Amorim, 11 punti in 5 giornate e già il funerale: non rompete le scatole all’allenatore del Milan | OneFootball

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·22 settembre 2026

Amorim, 11 punti in 5 giornate e già il funerale: non rompete le scatole all’allenatore del Milan

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Il Milan di Ruben Amorim ha raccolto 11 punti nelle prime cinque partite di Serie A, ma tra critiche e processi anticipati sembra già dimenticato il valore del tempo necessario per costruire una squadra

Nel calcio italiano esiste una strana abitudine: aspettare il primo momento di difficoltà per decidere che qualcosa non funziona. Non importa il contesto, non importa il percorso, non importa nemmeno cosa raccontino i numeri. Basta una partita deludente, qualche scelta tattica discutibile o un pareggio arrivato male per trasformare un progetto appena iniziato in una presunta crisi.


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È successo anche con Ruben Amorim. Dopo appena cinque giornate di campionato, qualcuno aveva già iniziato a preparare il funerale sportivo dell’allenatore portoghese. Come se il Milan fosse già una squadra fallita, come se un tecnico arrivato con idee nuove, metodi diversi e una rosa profondamente cambiata dovesse essere giudicato come se fosse alla guida dello stesso gruppo da anni.

E invece il campo dice una cosa molto semplice: 11 punti nelle prime cinque giornate di Serie A. Un dato che non racconta un Milan perfetto, perché non esiste una squadra perfetta dopo un mese di stagione, ma racconta una squadra che ha iniziato il proprio percorso con una base concreta.

Quindi sì, si può discutere il gioco, si possono analizzare le difficoltà, si possono evidenziare gli errori. Ma non si può trasformare ogni dettaglio in un’accusa. Non si può chiedere a un allenatore di costruire in poche settimane quello che normalmente richiede mesi di lavoro.

Il Milan ha scelto Amorim per un progetto, non per una soluzione temporanea

Il punto centrale è proprio questo: il Milan ha scelto Amorim perché credeva nelle sue idee. Un allenatore non arriva a Milanello soltanto per gestire l’emergenza del momento, ma per dare una direzione precisa alla squadra.

Per farlo servono tempo, pazienza e anche la possibilità di sbagliare. Perché un nuovo sistema di gioco non diventa automatico dopo cinque partite, soprattutto quando ci sono nuovi interpreti, giovani da valorizzare e giocatori chiamati ad adattarsi a richieste differenti.

Le rotazioni, le prove tattiche e alcune scelte di formazione fanno parte del percorso. Se ogni decisione diversa dal previsto viene trasformata in una colpa, allora si finisce per vivere il calcio soltanto attraverso il risultato immediato.

Il problema non è la critica. La critica è fondamentale e fa parte del mondo Milan. Il problema è la sentenza anticipata.

Amorim deve essere giudicato, ma non dopo cinque giornate

A un allenatore di una grande squadra si chiedono risultati, crescita e ambizione. Nessuno mette in dubbio questo principio. Amorim dovrà dimostrare sul campo di meritare la fiducia ricevuta, perché il Milan ha obiettivi importanti e non può accontentarsi.

Ma c’è una differenza enorme tra chiedere risposte e pretendere verdetti immediati.

Dopo cinque giornate non si decide il valore definitivo di un allenatore. Si osservano segnali, si valutano miglioramenti, si analizzano problemi. Il giudizio vero arriva con il tempo, quando il lavoro quotidiano può essere confrontato con gli obiettivi stagionali.

Per questo il messaggio è diretto: tifosi e colleghi giornalisti, non rompete il cazzo ad Amorim. Non perché l’allenatore portoghese debba essere protetto dalle critiche, ma perché merita almeno la possibilità di dimostrare cosa può costruire.

Il calcio moderno corre troppo veloce e spesso dimentica una regola elementare: una squadra non nasce in cinque partite. Il Milan ha scelto una strada, ora deve avere la coerenza di percorrerla fino in fondo prima di decidere se sia quella giusta.

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