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·21 Juli 2026

Parte l’Opas da 13 miliardi di Poste su Tim: al via l’offerta che punta al delisting

Gambar artikel:Parte l’Opas da 13 miliardi di Poste su Tim: al via l’offerta che punta al delisting

Parte oggi l’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) promossa da Poste Italiane su Tim, un’operazione dal valore complessivo di circa 13,2 miliardi di euro destinata a ridisegnare gli equilibri del settore delle telecomunicazioni e dei servizi digitali in Italia. Dopo il via libera della Consob al documento d’offerta e il giudizio favorevole del consiglio di amministrazione di Tim (società che per anni è stata title sponsor del campionato di Serie A e che tutt’ora vanta partnership con diversi club, tra cui Inter e Milan), si apre ora la fase decisiva: gli azionisti dell’ex monopolista avranno infatti tempo fino all’11 settembre 2026 per decidere se aderire all’offerta.

Il periodo di adesione resterà aperto per 40 giorni di Borsa aperta, con chiusura alle 17.30 dell’11 settembre, salvo eventuali proroghe. Il regolamento dell’operazione è invece previsto per il 18 settembre. L’offerta riguarda fino a 1.706.361.829 azioni ordinarie Tim, pari al 79,896% del capitale sociale, al netto della quota già detenuta da Poste Italiane, che controlla il 20,104% della società.


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Quanto offre Poste per Tim

Il corrispettivo previsto dall’Opas combina una componente in denaro e una in azioni. Per ogni azione Tim portata in adesione, gli azionisti riceveranno:

  • 1,67 euro in contanti;
  • 0,218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste Italiane.

A titolo esemplificativo, per un pacchetto di 500 azioni Tim saranno corrisposti 835 euro in contanti e 109 nuove azioni Poste. L’operazione è subordinata al raggiungimento di una partecipazione superiore al 66,67% del capitale sociale di Tim, considerando sia la quota già posseduta da Poste sia le adesioni all’offerta. L’offerente, tuttavia, si è riservato la facoltà di rinunciare a questa condizione.

Alla vigilia dell’avvio dell’Opas, il consiglio di amministrazione di Tim ha espresso un giudizio positivo sull’operazione, ritenendo il corrispettivo «congruo» sotto il profilo finanziario e valutando il progetto industriale coerente con il percorso strategico già avviato dalla società.

L’obiettivo è il delisting di Tim

Uno dei punti centrali dell’operazione è l’uscita di Tim da Piazza Affari. In caso di successo dell’Opas, Poste intende infatti procedere al delisting del gruppo telefonico, pur mantenendolo come entità giuridica autonoma. L’obiettivo dichiarato è preservare la continuità operativa e il valore industriale della società, accelerando al tempo stesso il processo di integrazione all’interno del gruppo guidato da Matteo Del Fante.

Il piano industriale della nuova realtà sarà presentato soltanto dopo la conclusione dell’offerta. Sia Poste sia Tim hanno infatti rinviato all’autunno l’aggiornamento strategico, quando il nuovo assetto proprietario sarà definito. L’ambizione è quella di creare quella che Poste definisce la «più grande piattaforma connessa d’Italia», integrando telecomunicazioni, servizi finanziari, assicurativi, logistica, energia e tecnologie digitali all’interno di un unico ecosistema.

Sinergie da almeno 700 milioni di euro

Secondo le stime contenute nel documento d’offerta, il gruppo risultante dall’integrazione potrebbe generare sinergie ante imposte per almeno 700 milioni di euro l’anno a regime.

Circa 500 milioni deriverebbero da risparmi di costo, mentre oltre 200 milioni arriverebbero da maggiori ricavi grazie alle opportunità di cross-selling e all’integrazione delle rispettive basi clienti. Gli oneri una tantum necessari per conseguire tali benefici sono stimati anch’essi in circa 700 milioni di euro.

Tra i principali progetti industriali figura inoltre lo sviluppo di una rete di data center di prossimità, sfruttando la presenza capillare di Poste sul territorio e le infrastrutture tecnologiche di Tim per offrire servizi cloud e digitali distribuiti, in alternativa ai grandi poli centralizzati.

Nessun impatto diretto sull’occupazione

Sul fronte occupazionale, il prospetto dell’operazione esclude conseguenze dirette sui lavoratori. Poste precisa infatti di non prevedere modifiche sostanziali ai contratti di lavoro dei dipendenti di Tim e delle altre società del gruppo né riduzioni dell’organico come effetto immediato dell’operazione.

La società risultante dall’integrazione avrebbe ricavi aggregati pro forma pari a circa 26,9 miliardi di euro e un Ebit di circa 4,8 miliardi, rafforzando la strategia di Poste di trasformarsi in una piattaforma integrata capace di presidiare un numero crescente di servizi per cittadini e imprese.

L’attenzione del mercato si sposta ora sulle decisioni dei grandi investitori istituzionali e dei fondi internazionali, chiamati a esprimersi nelle prossime settimane su una delle operazioni più rilevanti degli ultimi anni nel panorama italiano delle telecomunicazioni e dei servizi. Molti operatori, in particolare i fondi arbitraggisti e speculativi, potrebbero attendere gli ultimi giorni del periodo di adesione prima di comunicare la propria decisione, come avviene tradizionalmente nelle principali operazioni di mercato.

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