Milannews24
·16 settembre 2026
Altafini sentenzia: «Leao ero stufo di vederlo, sembra che giochi per farti un favore»

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·16 settembre 2026

Il ritorno del Benfica a San Siro riporta alla memoria una delle pagine più importanti della storia del Milan. Nel 1963 fu proprio José Altafini il grande protagonista della finale di Coppa dei Campioni contro la squadra portoghese guidata da Eusebio, grazie alla doppietta che consegnò ai rossoneri il primo trionfo europeo della loro storia.
Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l’ex attaccante brasiliano ha ricordato quella notte indimenticabile, il rapporto con il club rossonero e ha espresso il proprio punto di vista sul momento attuale della squadra, soffermandosi anche sulla partenza di Rafael Leao.
Che ricordi conserva della vigilia e della finale di Coppa dei Campioni contro il Benfica?
«Il giorno prima andammo a vedere una partita del Fulham e a un certo punto si infortunò un centromediano. Ai tempi non c’erano le sostituzioni e il suo allenatore lo mandò a giocare centravanti. I miei compagni mi presero in giro tutta la sera: ‘Vedi José, il centravanti non conta niente’. Nei 90 minuti della finale per fortuna cambiarono idea».
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Quali furono secondo lei gli episodi decisivi che permisero al Milan di battere il Benfica?
«Perché Cesare Maldini, come si è raccontato mille volte, decise dal campo di cambiare la marcatura su Eusebio, che stava facendo impazzire Benitez. Rocco dalla panchina non riusciva a comunicare con noi e Maldini, come se fosse l’allenatore, spostò Trapattoni su di lui. Poi perché il Benfica giocò in 10 a lungo per un infortunio».
Di quella partita storica cosa le è rimasto, oltre al ricordo della vittoria?
«Me la tolse un tifoso a fine partita, le scarpe chissà. Mi resta un durone sul polpaccio, mi venne per un calcio di Humberto e non mi è mai andato via, anche se passai tutta la sera col ghiaccio, senza festeggiare. Poi rimane la memoria. A fine partita, ricordo un lungo abbraccio con Rocco. Gli dissi che ero molto felice per lui, sapevo che avrebbe lasciato il Milan».
Il suo rapporto con il Milan si interruppe in maniera complicata: cosa accadde in quel periodo?
«Sì, con il Milan finì male ma io nel cuore non l’ho mai lasciato. Sono andato via perché, ogni volta che perdevamo, Gipo Viani veniva addosso a me e mi urlava: ‘Abbiamo perso per colpa tua’. Amarildo una volta mi difese ma io chiesi di essere venduto. E andai al Napoli».
Guardando al presente, come valuta il Milan attuale e le strategie adottate dalla società sul mercato?
«Quando uno vuole fare uno squadrone prende tre giocatori super. Gullit, Van Basten e Rijkaard. Questo Milan non lo so, mi sembra abbia preso tanti giocatori che non danno impulso, anche se Gila è molto bravo. Se pensiamo che con Kessie, Tonali e Theo era fortissimo…».
Su Rafael Leao: il suo addio ha rappresentato una perdita oppure era arrivato il momento di cambiare?
«Leao ero già stufo di vederlo, sembra che giochi per farti un favore».
Gonçalo Ramos invece è un giocatore che secondo lei va difeso dalle critiche?
«Di sicuro non ha colpe per partite come Juve-Milan, in cui non ha ricevuto una sola giocata da un compagno. Succedeva anche a me, e mi criticavano. Se giocassi oggi, mi muoverei per il campo, in serate così mi sposterei all’ala o più indietro. Ai miei tempi, non si faceva».
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