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·19 Maret 2026
Minotti si racconta: «Dissi no a Inter e Juve, ricordo l’incontro con Papa Wojtyla». Poi racconta l’aneddoto su USA ’94

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Lorenzo Minotti, indimenticato capitano del grande Parma di Nevio Scala e oggi apprezzato commentatore per Sky, si racconta a cuore aperto a La Gazzetta dello Sport. Un viaggio nostalgico tra i ricordi di un calcio in cui il ruolo del libero profumava di eleganza.
WEMBLEY – «Wembley è forse il ricordo più bello: lo stadio degli stadi e la consacrazione internazionale per il Parma. Mi gustai tutto, compreso il mio gol: piegai la gamba d’appoggio, inclinai il busto e calciai al volo. Uscì una traiettoria strana, sembrava telecomandata. Per lo scudetto ci andammo vicini ma non bastò. Gli avversari erano molto forti e abituati a gestire le pressioni: prima il Milan degli Invincibili e poi la Juve di Lippi. Però vincere la Coppa Uefa in finale contro quella Juve nel 1995 fu una grande soddisfazione».
I NO A INTER E JUVE – «Nel 1994, dopo aver battuto l’Ajax, due compagni sfondarono un cancello con la macchina nella notte. L’indomani Scala annunciò che saremmo andati a dormire in ritiro dopo ogni partita. Io avallai la decisione per evitare che i colpevoli venissero messi fuori rosa indebolendo la squadra. Sul mercato mi voleva l’Inter, andai perfino a casa Pellegrini. Tanzi rifiutò e mi fece un contratto di sei anni anticipandomi una somma per comprare casa a Parma. Poi seppi che anche la Juve si era interessata».
USA ’94 – «Al Mondiale non scesi in campo, ma resta l’esperienza più bella. Verso la fine di Italia-Spagna corsi negli spogliatoi a prendere l’acqua. Risalendo sentii un boato: sul maxischermo vidi Baggio e Signori che si abbracciavano dopo il 2-1 di Robi. Impazzii di gioia. Maradona? Al San Paolo temevo di aver perso l’occasione per avere la sua maglia, invece Diego mi stava aspettando davanti allo spogliatoio. Quel giorno segnai io e lui fece una doppietta: furono gli ultimi gol realizzati da Maradona al San Paolo in A».
IL CALCIO DI OGGI – «Oggi vedo un calcio diverso, con una fisicità estrema che mette in difficoltà la tecnica. È venuto un po’ meno il concetto di squadra. Nella mia vita la fede è stata fondamentale per non perdere equilibrio. Uno dei momenti più emozionanti è stato l’incontro con Papa Wojtyla grazie all’Admo. E poi c’è mia moglie Debora: ci siamo conosciuti a 15 anni. Nevicò, rinviarono la partita del Cesena dove facevo il raccattapalle e potei uscire con lei. Da allora non ci siamo più lasciati, siamo l’incastro perfetto».
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