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·28 Mei 2026
Sassuolo, Berardi tuona: “Champions League? Ascolterei delle offerte, niente è impossibile, ma…”

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Domenico Berardi gela il Sassuolo: il numero 10 ha aperto ad una possibile cessione in una squadra che gioca la Champions League.
Domenico Berardi torna a parlare del suo futuro e lo fa spiazzando i tifosi del Sassuolo. Come epresso in un’intervista a La Gazzetta dello Sport, il numero 10 dei neroverdi sarebbe aperto ad un’esperienza in una squadra che gioca la Champions League. A 32 anni, quando sembrava che ormai il meglio della sua carriera fosse già alle spalle e avesse deciso di rimanere in Emilia fino al ritiro, l’ala torna a sognare un palcoscenico importante.
“Stesso voto: 8 alla squadra e 8 a me. Avremmo potuto fare meglio nell’ultimo periodo, superando quota 50 punti e raggiungendo il decimo posto. Credo anche che sarebbe stato meritato. A me è dispiaciuto non essere andato in doppia cifra con i goal: ci tenevo, in A era successo già sei volte e quattro di fila prima del grave infortunio del 2024. Otto reti e cinque assist sono comunque un buon bottino considerando anche il lungo stop per un problema muscolare”.
“A volte manca un po’ di cattiveria e così non sempre esprimiamo il nostro potenziale. Magari servirebbe un pizzico di esperienza in più per puntare all’ottavo posto, ma credo che la società segua sempre un’ottima politica, trovando la giusta fusione tra esperti e giovani”.
“Me lo godo di più. Sono più maturo e ho messo alle spalle i brutti pensieri. Dopo l’infortunio del 2024 ho vissuto momenti critici: la testa voleva smettere. Ma il cuore e il corpo no. Per fortuna hanno vinto loro”.
“Sì, temevo di non essere più in grado di giocare. La riabilitazione è stata difficile, soprattutto dal punto di vista mentale. Mi chiedevano di salire sulle punte dei piedi, ci provavo con tutto me stesso ma non ci riuscivo. Il cervello dava l’impulso, ma il corpo non rispondeva: sensazione bruttissima. E mi chiedevo se fosse il caso di insistere: mi sembrava una montagna troppo alta. Quando tornavo a casa, ne parlavo con mia moglie: lei mi ascoltava e poi mi calmava. Grazie a Francesca e ai fisioterapisti ho continuato a combattere e sono tornato più forte di prima”.
“Sì, ma non è mai stato un problema perché ho sempre creduto in me stesso. So di avere grandi qualità calcistiche e umane. Mi ritengo un leader. Ho sempre cercato di far parlare il campo”.
“Le porte sono sempre aperte, nella vita niente è impossibile, quindi ascolterei. Però il concetto è sempre quello: io prenderei in considerazione l’idea di cambiare solo se pensassi di potermi divertire e di far parte di un progetto in cui non sarei considerato un ‘passeggero’. Vorrei giocare la Champions da protagonista, non viverla da comprimario”.







































