Stankovic torna a casa: «Il mio sogno era giocare a San Siro» | OneFootball

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·7 Juli 2026

Stankovic torna a casa: «Il mio sogno era giocare a San Siro»

Gambar artikel:Stankovic torna a casa: «Il mio sogno era giocare a San Siro»

Stankovic racconta le emozioni del ritorno in nerazzurro e il rapporto con Chivu, Dimarco e la famiglia: le sue dichiarazioni

È iniziata ufficialmente la seconda avventura di Aleksandar Stanković con la maglia dell’Inter. Dopo l’importante esperienza vissuta al Club Brugge, il centrocampista classe 2005 è tornato in nerazzurro con entusiasmo e ambizione. Nell’intervista rilasciata ai canali ufficiali del club, il giovane talento ha ripercorso le tappe della sua crescita, parlando del legame speciale con l’Inter, dell’influenza di Cristian Chivu, dell’eredità lasciata dal padre Dejan Stanković e dell’emozione di poter finalmente indossare la maglia della Prima Squadra. Ecco le sue dichiarazioni.


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Sei cresciuto nel settore giovanile dell’Inter fin da bambino. Che effetto ti fa ritrovarti oggi di nuovo in nerazzurro?

«Troppa, non so spiegarla: io ho iniziato a giocare a calcio per l’Inter perché il mio sogno era giocare a San Siro. Per me questa è un’emozione che devo ancora elaborare».

L’ultima stagione al Club Brugge ti ha regalato grandi soddisfazioni, tra campionato vinto, Champions League e il premio di miglior giovane. Quanto ti ha fatto crescere questa esperienza?

«È stata un’esperienza fantastica, ho imparato tanto sia in campo che fuori, il Club Brugge è una società clamorosa. Tengono tanto ai giovani, dentro e fuori dal campo: mi hanno dato una grossa mano e li ringrazierò per sempre».

In panchina ritroverai Cristian Chivu, che ti ha già allenato nelle giovanili. Quanto è stato importante nel tuo percorso e cosa rappresenta ritrovarlo ora in Prima Squadra?

«Lui ha avuto un grande impatto nella mia carriera, mi ha trovato che ero ancora un bambino in Primavera e avevo appena iniziato a giocare un calcio “serio”. Mi ha insegnato tantissime cose, in campo e fuori: Chivu mi ha fatto capire davvero cos’è il calcio e che alla fine conta ciò che fai in campo per poi vincere. Lo ringrazierò a vita: sono contentissimo di rivederlo».

Il cognome Stanković è legato in maniera indissolubile all’Inter grazie a tuo padre Dejan. Quanto conta per te proseguire questa tradizione di famiglia e come ha vissuto lui questo tuo ritorno?

«Lui è molto emozionato, forse anche più di me, così come i miei fratelli e mia mamma. Sicuramente per noi come famiglia interista, avendo un papà che ha giocato nell’Inter e ha vinto tutto è veramente un sogno: siamo tutti contenti e sono sicuro che anche lui è fiero di me».

Dopo le esperienze maturate all’estero, quali qualità pensi di poter mettere subito al servizio della squadra?

«Sarà da vedere con il lavoro e le idee del Mister, che sicuramente sono cambiate rispetto a quando eravamo insieme in Primavera. Dovrò capire tanti aspetti, ma con i campioni che ritroverò imparerò davvero molto, non vedo l’ora. Cercherò di dare una mano e aiutare la squadra con la mia piccola esperienza».

All’interno dello spogliatoio ritroverai diversi compagni che conosci già molto bene. Hai avuto modo di parlare con qualcuno in questi giorni?

«Sento spesso Pio e Federico Dimarco: quest’ultimo per me è come un fratello maggiore, ci sentiamo quasi ogni giorno e con lui ho un rapporto speciale. Con Pio invece ho iniziato a giocare quando eravamo in Under 12 se non sbaglio, quindi anche lui per me è come un fratello».

I tifosi interisti ti hanno seguito fin dai primi passi nel vivaio. C’è un messaggio che vuoi dedicare loro in questo momento?

«Sono contento di rivederli allo stadio, questa volta da giocatore e non da tifoso. Spero di regalare loro tante emozioni e non vedo l’ora di sentirli gridare il mio nome».

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