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·28 settembre 2026

Armani pronta a cedere il 15%: in corsa LVMH, L’Oréal ed EssilorLuxottica

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Armani si prepara ad avviare i colloqui formali con LVMH, L’Oréal ed EssilorLuxottica per una possibile cessione di una quota di minoranza del gruppo, mentre la maison prova a definire una nuova strategia dopo la scomparsa di Giorgio Armani. Secondo quanto riportato dal Financial Times, gli incontri con i tre potenziali investitori dovrebbero tenersi nelle prossime settimane. Lo stesso Armani aveva indicato nel proprio testamento la volontà di cedere una prima quota del 15% entro 18 mesi dalla sua morte, dopo avere difeso per decenni l’indipendenza del gruppo.

Tra le ipotesi discusse informalmente ci sarebbe anche una suddivisione di quel 15% tra i tre soggetti, così da coinvolgere contemporaneamente LVMH, L’Oréal ed EssilorLuxottica. Al momento, però, nessuno dei tre sembrerebbe intenzionato a effettuare un investimento particolarmente rilevante nel breve periodo.


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La nuova strategia dopo Giorgio Armani

La scomparsa del fondatore ha aperto una fase delicata per un gruppo costruito per oltre cinquant’anni attorno alla sua figura, con un controllo molto stretto sia sul fronte creativo sia su quello commerciale. A un mese dalla morte di Armani, Giuseppe Marsocci è stato nominato amministratore delegato e sta lavorando, con il supporto di Boston Consulting Group, a una revisione della strategia. L’obiettivo è definire meglio il posizionamento dei diversi marchi e aumentare il peso delle categorie a maggiore marginalità, in particolare gli accessori.

Anche la governance è stata rivista. Nel consiglio di amministrazione sono entrati profili esterni come l’ex numero uno di Gucci Marco Bizzarri e il fondatore di Yoox Federico Marchetti, mentre Leo Dell’Orco, storico dirigente del gruppo, è diventato presidente. Sul piano creativo, Armani ha affidato questo mese a Dario Vitale il compito di rilanciare Emporio Armani, marchio che genera quasi un terzo dei circa 2,2 miliardi di euro di ricavi annui del gruppo.

Vitale, reduce dall’esperienza in Miu Miu, avrà il compito di rendere Emporio più giovane e riconoscibile, mantenendo però i tratti distintivi della maison. A lui sarà affidato anche il rafforzamento dell’offerta negli accessori, area indicata dal management come una delle principali opportunità di crescita.

Ricavi in calo, EBITDA in crescita e valutazioni distanti

I colloqui sulla possibile cessione arrivano in una fase ancora complessa per il settore del lusso. Nel 2025 i ricavi di Armani sono diminuiti del 2,8% a 2,19 miliardi di euro, dopo il calo del 5% registrato nel 2024. L’EBITDA è invece salito del 3,2% a 153 milioni di euro, sostenuto dalla riduzione dei costi e dal miglior andamento di Armani Privé.

Le discussioni con i potenziali investitori, inizialmente attese per giugno, sono state rinviate proprio per consentire al nuovo management di lavorare alla riorganizzazione interna e dovrebbero ora entrare nel vivo tra fine settembre e inizio ottobre. Tra i tre soggetti coinvolti, EssilorLuxottica e L’Oréal hanno già rapporti commerciali consolidati con Armani. Il gruppo dell’occhialeria ha un accordo di licenza fino al 2038, mentre quello della cosmetica ha una partnership che arriva fino al 2050.

Anche LVMH avrebbe manifestato interesse a partecipare al processo, pur con qualche dubbio sulla compatibilità del portafoglio Armani con quello del gruppo francese, maggiormente concentrato su marchi con forte esposizione agli accessori ad alta marginalità. Uno dei nodi principali resta però la valutazione. Secondo il Financial Times, persone vicine ad Armani avrebbero indicato un valore intorno ai 10 miliardi di euro, mentre i potenziali investitori collocherebbero il gruppo in una fascia compresa tra 3 e 7 miliardi.

Se non dovesse emergere un accordo con uno dei soggetti indicati dal fondatore o con altri compratori ritenuti adeguati, resta sul tavolo anche l’ipotesi di una quotazione in Borsa. La vera sfida, al di là della cessione della quota, sarà dimostrare che il gruppo possa continuare a crescere anche senza il suo fondatore, trasformando una maison fortemente identificata con Giorgio Armani in una struttura capace di reggersi su una governance e una strategia autonome.

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