Sassuolo, Koné si racconta: «Impresa della stagione? Il 3-0 a Bergamo. Grosso? Mi ha aiutato molto. A Marsiglia sono cresciuto molto». | OneFootball

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·5 Maret 2026

Sassuolo, Koné si racconta: «Impresa della stagione? Il 3-0 a Bergamo. Grosso? Mi ha aiutato molto. A Marsiglia sono cresciuto molto».

Gambar artikel:Sassuolo, Koné si racconta: «Impresa della stagione? Il 3-0 a Bergamo. Grosso? Mi ha aiutato molto. A Marsiglia sono cresciuto molto».

Sassuolo, Ismaël Koné si racconta a Correre dello Sport: «Impresa della stagione? Il 3-0 a Bergamo. Grosso? Mi ha aiutato molto»

Ismaël Koné è diventato la vera anima del centrocampo del Sassuolo. Il Corriere dello Sport lo ha incontrato, ecco la sua intervista:

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VINCERE CON L’ATALANTA «Quando abbiamo perso Pinamonti dopo 16 minuti, per noi è stato un momento di presa di coscienza: sapevamo che sarebbe stato tutto molto difficile. Ognuno di noi ha dovuto andare oltre il proprio ruolo per coprire più campo. È emerso il grande carattere della squadra: volevamo i 3 punti e nessuno ha mai pensato che la partita fosse finita. Il vantaggio ci ha dato una spinta incredibile».QUANDO SEGNA LUI IL SASSUOLO VINCE «Credo di esserne consapevole. Ogni giocatore deve capire qual è il proprio ruolo e quanto può dare al gruppo. Questa statistica mi piace».L’IMPRESA DELLA STAGIONE «Il 3-0 a Bergamo. Venivamo dalla sconfitta in casa con il Genoa e siamo riusciti a vincere una gara complicata, segnando 3 gol bellissimi e giocando da squadra di carattere».LA CLASSIFICA «Personalmente mi aspettavo questa posizione. Quando alla fine del mercato abbiamo avuto tutta la squadra al completo, ho visto che avevamo qualità. Siamo molto attenti ai dettagli e questo può farci diventare una grande squadra. Credo che abbiamo il potenziale per competere con chiunque in questo campionato; con un po’ più di maturità in certi momenti potevamo ottenere risultati persino migliori».LA FORZA DEL GRUPPO «C’è molta qualità individuale. Quando tutti siamo connessi e sulla stessa lunghezza d’onda è difficile batterci. Corriamo molto, lavoriamo tanto e vogliamo migliorare. Siamo giovani e non abbiamo paura di nessuno».FABIO GROSSO «Mi ha aiutato molto a essere me stesso in campo. Non mi ha dato troppe regole rigide, solo alcune indicazioni, lasciandomi esprimere il mio gioco. È una persona molto calma, spinge la squadra nella direzione giusta. Avere un allenatore con questa mentalità è tutto quello che puoi chiedere».LAZIO-SASSUOLO «Una partita molto dura. Loro hanno le spalle al muro e faranno di tutto per ottenere punti. Sarà una battaglia fisica e intensa, non ci regaleranno nulla. Serviranno carattere, presenza in campo e cattiveria».L’AMBIENTAMENTO IN ITALIA «Molto più facile del previsto, con i compagni c’è stata subito una bella intesa. Cosa mi piace di più dell’Italia? Il cibo, sicuramente. In ogni ristorante è incredibile. E pure il clima: ho giocato in Inghilterra due anni e lì spesso il cielo è grigio, qui invece anche d’inverno c’è il sole e questo dà energia».MARSIGLIA «A Marsiglia sono cresciuto molto come giocatore e come uomo, cercando di essere una spugna in mezzo a giocatori di grande esperienza. Al Sassuolo penso di avere ancora un altro livello nel mio gioco da sbloccare. La cosa più difficile è essere costante: in partita, in allenamento, nella cura del corpo, nell’alimentazione e nel sonno. Se sono disciplinato fuori dal campo, posso diventare migliore».LA PARTITA PERFETTA «A San Siro col Milan, non solo per il gol ma per la presenza nei dettagli. Sono stato concentrato su tutto. Quella partita resta un riferimento per me».IL MONDIALE 2026 «In passato ero molto concentrato su cosa verrà dopo, ora voglio vivere il presente per fare il meglio possibile. Spero di giocare il Mondiale con il Canada e fare una grande competizione. Da lì si vedrà. Il futuro lo dirà Dio».INCONTRARE L’ITALIA «Magari non proprio (ride, ndr)… È una squadra molto forte. Se dovessimo affrontarla sarebbe probabilmente la prima partita e si giocherebbe a Toronto, dove c’è una grande comunità italiana. Gli Azzurri si qualificheranno? Penso di sì. Difficile immaginare un altro Mondiale senza l’Italia».

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