Zauli svela: «A Vicenza mi chiamavano lo Zidane del Triveneto. Miretti, Fagioli, Soulè: ecco cosa penso» | OneFootball

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·11 Februari 2026

Zauli svela: «A Vicenza mi chiamavano lo Zidane del Triveneto. Miretti, Fagioli, Soulè: ecco cosa penso»

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Zauli racconta: «A Vicenza mi chiamavano lo Zidane del Triveneto. Miretti, Fagioli, Soulè: ecco cosa penso». Le dichiarazioni

Lamberto da numero 10 di un certo peso veniva accostato a Zidane. Oggi l’ex trequartista si racconta a La Gazzetta dello Sport.


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IL PRINCIPE «Me lo affibbiarono i compagni di squadra al Vicenza, perché non mi sporcavo le mani con le cose pratiche. Se c’era da organizzare una cena, io mi presentavo per mangiare e basta».LO ZIDANE DEI POVERI «Non è esatto. A Vicenza mi chiamavano lo Zidane del Triveneto. A Palermo, il presidente Zamparini mi presentò come lo Zidane della Serie B. Parliamo del nulla. Zidane è stato unico».GUIDOLIN «Gli devo tanto. Parlavamo poco, ma ci capivamo. Al Ravenna facevo l’ala perché correvo ancora. A Vicenza mi spostò dietro Pasquale Luiso, il centravanti, nel 4-2-3-1 in cui c’era un giovane Ambrosini come centrocampista. “Ambro” a 20 anni aveva la maturità di un trentenne»IL GOL AL CHELSEA «Su un lancio di Viviani, presi tutti in controtempo con un controllo acrobatico. La palla però mi andò un po’ via sulla destra. La tenni viva, me la spostai sul sinistro e la infilai nell’angolo con il mio piede sbagliato. Nel ritorno a Londra, andammo in vantaggio con un gol di Luiso su assist mio. Poi ci annullarono un gol per un fuorigioco inesistente, oggi via Var verrebbe convalidato. Perdemmo per 3-1. Era il Chelsea di Vialli e Zola».ZAMPARINI «Voleva la Serie A, fece un mercato strepitoso, ma all’inizio non tutto andava benissimo, la stampa criticava. Un giorno si presentò in spogliatoio e tutti ci alzammo in piedi come se fosse entrato il preside a scuola. Ci aspettavamo che facesse Zamparini, tuoni e fulmini. Sbagliato. Si schierò con noi, ci difese, e svoltammo. Promossi in A. Ho rivisto una foto di formazione a Palermo: c’erano Zaccardo, Grosso, Barone, Toni e Barzagli, campioni del mondo nel 2006. Solo io non sono andato a quel Mondiale».NEL SUO RUOLO ERA FORTE LA CONCORRENZA «E prima c’erano stati Baggio, Zola e Mancini. Una ricchezza incredibile. Nell’imminenza del Mondiale 2002, mi era arrivata voce che Trapattoni volesse convocarmi, poi in Corea il ct portò Cristiano Doni, un 10 del mio livello, diciamo. Doni però in quella stagione aveva segnato di più.L’INTER – «Alla fine di un Vicenza-Juventus, Lippi mi avvicinò all’imbocco del tunnel per gli spogliatoi: “Ho saputo che vai all’Inter. Bravo, complimenti”. Poi all’Inter di Moratti non sono andato e non so neppure perché. Si vede che doveva finire così».I GIOVANI DELLA JUVE «Miretti vede il gioco dieci minuti prima degli altri. Fagioli ha il dominio assoluto del pallone. Quanto a Soulé, tanti avversari di Lega Pro a fine partita mi dicevano: “Mister, questo è di un altro livello”».PERCHÉ HA LASCIATO LA JUVE «Perché mi ha chiamato il Südtirol per la Serie B e io ho accettato la proposta, per ambizione, nonostante Manna e Cherubini, i miei dirigenti alla Juve, persone fondamentali nel mio percorso, mi chiedessero di rimanere. Sognavo la scalata, ma al Südtirol è tutto finito prima di cominciare, per incomprensioni. Con il senno di poi, ho sbagliato. Anzi, sono stato un pazzo. Non si lascia la Juve».

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