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·9 marzo 2026

Abramovich contro il Governo UK: «I 2,5 miliardi dalla vendita del Chelsea sono miei»

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Gli avvocati dell’imprenditore russo Roman Abramovich hanno avvertito lunedì il governo britannico che il loro assistito si opporrà a qualsiasi tentativo di confiscare i 2,5 miliardi di sterline (2,9 miliardi di euro, al cambio attuale) derivanti dalla vendita del Chelsea del 2022, sostenendo di essere il proprietario di quel denaro.

Il governo britannico ha sanzionato Abramovich nell’ambito della stretta sugli oligarchi russi seguita all’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte di Mosca, provocando nel 2022 una vendita accelerata del club di Premier League. A quasi quattro anni di distanza, il denaro resta congelato in un conto bancario britannico a causa di una disputa su come debba essere utilizzato. Lo scorso anno il governo britannico ha avvertito Abramovich che deve liberare quei fondi, altrimenti potrebbe essere portato in tribunale.


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Gli avvocati di Abramovich – secondo quanto riportato da Reuters – hanno affermato che il ricavato della vendita resta «interamente di proprietà» del loro cliente e hanno accusato il governo di aver fatto su di lui «dichiarazioni politicamente cariche e fortemente pubblicizzate».

Secondo i legali, Abramovich rimane pienamente impegnato a destinare il denaro a scopi benefici e sarebbero le restrizioni imposte dal governo sulle modalità di utilizzo dei fondi ad aver causato il ritardo. «Il governo britannico sembra trattare questa proposta di donazione come una forma di misura punitiva nei confronti del signor Abramovich», hanno scritto gli avvocati in una lettera.

In risposta alla lettera, la ministra dell’Interno britannica Yvette Cooper ha dichiarato: «È tempo che Roman Abramovich faccia la cosa giusta, ma se non lo farà agiremo». Londra vuole che il denaro venga speso esclusivamente in Ucraina, in linea con la più ampia spinta europea affinché Mosca paghi il costo delle enormi distruzioni e delle vittime provocate dall’invasione.

Abramovich, secondo alcune fonti, vorrebbe maggiore flessibilità su come i fondi possano essere utilizzati. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato a dicembre che «il tempo stringe» per trovare una soluzione.

Gli avvocati di Abramovich hanno affermato che, se il governo dovesse avviare un procedimento formale di confisca, la decisione verrebbe contestata in tribunale. «La proposta di donare questi proventi è stata avanzata dal signor Abramovich prima dell’imposizione delle sanzioni e lui resta pienamente impegnato a garantire che i fondi siano utilizzati per scopi benefici», conclude la lettera.

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