Inter News 24
·22 April 2026
Zanetti si racconta: «Inter? È la mia famiglia, ecco perché. Lautaro un leader vero. Ecco che capitano ero»

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·22 April 2026

Javier Zanetti, ospite al Teatro Ariston di Sanremo per una nuova tappa di Viva El Futbol con Daniele Adani, Antonio Cassano e Nicola Ventola, ha ripercorso il suo legame profondissimo con l’Inter, soffermandosi anche su Lautaro Martinez e sul lavoro di Cristian Chivu alla guida dei nerazzurri.
Tra passato e presente, il vicepresidente interista ha parlato con grande trasporto della sua storia in nerazzurro, del senso di appartenenza che ancora oggi lo lega al club e dei valori umani che, secondo lui, fanno davvero la differenza. Spazio anche a un pensiero su Lautaro, leader tecnico e carismatico della squadra, e su Chivu, sempre più vicino a chiudere nel migliore dei modi una stagione da protagonista.
INTER E LEGAME CON IL CLUB – «L’Inter è la mia famiglia, un amore che è nato da quando sono arrivato in Italia nel 1995. Ero il quarto straniero dopo Paul Ince, Roberto Carlos e Sebastian Rambert, ma mi sono innamorato da subito dell’Italia e di questo club per i valori che ha. Per uno come me che arrivava molto giovane, la prima cosa da cercare era l’accoglienza. La famiglia Moratti mi ha accolto come un figlio e io sarò sempre grato a loro e all’Inter, sono sempre legato a questa società e orgoglioso di averne difeso i colori in ogni parte del mondo. Siamo tutti interisti in famiglia, io, mia moglie Paula e i miei figli».
LAUTARO MARTINEZ – «Sono felicissimo di Lauti, perché quando l’ho conosciuto, quando parlavo con Diego Milito e con Piero Ausilio dell’opportunità di vederlo all’Inter, quello che sta mostrando oggi è quello che pensavamo potesse mostrare. Ha un grande senso di appartenenza, è un trascinatore, un leader per i compagni. Poi è felice a Milano con la famiglia, sente l’Inter come una famiglia come me. Ci tiene tanto, spero rimanga con noi tanti anni».
I MOMENTI DIFFICILI ALL’INTER – «Ci sono stati momenti di grande difficoltà. L’Inter è una grande società e ambisce a vincere sempre ma non è facile. Il presidente faceva grandi investimenti per grandi campioni ma i titoli non arrivavano. Io ho sempre creduto nel lavoro, ero convinto sempre di quello che potevo dare. Ho avuto anche la possibilità in quei momenti di andare al Real Madrid, lì dove comunque era più facile vincere, ma sulla mia bilancia pesava di più dove io ero e sono felice. Volevo lasciare il mio segno all’Inter, non potevo andarmene lasciando l’Inter in quelle condizioni. Ma dico sempre che quei momenti di difficoltà hanno fatto crescere me e l’Inter, rendendoci resilienti e preparandoci per le vittorie future. Per vincere bisogna saper perdere, poi le cose arrivano».
IL CAPITANO ZANETTI – «Ero un capitano anche senza la fascia, prima. Poi, quando ho avuto l’onore di indossare la fascia ho avuto più responsabilità ma la persona è rimasta la stessa. I compagni conoscono questo Zanetti, un capitano che parlava poco e dava l’esempio, che fa vedere la strada da seguire e il primo che deve mettere la faccia nei momenti di difficoltà. Ero un capitano che condivideva tutto, quando c’erano difficoltà eravamo un gruppo e io mettevo a disposizione tutto quello che avevo per risolvere i problemi e andare avanti perché tutti avevamo un obiettivo in comune. La cosa importante era rimanere se stesso, io sono così anche con un altro ruolo. Siamo sempre una squadra che lavora fuori, se ragioniamo tutti così è molto più semplice. Posso dire che uno può essere più bravo dell’altro nelle cose che fa, ma la differenza la fanno i valori umani».
CHIVU – «Cristian ha fatto un percorso nel nostro vivaio e ora in prima squadra. Sinceramente sono felicissimo per lui, perché conosco prima la persona: un ragazzo molto intelligente, che trasmette senso di appartenenza e valori».
IL LAVORO DI CHIVU – «Non era semplice, alla sua prima esperienza in una squadra come la nostra; sapete la pressione che comporta guidarla. Ma con la sua cultura del lavoro, la sua professionalità e la sua serietà ha fatto un lavoro straordinario. Speriamo di finirlo nel migliore dei modi, ma in poco tempo ha saputo creare un gruppo che si sente identificato con lui e con l’Inter e lo dimostra. Soprattutto nei momenti di difficoltà ha saputo sempre credere in quello che sta facendo, e quando hai una squadra che crede in quello che fa è più semplice arrivare all’obiettivo. Grande merito a lui, allo staff e ai ragazzi che lo seguono».
TOP 11 ARGENTINA – «Emilano Martinez è un grande, ma il Pato (il riferimento a Ubaldo Fillol ndr) è stato il più grande avendo vinto il Mondiale del 1978». E se nel ruolo di terzino il pubblico lo esorta a inserirsi a destra, «completo la difesa con Nicolas Tagliafico a sinistra e mio fratello Walter Samuel insieme a Daniel Passarella come centrali». «A centrocampo Fernando Redondo, ma il secondo è Esteban Cambiasso, per l’intelligenza. Juan Sebastian Veron, Osvaldo Ardiles e Juan Roman RIquelme completano la mediana». Mentre in attacco, sono stati esclusi Diego Maradona e Lionel Messi e il Pupo vira su «Angel Di Maria insieme a Diego Milito, scelto tramite acclamazione della platea al termine di una lunga battaglia che riguardava anche Gabriel Omar Batistuta – Che metto nel primo tempo -, Gonzalo Higuain, Lautaro Martinez, Sergio Aguero e Hernan Crespo». Ma quando viene chiamato da Cassano a fare una scelta, Zanetti opta per Batigol «perché è stato il nostro goleador. Come CT, la scelta cade su Marcelo Bielsa», ma poi cita anche Mourinho come grande allenatore.









































