intimidazione si rompe, la situazione prende una piega che va oltre lo sport.


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Per diversi giorni la vicenda è rimasta sottotraccia, poi sono emersi i dettagli, riportati anche da as.com, e il quadro si è fatto più chiaro. A denunciare pubblicamente quanto accaduto è stata Marina Bassols Ribera, tennista spagnola finita al centro di una spirale di minacce di morte dopo una la sconfitta al torneo di Bogotà, in Colombia, contro Anastasia Tikhonova.

Minacce di morte social dopo la sconfitta

Secondo quanto raccontato dalla stessa giocatrice, alcuni messaggi ricevuti sarebbero stati estremamente espliciti. Uno in particolare avrebbe fatto riferimento addirittura al pagamento di un cartello per ucciderla. Parole che, anche se scritte dietro uno schermo, cambiano completamente la percezione della situazione.

Il collegamento con il mondo delle scommesse sportive è ormai evidente. Quando entrano in gioco soldi, aspettative e frustrazione, il rischio è che la reazione esca dal campo virtuale e diventi qualcosa di più pesante.

Nel circuito WTA episodi del genere non sono nuovi, ma raramente emergono con questa chiarezza. Spesso restano nascosti, gestiti internamente o ignorati per evitare ulteriore esposizione.

Tennisti sempre più sotto pressione fuori dal campo

Per chi segue il tennis da fuori, può sembrare una realtà distante. In realtà riguarda anche il modo in cui si vive lo sport oggi. Le partite non finiscono più al match point, continuano online, tra commenti, giudizi e, in alcuni casi, pressioni che diventano personali.

Questo cambia tutto, anche per gli atleti. Non si tratta più solo di gestire una sconfitta o un momento difficile, ma di convivere con una dimensione che può diventare ostile nel giro di pochi minuti.

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