Calcionews24
·13 Juli 2026
Renato Buso: «Ho esordito giocando nella Juve di Platini: troppo per un 16enne…»

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·13 Juli 2026

Renato Buso ha giocato con Juventus, Fiorentina, Sampdoria Napoli, Lazio, Piacenza, Cagliari e Spezia. Una carriera importante, iniziata da giovanissimo quando con l’Under 21 aveva furoreggiato all’Europeo e sembrava destinato a diventare uno dei migliori giovani italiani. Con La Gazzetta dello Sport si è avventurato nei ricordi.
ESORDIO IN A A 16 ANNI «È stato tutto molto veloce. Ero un ragazzino. Alla prima, contro la Fiorentina, gioco con il dieci di Platini e alla seconda segno contro l’Ascoli. Giocavo in coppia con Michel. Per me, che avevo 16 anni, sembrava di giocare alla PlayStation»
I 4 ANNI ALLA JUVE «Ho avuto una vita da dodicesimo uomo. Lottavo per ritagliarmi il mio spazio e ogni tanto ce l’ho fatta. Capisce però che genere di campioni avevo davanti?».
LA SAMPDORIA «Eravamo un bel gruppo, a Genova si sta da Dio. Mantovani era un presidente illuminato, per farti firmare il contratto ti invitava a casa. E non voleva procuratori durante le trattative. Certo, la sconfitta in finale con il Barcellona fa ancora male. È una ferita rimasta aperta. Non meritavamo di perdere e il fallo da cui nacque la punizione è assurdo. Piansi guardando la Coppa dei Campioni. Pensai che un’occasione del genere non mi sarebbe capita mai più».
VIALLI E MANCINI «Luca era un grande. Una volta prima di una partita importante mandò un messaggio a tutta la squadra: “Passatemela, spetta a me fare gol”. Lui e il Mancio erano uno spettacolo. A Wembley nel 2021 si sono ripresi insieme con gli interessi quello che il destino gli aveva tolto. Quel giorno, davanti alla tv, mi sono emozionato anche io».
VIA DA GENOVA «Colpa di un diverbio con Eriksson. Litigai con lui e con Mancini e fui costretto a trasferirmi. Con il mister ci ritrovammo alla Lazio, mi fece fuori anche lì…».
ALLA LAZIO ALTRO LITIGIO «Mah, io pensavo gli fosse passata a distanza di anni. E invece alla prima amichevole mi schierò difensore centrale. Lo guardai come a dire: “Io, davvero?”. Lo presi come un affronto. Finita la partita andai da Zoff e dissi che volevo essere ceduto. Non avevo niente da chiarire con Eriksson, mi era bastato quell’episodio».
IL NAPOLI «Arrivavo dalla Samp e avevo voglia di riscatto. Soprattutto ritrovai Boskov, un padre per me. Abitavamo nello stesso palazzo a Posillipo, spesso mi invitava a prendere un caffè per capire meglio le dinamiche di spogliatoio».
IL RIMPIANTO «La Nazionale. E poi forse non essere andato all’Inter quando c’era Ronaldo… sfumò tutto all’ultimo. Il mio procuratore era Branchini, lo stesso che aveva portato il Fenomeno in nerazzurro. Io avevo già un accordo, ero in viaggio per Milano, ma l’affare saltò. Peccato, mi sarebbe piaciuto chiudere lì».







































