Peruzzi: «La Juventus è uno stile di vita. Di Gregorio? Il problema nell’essere il portiere bianconero è uno solo» – ESCLUSIVA VIDEO | OneFootball

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·24 April 2026

Peruzzi: «La Juventus è uno stile di vita. Di Gregorio? Il problema nell’essere il portiere bianconero è uno solo» – ESCLUSIVA VIDEO

Gambar artikel:Peruzzi: «La Juventus è uno stile di vita. Di Gregorio? Il problema nell’essere il portiere bianconero è uno solo» – ESCLUSIVA VIDEO

Peruzzi, portiere della Juventus dal 1991 al 1999 e vincitore di 10 titoli in bianconero, ha parlato in esclusiva a Juventusnews24. Le dichiarazioni

(inviato all’Edit di Torino) – Ci sono campioni che non difendono semplicemente una porta, ma custodiscono i sogni di un’intera generazione. Angelo Peruzzi è stato molto più di un estremo difensore per la Juventus: tra il 1991 e il 1999, ha incarnato lo spirito indomabile di una squadra leggendaria, sollevando al cielo ben 10 titoli e diventando l’eroe assoluto dell’ultimo magico trionfo europeo bianconero. Quella indimenticabile notte di Roma, i suoi guantoni sui calci di rigore contro l’Ajax hanno scolpito per sempre il suo nome nell’eternità del club.

Oggi, quell’emozione torna a vibrare prepotentemente. A margine dell’emozionante incontro per il podcast targato Tuttosport “L’INDIMENTICABILE ’96 – Te la ricordi quella Champions?” (realizzato in collaborazione con la Banca del Piemonte e la Fondazione Venesio), lo storico numero uno ha aperto il cassetto dei ricordi, raccontandosi in esclusiva ai microfoni di Juventusnews24. Un vero e proprio tuffo al cuore, per rivivere la grandezza di una Juventus incisa a fuoco nell’anima dei tifosi.


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Angelo, parto col chiederti cosa ha rappresentato per te la Juventus, cosa ha significato per te vestire la maglia bianconera e vincere con questo club«Un po’ tutto. Io venivo da squalificato alla Juventus, ho iniziato non giocando. Arrivare nella squadra più forte d’Italia era il simbolo di quegli anni, dove ogni ragazzino voleva andare. C’erano la Juventus e la Nazionale».

Hai vinto tanto, con la Juve 10 trofei, che mentalità ti ha trasmesso questo club? Che valori e DNA ti sei portato dietro dopo gli 8 anni a Torino?«Specialmente i primi anni mi ha insegnato a essere professionista. Stare alla Juventus è uno stile di vita. È difficile descriverlo, ma c’era un atteggiamento della società che ti impartiva delle cose che adesso sarebbero allucinanti…Non volevano i capelli lunghi, non volevano i tatuaggi, volevano che la gente alle 22.30/23 fosse a casa, già dentro al suo letto perché doveva riposare e fare il professionista serio. Cose che adesso ti metti a ridere se le dici ma in quel periodo mi hanno insegnato tanto».

Luciano Spalletti riuscirà a riportare la Juventus a vincere secondo te? Dove pensi abbia fatto davvero la differenza dopo il suo arrivo a Torino?«Mi auguro di sì…A prescindere da dove l’ha fatta, lui è un grande allenatore. Ovunque è andato ha avuto sempre un buon successo. Ha fatto bene anche in Russia. Può far tanto bene».

Come valuti questi due anni alla Juve di Di Gregorio?«Il problema nell’essere portiere della Juventus è uno solo: fino a che non prendi gol nessuno ti dice niente, quando prendi gol e becchi un tiro a partita iniziano a criticarti, anche se prendi gol all’incrocio dei pali…Quello è il problema. Sta facendo bene secondo me. Nell’arco di una stagione un portiere può fare uno/due errori. Lui avrà fatto qualche errorino però ha fatto anche delle cose belle. Però si parla sempre del portiere in modo negativo ma sia lui sia Perin sono ottimi portieri».

Ripartiresti da lui?«Penso abbia un contratto lungo ancora con la Juventus, quindi perché no!? Poi è la società che decide, non voglio entrare in questo. È un portiere su cui la Juve ha puntato, ha fatto benissimo a Monza, ha fatto stagioni con alti e bassi ma ci sta perché anche io negli 8 anni alla Juventus non ho sempre fatto bene, ne ho fatte parecchie di papere…Bisogna vedere in 4/5 anni quanto può rendere».

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