Inter News 24
·25 febbraio 2026
Adriano si racconta: «Potevo fare di più, ma la famiglia è sempre stata la cosa più importante. In Italia c’è stima per me»

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·25 febbraio 2026

Adriano Leite Ribeiro, meglio noto come Adriano o l’Imperatore, ha rilasciato una lunga intervista a Pierluigi Pardo per il format Betsson.sport Talk, in cui ha parlato a cuore aperto della sua carriera, dei suoi ricordi calcistici e delle sfide personali. Tra aneddoti, riflessioni sul calcio e sulla vita, l’ex attaccante ha anche toccato temi come il rapporto con l’Inter e la sua carriera nonostante le difficoltà.
LA SUA VITA IN ITALIA E L’AMORE PER L’INTER – «Quando vengo in Italia c’è una simpatia per me, una grandissima soddisfazione. Non è stato sempre tutto facile, come esseri umani possiamo sbagliare, la mia vita è stata emozionante. L’Inter per me è stata sempre la mia seconda casa. Quando ho l’opportunità di venire a Milano mi tornano i ricordi di quando giocavo, dei tifosi, sono felice di stare con le persone che mi vogliono bene, anche tifosi di altre squadre».
LA SUA ESPERIENZA A ROMA E IL GIOCO CON TOTTI – «A Roma mi sono sorpreso di quanta gente fosse arrivata alla mia presentazione. Per me giocare con Totti è stata una grande soddisfazione».
IL SUO CAMMINO NEL CALCIO – «All’inizio della mia carriera ero un terzino sinistro, giocavo sotto età e successivamente ho iniziato a fare l’attaccante. Nei miei primi giorni all’Inter ho segnato quel gol al Real Madrid, poi mi sono trasferito alla Fiorentina dove ho imparato tantissimo. L’Inter mi aveva mandato lì per questo. Poi Prandelli mi ha voluto al Parma, dopo gli allenamenti mi faceva lavorare. Sapeva che calciavo forte ma non sapevo fare i giusti movimenti, chiudevo gli occhi e tiravo».
LA SUA FORTUNA CON IL TIRO – «Il mio tiro a 140 km/h? Non so, è possibile. Sin da piccolo calciavo molto forte, penso sia stata la vera velocità. Non c’è un segreto, te ne accorgi da piccolo poi certo, si può imparare allenandosi. Io ho avuto la fortuna di farlo da sempre».
LA FAMIGLIA E IL RITORNO IN BRASILE – «Potevo fare veramente di più nella mia carriera, ci penso sempre. Quando vedo i miei video penso che avrei potuto fare altri 3-4 anni di alto livello, se fossi riuscito a sistemare la mia testa avrei potuto vincere il Pallone d’Oro. Ma quello che è successo è successo, non si può cambiare. Per me la famiglia è sempre stata la cosa più importante, pensare ai miei figli mi fa emozionare».
IL CALCIO E IL MONDIALE 2006 – «Il Mondiale 2006? Non eravamo al 100% fisicamente e con la testa, c’era disattenzione negli allenamenti che erano aperti al pubblico. Non avrei mai pensato che perdessimo con la Francia».
LA RIVALITÀ E I RICORDI DEI DERBY – «Il derby Flamengo-Fluminense? Uguale a Inter-Milan, c’è grande rivalità. La stagione del Flamengo non è iniziata benissimo e i tifosi cominciano a lamentarsi. A volte mi fermano e mi chiedono perché, ma rispondo che non gioco più!»
L’IMPORTANZA DELLA TESTA NEL CALCIO – «Giocare con felicità, con allegria è essere un vero giocatore, condividere emozioni con la squadra e con i tifosi. Quando sei a posto con la testa fai cose belle in campo, vale per ogni calciatore».
L’IMPATTO DEI RICORDI E LA FAMIGLIA – «Mio figlio gioca a Lisbona, tira già molto forte. Gli dico sempre di fare ciò che lo rende felice, se è giocare a calcio lo faccia. Io non lo influenzo, deve fare le sue esperienze per diventare più forte mentalmente».
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