Arnautovic si racconta: «Non sono pigro. E su Stankovic non ho dubbi: può diventare un leader della Serbia» | OneFootball

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Inter News 24

·5 giugno 2026

Arnautovic si racconta: «Non sono pigro. E su Stankovic non ho dubbi: può diventare un leader della Serbia»

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L’ex attaccante dell’Inter Arnautovic ripercorre alcuni aspetti della sua carriera, risponde alle critiche ricevute negli anni e incorona il giovane Aleksandar Stankovic

Ospite del podcast “Alesto” condotto da Aleksandar Stojanović, Marko Arnautovic ha affrontato diversi temi legati alla sua esperienza nel calcio professionistico. L’ex centravanti dell’Inter ha parlato della percezione che molti tifosi hanno avuto di lui nel corso della carriera, soffermandosi anche sui rimpianti per non aver sempre sfruttato appieno il proprio potenziale. Nel corso dell’intervista, inoltre, ha dedicato parole importanti ad Aleksandar Stankovic, giovane talento cresciuto nel settore giovanile nerazzurro e oggi protagonista in Belgio.


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IN MOLTI TI HANNO SPESSO DESCRITTO COME UN GIOCATORE POCO PROPENSO AL SACRIFICIO. COSA RISPONDI A QUESTA ETICHETTA?

«Sento e vedo da anni che la gente pensa che io non voglia correre e che sia pigro, ma io so quando devo correre e quando non è necessario. Non ho mai quel momento in cui mi fermo e mi dico che adesso non correrò. Semplicemente percepisco quando è il momento giusto e quando no. È così che funziono».

GUARDANDO INDIETRO, CREDI DI AVER ESPRESSO TUTTO IL TUO POTENZIALE NELLA TUA CARRIERA?

«Ho sempre voluto essere ai massimi livelli e avere una grande carriera. Non ho tirato fuori il massimo da me stesso; avrei dovuto fare meglio alcune cose e penso che, se l’avessi fatto, avrei ottenuto ancora di più. Mi pesava andare in palestra, rimandavo sempre al giorno dopo o a quello successivo, ma non si può andare avanti così».

TRA I GIOVANI SERBI IN CIRCOLAZIONE, CHI VEDI COME FUTURO LEADER DELLA NAZIONALE?

«Aleksandar Stankovic. Alex. Quando ero all’Inter si allenava spesso con noi e io lo guardavo come un fratellino, come qualcuno guardava me quando ero giovane. Si vedeva che aveva qualità, ma non era ancora qualcosa di clamoroso. Poi è stato bravissimo a dire: “Ora vado da un’altra parte e costruisco la mia carriera”. Al Bruges segna, fa assist, corre ovunque. È un altro Alex. Fenomenale. Può diventare un punto di riferimento per la nazionale serba, al cento per cento».

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