Calcio e Finanza
·21 aprile 2026
Abodi: «Spero 5-6 cantieri per stadi al via entro il 2026. Scommesse? Quota va riconosciuta agli organizzatori»

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·21 aprile 2026

In attesa che il calcio italiano è in attesa del suo nuovo presidente, non va dimenticata la questione stadi in vista degli Europei 2032, che l’Italia è chiamata a co-organizzare insieme alla Turchia. E dopo le rassicurazioni di Michele Uva durante l’evento “Il Foglio a San Siro”, ecco che arrivano le parole del ministro per lo Sport Andrea Abodi.
«I 3,5 miliardi di investimenti mobilitabili per gli stadi in cantiere, inteso come iter amministrativo, in parte destinati a EURO 2032, partendo da Milano e Roma, sono esclusivamente finanziamenti privati, che rispettiamo profondamente e cerchiamo di agevolare – ha esordito Abodi nell’audizione alla settima Commissione del Senato in ordine allo stato di attuazione della risoluzione approvata a conclusione dell’esame dell’affare assegnato sulle prospettive di riforma del calcio italiano –. La prospettiva è che 5 o 6 cantieri potrebbero partire alla fine dell’anno o entro l’inizio del prossimo. Mi auguro che il sistema collabori fattivamente e sia coerente con le azioni perché abbiamo bisogno di nuovi stadi e di ammodernare quello che già c’è. Il commissario in questo sarà decisivo».
«Da ottobre sugli stadi daremo risposte settimanali – ha continuato il ministro per lo Sport e per i Giovani –. Il commissario sta interagendo con le amministrazioni del territorio dove sono nati progetti infrastrutturali con finanza privata che si mette a disposizione dello sviluppo urbano. Le risorse pubbliche per lo sviluppo delle infrastrutture finalizzate ad EURO 2032 ce ne sono limitatamente. Sono presenti laddove l’impulso è pubblico, vedi Firenze, dove le risorse sono messe a disposizione del Comune».
«Le uniche risorse pubbliche che metteremo a disposizione sono quelle destinate all’equity che concorre alla chiusura di un quadro economico modificato negli anni. Non abbiamo dato disponibilità a fondo perduto, ma abbiamo messo a disposizione un portafoglio di misure finanziarie che agevolano il quadro economico finanziario», ha concluso Abodi sull’argomento.
Oltre agli stadi, il ministro ha parlato anche delle scommesse, che messe in relazione con lo sport sono regolamentate dal Decreto Dignità, che diversi esponenti del calcio italiano vogliono superare: «Una parte delle scommesse deve essere riconosciuta agli organizzatori. È un tema ineludibile, di cui ne parlo da molti anni. Il diritto alla scommessa è anche il riconoscimento per l’organizzatore dell’evento, qualunque sia lo sport, di non essere escluso dalla catena del valore. Il calcio è il maggior contribuente e la Serie A pesa per il 19%, dai dati ricevute dall’agenzia dei Monopoli. Anche questo è fattore sperequativo».
«Negli altri paesi la scommessa è un fattore di promozione della competizione, per quanto si stia ragionando su una limitazione della pubblicità però tutti si stanno orientando sul riconoscimento della compartecipazione al valore raccolto dagli organizzatori dell’evento. Le scommesse illegali vanno combattute e così come si deve limitare il fenomeno della ludopatia, per questo bisogna lavorare sulla tracciabilità sulle scommesse e recuperare quote di mercato illegale», ha sottolineato Abodi.
Il ministro ha parlato poi del tema arbitri, finiti nell’occhio del ciclone diverse volte in questa stagione: «Il tema arbitrale è delicato e va affrontato. Non è in discussione l’errore arbitrale, migliorabile nel rapporto tra panchina, campo e VAR, ma il sistema deve recuperare certezze e serenità. Più che dividere io penso che, attraverso una fase di ridefinizione del modello arbitrale, dobbiamo garantire autonomia e trasparenza, ma anche indipendenza. L’arbitro deve essere terzo e indipendente, io voglio arbitri terzi che non devono rispondere a nessuno se non alla loro coscienza».
«Ho voluto il rafforzamento del riconoscimento dell’arbitro in campo e vivendo da padre le realtà del calcio giovanile vedo quanta tutela dobbiamo garantire a questi ragazzi. Sta venendo meno la vocazione e questo metterebbe a repentaglio la disputa dei campionati. Non stiamo dando certezza delle tutele di varia natura, non possiamo sostenere un modello che somiglia quasi più a una gerarchia militare. Vorrei ci fosse maggior confronto per valorizzare le sezioni, tutelare gli arbitri, garantire una progressione per merito e non appartenenza», ha concluso nel suo intervento Abodi alla settima Commissione del Senato in ordine allo stato di attuazione della risoluzione approvata a conclusione dell’esame dell’affare assegnato sulle prospettive di riforma del calcio italiano.
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