Arezzo, il laboratorio che può fare scuola: quando uno stadio diventa un progetto di città | OneFootball

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Calcio e Finanza

·3 settembre 2026

Arezzo, il laboratorio che può fare scuola: quando uno stadio diventa un progetto di città

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Lo stadio, inteso come impianto dove giocare meramente ed esclusivamente a calcio non esiste più. Un’affermazione tanto forte quanto vera a tutte le latitudini se si considera che in Europa e nel mondo gli impianti, di nuova realizzazione e ancora più oggetto di progetti di rigenerazione urbana, sono a tutti gli effetti degli hub polifunzionali.

Dei grandi contenitori dove lo sport – e non solo il calcio – rappresenta un aspetto, magari anche predominante ma non di certo l’unico.


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Sì perché lo stadio ha smesso pressoché ovunque, di essere considerato soltanto il luogo dell’evento sportivo e ha assunto un ruolo più ampio, legato alla trasformazione urbana, alla produzione di servizi e alla capacità di generare valore economico e sociale in maniera continuativa per il territorio che lo ospita, oltre che per la o le società sportive che lo utilizzano e, in buona parte dei casi, gestiscono ma non sempre possiedono.

In Italia invece, il dibattito sugli impianti sportivi italiani si è concentrato quasi esclusivamente sull’età delle strutture, sulla necessità, non procrastinabile, di adeguarle agli standard contemporanei e decisamente meno sulla costruzione di nuovi stadi, spesso rallentati da iter farraginosi e da difficili dialoghi tra società e amministrazioni locali.

Una discussione spesso confinata all’interno del perimetro sportivo, tra esigenze di sicurezza, sostenibilità economica e competitività dei club.

Ma questo “modello italiano”, questo paradigma, del tutto superato come detto nei Paesi vicini e lontani, è forse destinato a diventare storia anche nel nostro Paese, grazie a un progetto che ha saputo interpretare prima di tutti l’opportunità creata dalla cosiddetta “Legge Stadi” e diventare realtà.

Si tratta del progetto del nuovo “Città di Arezzo”, già anticipato nell’apertura della rubrica “Stadi che rigenerano”, attraverso l’intervista al coordinatore, l’architetto Carlo Antonio Fayer, a cura del Direttore di Calcio e Finanza, Luciano Mondellini, che viene approfondito in questo nuovo appuntamento.

Perché quello dell’Arezzo è un intervento che va oltre la semplice riqualificazione dell’impianto e che, per impostazione, metodo e rispetto del quadro normativo, viene osservato – e lo sarà sempre di più – da amministrazioni, operatori del settore e addetti ai lavori come uno dei primi veri laboratori italiani del nuovo corso sugli stadi

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