Lazionews24
·28 Juli 2026
Signori: «Vedere diecimila tifosi scendere in piazza per impedire la mia cessione vale più di dieci scudetti»

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In un’intervista a Chiamarsi Bomber, uno dei bomber più amati del calcio italiano, Beppe Signori, ripercorre le tappe fondamentali della sua carriera, tra aneddoti giovanili e ricordi indelebili legati alla Lazio.
Dalle sfide nei campi in ghiaia fino ai grandi palcoscenici nazionali. «Ho mosso i primi passi nell’oratorio del mio paese, dove si giocava sulla ghiaia e si tornava a casa con i pantaloni da rammendare per le scivolate. A dieci anni feci un provino per l’Inter: durò pochissimo perché fui colpito in volto dal rinvio del portiere e segnai casualmente. Pensavo di essere stato scartato, invece restai nel loro vivaio per cinque anni, prima di iniziare il mio percorso tra Leffe, Piacenza, Trento, Foggia, Lazio, Sampdoria e Bologna», ha rivelato Beppe Signori.
Un ruolo determinante nella sua evoluzione lo ha avuto il tecnico boemo. «Nel corso degli anni ho avuto molti tecnici preparati, ma il mio vero e unico maestro è stato Zdenek Zeman. Mi ha reinventato, trasformandomi da semplice trequartista in un attaccante completo e insegnandomi la lettura del gioco. Le sue sedute d’allenamento con i gradoni erano estenuanti, c’era chi arrivava a stare male per lo sforzo, ma la domenica avevamo un passo doppio rispetto agli avversari», ha spiegato Signori.
Nel cuore dell’ex centravanti c’è un posto speciale per il popolo biancoceleste. «Vedere diecimila tifosi scendere in piazza per impedire la mia cessione vale più di dieci scudetti. Lì ho percepito un affetto viscerale che ricambierò per sempre. Per quanto riguarda i compagni, guarderei volentieri una partita con Roberto Rambaudi, con cui ho condiviso nove anni. Il compagno più imprevedibile sul divano? Senza dubbio Paul Gascoigne», ha concluso l’ex attaccante.







































