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·17 settembre 2026

Andy - il fucile

Immagine dell'articolo:Andy - il fucile

Ci sono serate così improbabili che diventano possibili. L’Inter comincia la sua Champions League nel 2003 in casa dell’Arsenal. In altre parole: missione impossibile. Specie per quella versione dei Gunners di Arsene Wenger, famosa come gli invincibili. Finiranno la Premier League con zero sconfitte in trentotto partite, record mai eguagliato da nessuno. Era successo solo un’altra volta, al Preston North End, nell’88-89. Per la precisione, 1888-89. Due secoli prima.

L’Arsenal di Ljungberg e di Pires, di Bergkamp e di Henry, di Vieira e di Kanu. L’Inter sul mercato arriva da una piccola rivoluzione. Servono gli esterni, aveva tuonato Hector Cuper. Ne arrivarono ben quattro: Kalilou Fadiga, che non esordirà mai per problemi cardiaci, Eriberto, che tornerà presto al Chievo, Kily Gonzales dal Valencia e poi un’ala dall’Ajax, che pochi mesi prima aveva incantato in Champions League, segnando tra gli altri un fantastico gol all’Olimpico. Aveva colpito l’esultanza, che gli era valsa il soprannome di the Dutch Sniper, il cecchino olandese. Andy Van Der Meyde.


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Che ad Highbury, il vecchio, mitico, stadio dell’Arsenal ha la sua notte di gloria. Le marcature le apre Julio Cruz, arrivato dal Bologna in sostituzione di Hernan Crespo ceduto all’Ajax. Sembrava un rimpiazzo, si rivelò una fortuna: Julione vinse quattro scudetti, due Coppe Italia e tre supercoppe italiane con la maglia dell’Inter. L’Arsenal parte forte, anzi fortissimo, ma Toldo è in serata, come ogni tanto gli capitava in Europa in quegli anni, tipo a Valencia qualche mese prima. Para tutto. A passare è l’Inter, proprio con Cruz. Palla filtrante di Martins, controllo a seguire, delizioso tocco a scavalcare Seaman in uscita. Neanche il tempo di capire cosa è successo, per i londinesi, che l’Inter ne fa un altro: cross di Kily Gonzales da sinistra, la difesa prolugna di testa, il pallone si impenna e scende piano piano. Sembra cadere per terra, quando un terrificante destro al volo lo sposta. Andy Van Der Meyde capisce per primo cosa è successo e imbraccia il suo fucile immaginario. Zero a due. C’è tempo per Francesco Toldo di ricoprirsi di gloria, parando un rigore a Thierry Henry. E c’è ancora tempo per vedere Oba Martins scippare palla a Kolo Tourè e segnare uno di queli gol difficilissimi da capire anche alla moviola, con una coordinazione personalissima ma senz’altro efficace. Nel secondo tempo l’Arsenal attacca, ma la partita è finita, anzi l’Inter nel finale sfiora addirittura lo 0-4.

I leoni di Higbury, titolò qualche giornale il giorno dopo, appellativo che era nato nel 1934, quando la Nazionale Italiana perse onorevolmente - era rimasta in dieci quasi subito, non esistevano le sostituzioni - per 3-2 in amichevole contro gli inglesi. I due gol italiani? Entrambi di Giuseppe Meazza.

Andy Van Der Meyde oggi, dopo una carriera non all’altezza delle aspettative, è diventato un personaggio molto influente su Instagram, e si occupa di varie cose. Spesso parla della sua carriera, e sul momento più splendente non ha mai dubbi. Quella volta in cui ad Highbury è stato, per una notte nerazzurra, il cecchino olandese.

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