Albertini si prepara al derby: «Ultima chiamata per il Milan. 10 punti sono tanti, ma mai dire mai. Su Leao dico…» | OneFootball

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·3 marzo 2026

Albertini si prepara al derby: «Ultima chiamata per il Milan. 10 punti sono tanti, ma mai dire mai. Su Leao dico…»

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Albertini, intervistato da La Gazzetta dello Sport, ha parlato così in vista del tanto atteso derby tra Milan e Inter

Il derby Milan-Inter, per Demetrio Albertini, è una partita definita come ha fatto Leao: «Una questione di vita o morte». L’ex centrocampista rossonero ne ha parlato in una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport. Ecco, di seguito, tutte le sue dichiarazioni.

LA FRASE DI LEAO «Ai miei tempi non c’era nemmeno bisogno di certi richiami. Da una parte avevamo Maldini, Baresi, Costacurta… Dall’altra c’erano Bergomi, Ferri, Berti, solo per citarne alcuni. Non era gente a cui occorreva spiegare il significato del derby con dichiarazioni pubbliche. Oggi, con tanti stranieri in più e rose che cambiano più spesso, credo Leao abbia voluto avvisare i compagni, soprattutto gli ultimi arrivati, sull’importanza di una partita così. Rafa è al Milan ormai da quasi sette anni e giustamente ha parlato da veterano».


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I CONSIGLI SUGLI STILI DI VITA PRE-DERBY «Vabbé, quello per un professionista dovrebbe essere la base sempre, non solamente nei giorni che precedono il derby (ride ndr). Forse Leao non ha usato tutte le parole nel modo giusto, ma condivido il suo messaggio di fondo: in un derby porti in campo il senso di appartenenza, la storia di un club, anche di chi c’era prima di te con quella maglia».

LA SETTIMANA DEL DERBY «Per me in allenamento non lo era, proprio perché un professionista, anche per rispetto dell’allenatore e dei compagni, mantiene sempre certi standard, di settimana in settimana. Ciò che realmente è differente è il contorno. I tifosi, la città… Lo avverti».

LA PREPARAZIONE «Se parliamo di sedute a Milanello e tattica, non penso proprio che Massimiliano Allegri tratti il derby in modo diverso da come, per esempio, ha fatto la scorsa settimana prima della Cremonese. O di come farà prima di incontrare Napoli e Juventus. Milan-Inter è sempre un incontro di calcio con ventidue uomini in campo. Il di più, piuttosto, è sul lato emozionale, perché è una partita di sentimento».

DERBY ULTIMA CHIAMATA SCUDETTO PER IL MILAN «Beh, è l’ultima chiamata. Se l’Inter vincerà domenica, potrà cominciare già a cucirsi lo scudetto sul petto e preparare i festeggiamenti. Per questo credo che la partita sia molto più importante per il Milan che per la squadra di Chivu».

TUTTO RIAPERTO SE VINCESSE IL DIAVOLO «Per me no, perché sette punti da recuperare sarebbero comunque tanti, specialmente con questa Inter che viaggia a mille in Serie A. Però, ecco, i nerazzurri dovrebbero poi stare attenti a non fare scivoloni. E nel calcio mai dire mai: io ho vinto uno scudetto da -7 a sette giornate dalla fine nel 1998-99, rimontando su di una grande Lazio. Noi le vincemmo tutte, loro ne persero due di fila con Roma e Juventus, e poi alla penultima giornata facemmo il sorpasso decisivo».

I RICORDI DEL DERBY 1998-99 «Bei tempi (ride ndr). I derby di una volta, come ho detto, erano diversi, con tanti italiani sentivi la sana rivalità in campo».

L’IMPREVEDIBILITÀ DEL DERBY «Assolutamente. Prendiamo gli ultimi sei derby: il Milan si è presentato praticamente sempre con gli sfavori del pronostico, ma ne ha vinti quattro e pareggiati due. Il derby sfugge alle normali logiche di classifica».

IL MILAN DI ALLEGRI «Allegri ha saputo dare una certa consapevolezza alla squadra, oltre a solidità tattica e mentale. Mi incuriosisce, però, un aspetto: il Milan fa molto meglio nei secondi tempi che nei primi 45 minuti».

STRATEGIA O MENTALITÀ «Da fuori non saprei dirlo. Di sicuro è questione anche di mentalità vincente: non può essere un caso che i rossoneri trovino spesso gol nei finali di gara, come successo pure domenica a Cremona».

LE CRITICHE SULL’ECCESSIVA PRUDENZA «Non mi va di giudicare dall’esterno il lavoro di un professionista come Max. Si sapeva fin dal principio che la sua prima missione sarebbe stata ritrovare un certo equilibrio e credo proprio ci sia riuscito. Poi non ne farei nemmeno una questione di moduli, bensì di interpretazione dei ruoli e caratteristiche dei calciatori. Adesso si parla di 4-3-3, ma il Milan gioca con il 3-5-2 esattamente come l’Inter, che è capolista e ha nettamente il miglior attacco della Serie A. Cosa cambia davvero? Se da quinto ho un giocatore dalle eccezionali doti offensive come Dimarco, per esempio…».

IL DIGIUNO DI PULISIC «Succede agli attaccanti. Ha fatto una prima parte di stagione straordinaria e ora sta girando male. Non mi preoccuperei più di tanto».

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