Pisacane si racconta: «Cagliari ti rapisce, ti prende. Non sono il primo, e non sarò neanche l’ultimo a fare questa scelta» | OneFootball

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·30 Maret 2026

Pisacane si racconta: «Cagliari ti rapisce, ti prende. Non sono il primo, e non sarò neanche l’ultimo a fare questa scelta»

Gambar artikel:Pisacane si racconta: «Cagliari ti rapisce, ti prende. Non sono il primo, e non sarò neanche l’ultimo a fare questa scelta»

Pisacane parla così del suo amore per Cagliari: «Ti rapisce, ti prende. Non sono il primo, e non sarò neanche l’ultimo a fare questa scelta»

Fabio Pisacane ha affrontato numerosi temi in una lunga intervista concessa a Cronache di Spogliatoio. L’allenatore del Cagliari si è soffermato sulla scelta di continuare a vivere in Sardegna, sul proprio percorso di crescita tecnica e su diversi aspetti della sua esperienza professionale e personale. Le sue parole:

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ALLENARE IL CAGLIARI – «Quando mi hanno nominato allenatore del Cagliari, ero alla prima esperienza in Serie A e non me lo aspettavo. Non ho avuto problemi a mostrare le mie fragilità alla squadra, anche perché penso che un uomo non si giudichi dalle sue fragilità, dal fatto che non ha paura di mettere fuori quel suo lato debole. In questi mesi ho solo cercato di essere me stesso, entrando in punta di piedi e umilmente mostrando le mie debolezze. E nello stesso momento ho messo fuori i miei lati forti, i miei pregi. Perché quando sei umano e credibile, tutto diventa più facile. La paura non è un limite, è il linguaggio dei vincenti»

GLI INSEGNAMENTI DI RANIERI – «Ho tanta ambizione. Ispirato anche da un maestro come Claudio Ranieri, che una volta mi ha detto: ‘Puoi essere bravo quando vuoi nell’aspetto tecnicotattico, ma se non sai gestire il gruppo è tutto inutile’. Questo mi ha portato a volermi evolvere partendo da un concetto che mi ha sempre accompagnato nella vita: la curiosità. Il calciatore Fabio Pisacane è un capitolo chiuso, quando mi manca mi guardo qualche video, ma devi scindere le due carriere: quel personaggio non esiste più, ma da quel personaggio mi sono preso la voglia di essere curioso ed evolvere. Questo andare avanti mi ha portato a fare un master alla Bocconi, in comunicazione, mi ha portato a fare uno studio sulla generazione, mi ha portato a cercare di imparare più lingue. L’ambizione è quella di voler fare questo lavoro su più latitudini. Sono tre anni e mezzo che faccio inglese. Faccio lezioni private con una madrelingua che si chiama Haiti, che vive qua a Cagliari, ha il padre canadese e la mamma sarda, ha scelto di vivere in Sardegna. E poi ne faccio una qui a Cagliari, in centro. Ho provato anche lo spagnolo e anche francese: i dittonghi mi piacciono tantissimo…».

LA SCELTA DI RIMANERE A VIVERE A CAGLIARI – «Sono rimasto a vivere a Cagliari a prescindere dalla mia carriera già quando ero un calciatore. Cagliari ti rapisce, ti prende. Non sono il primo, e non sarò neanche l’ultimo a fare questa scelta. È questo che la notte non mi fa dormire perché sento di avere addosso una grandissima responsabilità. Arrivando dalla formazione giovanile sicuramente mi permette di arrivare prima su certe cose, di capire prima i ragazzi e di sapere in quel preciso momento di cosa hanno bisogno».

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