🎙️ Pohjanpalo: "Serie A? Sì ma non trasformiamola in ansia. Il mio vice dovrà stimolarmi" | OneFootball

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·1 Agustus 2026

🎙️ Pohjanpalo: "Serie A? Sì ma non trasformiamola in ansia. Il mio vice dovrà stimolarmi"

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Joel Pohjanpalo, bomber del Palermo e capocannoniere della scorsa Serie B, ha parlato alla Gazzetta dello Sport toccando diversi temi.

Di seguito le sue parole.


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L'intervista

Sensazioni dopo la prima parte della preparazione: è cambiato qualcosa rispetto a un anno fa?

«Sì, percepisco dei cambiamenti. Adesso siamo una squadra che ha già vissuto insieme momenti belli e altri difficili, ma che è consapevole della propria forza, siamo diventati più maturi. La delusione per come è finita la scorsa stagione di certo non la dimentichiamo, ma faremo tesoro degli errori commessi».

Vi ha messo pressione il presidente Mirri dicendo che dovete andare per forza in A?

«Ha detto quello in cui tutti noi crediamo. Se sei nel Palermo è naturale avere ambizione, non bisogna però trasformarla mai in ansia nel guardare sempre la classifica. Noi sappiamo qual è il nostro obiettivo, non ci nascondiamo, ma sappiamo che non si raggiunge a gennaio o a febbraio».

Essere tornato capocannoniere ha compensato il dispiacere della mancata promozione?

«No, assolutamente no. Metterei la firma per fare cinque o sei gol in meno ma andando in A. I gol rimangono nelle statistiche, mentre le vittorie dei campionati rimangono nella storia di un club».

Le sta un po’ stretta l’etichetta di superbomber di categoria?

«Quando ero al Venezia in A, dopo un buon inizio di stagione (6 gol, ndr), non sono mica andato via per tornare in Serie B. Ho deciso di cambiare perché volevo far parte del progetto Palermo. So benissimo che qui non ho firmato un contratto fino al 2029 per restare quattro anni e mezzo in B. Io e il club abbiamo l’ambizione di giocare ai massimi livelli».

Perché, nella scorsa stagione, tutta questa fatica negli scontri diretti?

«Abbiamo dimostrato di poter competere contro chiunque, ma è vero che negli scontri diretti ci è mancata un po’ di continuità. A volte è stata questione di episodi, ma comunque è uno degli aspetti su cui lavoreremo di più».

Segnare al Barbera è un’emozione unica, ha raccontato.

«In carriera ho vissuto stadi e atmosfere importanti, ma la passione che si respira a Palermo non riguarda soltanto i 90’, la percepisci quando cammini per strada, al supermercato, al parco incontrando le famiglie. Quando segni davanti a quella gente senti un’esplosione di emozioni difficilmente paragonabile ad altre esperienze. Questo comporta anche una responsabilità che mi piace avere: più amore ricevi e più senti il dovere di restituire qualcosa».

State lavorando su un nuovo sistema di gioco, a partire dal 4-2-3-1: cosa può cambiare per lei?

«Al di là dei moduli, per un attaccante è fondamentale capire i movimenti dei compagni, creare e attaccare gli spazi. Il mister ci sta proponendo soluzioni diverse e penso che con questa evoluzione saremo meno prevedibili. Dal mio punto di vista mi sento a mio agio, sia nell’attaccare l’area, sia quando devo partecipare alla costruzione e aiutare la squadra».

Il prosieguo

È cambiata la B rispetto a quando è arrivato?

«Sì, è un campionato che continua ad evolversi ed è sempre più difficile. Tante squadre, si è visto l’anno scorso, pressano alto e propongono un calcio più offensivo. Non puoi permetterti mai di abbassare l’intensità. Per un attaccante è stimolante, ma aumenta anche il lavoro senza palla. È comunque un tipo di calcio che si adatta bene anche alle nostre caratteristiche, abbiamo qualità, intensità e un allenatore che vuole una squadra aggressiva. Sta a noi dimostrarlo in campo».

Il club sta cercando un vice Pohjanpalo: che caratteristiche dovrebbe avere?

«È importante che arrivi un attaccante capace di stimolarmi a migliorare, che possa competere con me per un posto. Nel Palermo è fondamentale che ci sia concorrenza in ogni ruolo. È importante avere compagni che comprendano il valore di una competizione sana: lottare per un posto in squadra fa migliorare tutti. Alla fine, chi merita di più deve avere la possibilità di scendere in campo. Non conta chi sei, da dove vieni o quanto guadagni».

È rimasto il suo amico Joronen: in Finlandia hanno parlato di voi addirittura in un cortometraggio.

«Con Jesse abbiamo da tanti anni un rapporto che va molto oltre il calcio, adesso il sogno è tornare a vincere insieme. Il documentario mostra soprattutto la nostra quotidianità. Palermo è diventata la nostra casa, per me era importante far capire ai tifosi finlandesi perché mi trovo così bene qui».

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