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·4 maggio 2026

Addio al bomber da 300 gol: calcio italiano in lutto

Immagine dell'articolo:Addio al bomber da 300 gol: calcio italiano in lutto

Se n’è andato il bomber da oltre trecento gol in carriera: una vita spesa sui campi di calcio, la notizia rattrista

Correggio si è svegliata con una notizia che gira veloce tra chi il calcio lo vive davvero, anche lontano dalle luci della Serie A. Se n’è andato Alberto Sassi, per tutti “Bomba”. Aveva 77 anni. E più di 300 gol sulle spalle.


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Non sono numeri che arrivano per caso, soprattutto se li fai tra campi di provincia, tornei che contano per davvero e squadre che non finiscono nei titoli nazionali. Sassi era uno di quelli che segnano ovunque, che non hanno bisogno del grande palcoscenico per lasciare il segno.

Era nato lì, a Correggio. Da lì era partito e lì era tornato. In mezzo, una carriera che lo aveva portato anche fuori, a Modena, addirittura in Serie B a 17 anni, e poi in Sardegna, alla Torres. Ma il centro, alla fine, era sempre quello: casa.

Addio a Bomba: morto Alberto Sassi

Chi lo ha incrociato sui campi lo racconta sempre allo stesso modo. Uno che sapeva stare in area, ma non solo. Uno che si faceva sentire. Non solo per i gol, anche per il modo di stare in partita.

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Addio ad Alberto Sassi (Facebook) – Cagliarinews24.com

Il soprannome “Bomba” non era casuale. Tiro pesante, diretto. Poche finezze inutili. Dentro o fuori. Era quel tipo di attaccante lì, che oggi si vede meno o forse si racconta meno. E poi c’è tutto il resto, che non finisce nelle statistiche.

Il Torneo della Montagna, le squadre locali, le domeniche che per molti valgono quanto una finale vera. Lì Sassi era conosciuto da tutti, non solo come calciatore. Una figura che resta dentro la comunità.

Per chi gli era vicino era un riferimento, uno presente. Lo raccontano i figli, lo racconta chi lo ha conosciuto fuori dal campo. Un uomo che non si è mai staccato davvero da quel mondo. E forse è questo il punto.

Il calcio italiano non perde solo uno che ha fatto 300 gol. Perde un pezzo di quel calcio che si costruisce lontano dai riflettori, dove contano le persone prima ancora dei risultati.

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