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·18 agosto 2026

Akanji: «Abbiamo una difesa tostissima! L’Inter è ormai casa mia: possiamo battere chiunque»

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Akanji: «Abbiamo una difesa tostissima! L’Inter è ormai casa mia: possiamo battere chiunque». Segui le ultimissime sui nerazzurri

L’intervista di Manuel Akanji, difensore dell’Inter di Cristian Chivu, a La Gazzetta dello Sport.

INIZIO – «È stato un secondo tempo impegnativo, ma sono contento. Non credo che ci vorrà molto per tornare al 100%, anche perché sono stato in vacanza per tre settimane e, come faccio normalmente, ho continuato comunque ad allenarmi. All’inizio ho corso molto e fatto palestra, e da quando i miei compagni sono tornati dalla tournée lavoriamo insieme sul campo. Adesso non vedo l’ora di fare sul serio col Monza: un’altra stagione è un nuovo inizio».


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STONES – «Sono io davvero felice per lui, tra l’altro il Betis è un’ottima squadra. Ora deve ripetersi già alla prossima, non può finire qua… (ride, ndr). È stato divertente perché, proprio il giorno in cui è stato confermato il suo arrivo, poche ore prima io e mia moglie abbiamo incontrato sua moglie in spiaggia a Ibiza. Pura coincidenza. Siamo amici e abbiamo fatto delle vacanze insieme e lei ci ha detto: “Mi sa che alla fine verremo…”. Poi, qualche ora dopo, a casa vedo il messaggio di John. Adesso sto cercando di fargli conoscere l’Inter. Gli spiego tutto, provo a tradurre, l’altro giorno l’ho portato anche al ristorante. Ma è un ragazzo super, si adatterà in fretta».

PREMIER – «Dal punto di vista fisico dalla Premier si arriva già molto preparati. Tatticamente, invece, è diverso. Io, con Stones, al City giocavo a 4 e ho dovuto adattarmi. Per me è successo abbastanza velocemente e conosco John: sa fare tutto e non avrà problemi neanche lui. Ovviamente, avrà bisogno dell’aiuto di compagni e staff, ma è finito nel posto giusto».

DIFESA – «Per me, difendere è… la cosa più bella del mondo. La parte più importante del mio gioco. Sia a me che a John piace costruire da dietro e avere il pallone tra i piedi ma, ovviamente, la priorità è la marcatura. In questi aspetti all’Inter abbiamo fatto davvero un ottimo lavoro difensivo, come squadra. Personalmente, mi piace giocare in più posizioni anche perché l’allenatore mi aiuta e dà una certa libertà. Direi che il mister di difensori ne capisce…».

CHIVU – «Sì, me lo ricordo per il caschetto, ma anche per l’eleganza e la forza nei duelli, sembrava quasi divertirsi negli scontri. Proprio l’altro giorno ho visto il docu Netflix su Mourinho e c’era anche lui: non parla, ma che tackle faceva su Messi nell’anno del Triplete! Tutto esaltante».

CONCORRENZA – «È proprio quello di cui abbiamo bisogno per competere non soltanto in Italia, ma anche in Champions. Abbiamo una difesa tostissima, tra le migliori, e una grande squadra: in ogni posizione ci sono almeno due ottimi giocatori. Ora bisogna inserire i nuovi nel sistema, ma la concorrenza in allenamento sarà alta e questo migliora tutti».

INTER – «Che ha qualcosa di speciale. Fin dal primo giorno mi sono sentito accolto dalla squadra, dai tifosi e da tutte le persone intorno al club. Direi quasi che mi sono sentito subito… al sicuro. Ovviamente aiuta anche giocare e vincere, ma l’Inter non ti lascia mai solo. Ci sono ancora cose da migliorare e il nostro obiettivo è riuscirci, però questa è ormai casa».

SPOGLIATOIO – «Sommer mi mancherà, ma qui ho stretto tante amicizie, oltre a ritrovare John. I miei figli vanno nella stessa scuola dei figli di Mkhitaryan, con Calha e Bisseck ho un ottimo rapporto. So che sono tutti quelli che parlano inglese, ma anche con l’italiano va sempre meglio: capisco quasi tutto e riesco a cavarmela. L’altro giorno al cinema, per imparare, leggevo i sottotitoli italiani dell’Odissea. Davvero un bel film, ma il volume in sala era altissimo: alla fine, facevano male le orecchie».

CHAMPIONS – «Non dobbiamo avere paura di nessuno, mai entrare in campo con il dubbio di non poter vincere. Possiamo affrontare qualsiasi avversario pensando di batterlo, ma ovviamente dobbiamo dimostrarlo. In campionato e Coppa Italia lo abbiamo fatto, mentre in Champions siamo usciti presto e questo non è lo standard dell’Inter. Sappiamo di poter fare meglio, ma va tutto mostrato sempre con le prestazioni».

MONDIALI – «Sì, è stata dura perché eravamo stati migliori dell’Argentina e potevamo davvero vincere il Mondiale. Senza quel rosso a Embolo, penso che avremmo passato il turno noi. Avevamo persino ammutolito lo stadio, poi il gol di Julian ha chiuso tutto, ma resto orgoglioso della mia Svizzera. Con Lautaro non ne abbiamo parlato, non serve anche perché nessuno dei due è felice di come sia finito il Mondiale».

RIGORI – «Sì. Contro la Colombia agli ottavi mi ha frustrato non tanto lo sbaglio in sé, ma avere avuto troppi dubbi, anche perché avevo già sbagliato gli ultimi due rigori nei tornei con la Svizzera».

ERRORE – «In generale no, in quel caso sì… Se tiro bene e il portiere para, lo accetto. Non accetto di farmi divorare dai pensieri prima di calciare. Quindi basta: io combatto per 120 minuti, da ora in poi i rigori li lascio ai compagni».

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