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·7 luglio 2026

Affari e sostegno politico: dentro l'alleanza speciale tra Infantino e Trump

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Il rapporto tra Gianni Infantino e Donald Trump continua a far discutere: l’ultimo capitolo ha riguardato l’attaccante statunitense Florian Balogun, la cui squalifica negli ottavi di finale contro il Belgio (sfida persa poi 4-1) è stata sospesa senza motivazioni chiare da parte della FIFA. Alle spalle della decisione, è emersa l’influenza del presidente americano nei confronti del numero uno della Federcalcio mondiale, una mossa che mina la credibilità dell’istituzione calcistica e del torneo.

Come ricorda La Gazzetta dello Sport, il legame tra i due era nato addirittura durante il primo mandato dell’attuale presidente degli Stati Uniti e si era rafforzato ulteriormente con il ritorno del tycoon alla Casa Bianca. Al centro c’è anche il calcio, con gli Stati Uniti protagonisti della nuova fase di espansione globale della FIFA: dal Mondiale per Club al Mondiale 2026, passando per uffici, eventi, premi e relazioni politiche sempre più strette.


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Un anno fa, Infantino ed Eric Trump, figlio del presidente americano, si erano scambiati sorrisi e strette di mano alla Trump Tower, dove era stato esposto il trofeo del Mondiale per Club. Poco prima era stato raggiunto un accordo per l’affitto alla FIFA di alcuni spazi al 17° piano del grattacielo sulla Fifth Avenue, a Manhattan. La FIFA aveva già una sede a Miami, ma Infantino spiegò la scelta con la necessità di essere presente anche a New York: «Per essere globali bisogna essere ovunque».

L’affitto, stimato in alcune decine di migliaia di dollari al mese, rappresenta una cifra contenuta per i conti della FIFA, che dal ciclo legato al Mondiale 2026 in Nord America si attende ricavi complessivi per circa 14 miliardi di dollari. Ma l’operazione ha assunto un significato politico e simbolico, anche alla luce dei rapporti sempre più evidenti tra il presidente della FIFA e la famiglia Trump.

Secondo il documento diffuso dall’Ufficio per l’etica del governo degli Stati Uniti, Infantino avrebbe regalato a Donald Trump dieci biglietti per la finale del Mondiale per Club 2025, vinta dal Chelsea contro il Paris Saint-Germain, per un valore complessivo di 15 mila dollari. Non si tratta degli unici omaggi sportivi ricevuti dal presidente americano, nella cui lista figurano anche eventi come Super Bowl, Ufc, Us Open e Ryder Cup. Lo sport, del resto, è da tempo uno dei palcoscenici preferiti da Trump per consolidare consenso e visibilità.

Dal 2018 al Mondiale: l’evoluzione del rapporto Infantino-Trump

Il primo incontro pubblico tra Trump e Infantino risale al 2018, dopo l’assegnazione del Mondiale 2026 a Stati Uniti, Canada e Messico. Durante una visita nello Studio Ovale, il presidente americano accolse il numero uno della FIFA con toni di elogio. Infantino ricambiò consegnandogli una maglia e i cartellini utilizzati dagli arbitri. Da lì il rapporto si è progressivamente consolidato.

Nel gennaio 2020, al Forum economico mondiale di Davos (in Svizzera), Infantino arrivò a pronunciare parole di grande apertura nei confronti di Trump, parlando della necessità di un “American Dream” anche per il calcio. Le visite alla Casa Bianca divennero frequenti, fino alla presenza del presidente FIFA alla firma degli Accordi di Abramo tra Israele e alcuni Paesi arabi.

Con l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca, i rapporti tra FIFA e amministrazione statunitense si erano raffreddati. Ma con il ritorno di Trump al potere il legame è tornato centrale. Infantino ha partecipato al comizio post-elettorale di Washington, utilizzando anche una formula molto vicina allo slogan Maga: l’obiettivo, disse, era rendere «di nuovo grande» non solo l’America, ma il mondo intero.

Il rapporto si è poi spinto oltre il semplice piano istituzionale. Infantino è stato ospite della cerimonia di insediamento, ha frequentato Mar-a-Lago e ha sostenuto pubblicamente la candidatura di Trump al Nobel per la pace. Successivamente ha assegnato allo stesso Trump il nuovo FIFA Peace Prize, un riconoscimento che ha aumentato le polemiche sulla neutralità politica della Federazione internazionale.

Tra i gesti più discussi c’è anche l’annuncio di una donazione della FIFA al “Board of Peace”, organismo promosso da Trump per la ricostruzione di Gaza. A maggio, inoltre, Infantino ha seguito la visita di Stato del presidente americano nei Paesi del Golfo Persico, arrivando in ritardo al Congresso FIFA. Un episodio che ha provocato la protesta di alcuni dirigenti europei, che hanno abbandonato la sala.

Alla luce di questa sequenza di eventi, cinquanta europarlamentari hanno scritto al comitato etico della FIFA chiedendo un intervento. Il nodo riguarda il rispetto del principio di neutralità politica previsto dagli statuti della Federazione internazionale. La vicinanza tra Infantino e Trump, sempre più evidente e pubblica, rischia infatti di trasformarsi in un caso istituzionale per il governo del calcio mondiale.

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