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·3 luglio 2026

Arbitri, promossi e bocciati: le mie valutazioni dopo la stagione più difficile degli ultimi anni

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Partiamo da una considerazione generale, perché credo sia necessaria prima di parlare di promossi e bocciati.

È stata una stagione davvero difficile, probabilmente una delle più complicate degli ultimi anni. Un’annata strana, travagliata, segnata non solo dagli episodi tecnici ma anche da vicende extra-campo che hanno inevitabilmente inciso sul clima generale.


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Proprio per questo voglio fare una precisazione. Sul caso Rocchi-Gervasoni preferisco non esprimermi almeno finché non sarà concluso il primo giro di valutazioni e non saranno emessi i primi giudizi. Allo stesso modo, non ritengo corretto entrare nel merito del caso Dionisi e del pasticcio legato alle graduatorie, perché credo sia giusto attendere che il quadro sia definitivamente chiarito.

C’è però un aspetto sul quale mi sento di esprimere un giudizio netto, ed è quello tecnico. Qui non c’entrano la politica associativa, le vicende disciplinari, la squalifica di Zappi o tutto quello che è accaduto fuori dal terreno di gioco. Io parlo esclusivamente di arbitri, di prestazioni, di qualità tecnica.

E da questo punto di vista, per quella che è la mia esperienza, credo che questa sia stata la stagione peggiore da quando sono approdato alla CAN, nel lontano 2008. È una valutazione esclusivamente tecnica, che nasce da ciò che abbiamo visto settimana dopo settimana sul campo.

Fatta questa premessa, veniamo ai promossi e ai bocciati.

Partiamo da un presupposto importante. La CAN aveva chiesto di congelare promozioni e dismissioni, motivando questa richiesta con tutte le vicende che hanno coinvolto il mondo arbitrale negli ultimi mesi, dal caso Zappi fino agli altri episodi che hanno interessato i vertici.

Personalmente, però, ho la sensazione che dietro questa richiesta ci fosse anche un’altra motivazione. Ogni anno, infatti, le dismissioni generano inevitabilmente ricorsi e contestazioni. Congelare tutto avrebbe significato evitare questo rischio, soprattutto in una stagione caratterizzata da grande confusione.

Penso in particolare alla questione degli anni di permanenza negli organici, un tema che non è mai stato chiarito fino in fondo e sul quale mi auguro si arrivi finalmente a una posizione definitiva.

Detto questo, ritengo molto difficile che questa richiesta possa essere accolta. Sarebbe infatti necessario aumentare il budget in una fase in cui, invece, si parla ovunque di contenimento dei costi. Mantenere in organico tutti gli arbitri significherebbe reperire risorse aggiuntive che, a spanne, potrebbero aggirarsi intorno ai 400-500 mila euro. In questo momento mi sembra un’ipotesi poco realistica.

Ecco perché credo che, alla fine, promozioni e dismissioni ci saranno. A quel punto sarà interessante capire chi avrà meritato la conferma, chi la promozione e chi, invece, dovrà lasciare la CAN.

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Partiamo dalle dismissioni.

Alla fine il Comitato Nazionale ha confermato cinque uscite dall’organico della CAN. Tre sono legate esclusivamente al limite di permanenza nel ruolo: Rosario Abisso, Ivano Pezzuto e Marco Piccinini. Su queste c’è poco da discutere, perché il regolamento parla chiaro: una volta raggiunto il limite previsto, se non arriva una deroga, l’avvicendamento è inevitabile.

Discorso diverso, invece, per Federico Dionisi e Luca Massimi, che sono stati dismessi per motivate valutazioni tecniche. E qui inevitabilmente il dibattito si accende.

Di Dionisi si è parlato tantissimo nelle ultime settimane, non tanto per il rendimento in campo, quanto per tutta la vicenda legata alla graduatoria finale. È una storia sulla quale, come ho detto all’inizio, preferisco non entrare nel merito, perché credo sia corretto attendere che tutti gli aspetti vengano chiariti. Ma sono pronto a scommettere che la vicenda si chiuda qui, anche perché i dismessi entreranno nel corpo VAR.

Per quanto riguarda Massimi, in questi anni alla CAN non è mai riuscito a compiere il salto di qualità.

Passiamo ora alle promozioni, che rappresentano sempre il momento più bello per un direttore di gara.

Dalla CAN C salgono in Serie A e Serie B cinque arbitri: Mattia Drigo della sezione di Portogruaro, Alberto Poli della sezione di Verona, Marco Di Loreto della sezione di Terni, Edoardo Manedo Mazzoni della sezione di Prato e Dario Madonia della sezione di Palermo.

Sono promozioni che, almeno sulla carta, rispecchiano abbastanza fedelmente quanto emerso nel corso della stagione.

Drigo, Poli, Di Loreto e Mazzoni arrivano al salto dopo tre anni di permanenza in CAN C. Il caso particolare è quello di Madonia, che conquista la CAN al sesto anno dopo aver beneficiato della deroga nella passata stagione.

Come sempre sarà il campo a dire se queste scelte si riveleranno corrette. Entrare in CAN rappresenta un traguardo importante, ma è anche il momento in cui inizia la parte più difficile della carriera arbitrale. Cambiano il livello delle partite, cambiano le pressioni, cambia la gestione tecnica e mentale delle gare. Per questo motivo il vero esame comincerà soltanto dalla prossima stagione.

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Un ultimo passaggio riguarda i Video Match Officials.

Anche qui troviamo degli avvicendamenti. Per motivate valutazioni tecniche escono Matteo Gualtieri, Marco Monaldi, Marco Serra ed Emanuele Prenna. Vale la pena ricordare che Prenna, prima di diventare VMO, era un arbitro e non un assistente. Luigi Nasca, invece, lascia l’organico per raggiunti limiti di permanenza nel ruolo.

In conclusione, credo che queste nomine segnino la fine di una stagione che definire complicata è persino riduttivo. Adesso, però, bisogna voltare pagina.

La speranza è che il prossimo campionato riporti finalmente il dibattito dove dovrebbe essere sempre: sul terreno di gioco, sulla crescita tecnica del movimento. Perché negli ultimi mesi si è parlato troppo di tribunali, esposti, polemiche e vicende associative, e troppo poco di arbitraggio. Sarebbe il segnale migliore per tutto il sistema.

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