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·10 settembre 2026

ATTENZIONE A…Archie Brown

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In un Fenerbahce dai grandi nomi forse non spicca quello di Archie Brown, che è però la certezza di Kartal sulla fascia sinistra difensiva.

Pagine Romaniste (L.Suriano) – A una prima occhiata, senza dubbio il Fenerbahce di Ismail Kartal spaventa soprattutto per il suo potenziale offensivo. Mason Greenwood è la stella polare di ogni attacco, con la sua capacità di accendere il gioco e concludere in porta partendo dal centrodestra, mentre Oguz Aydin, Kerem Akturkoglu e Nene Dorgeles (in attesa di Asensio) sono i fantasisti e le ali deputati di accompagnarlo, di dare alla manovra rapidità e movimenti senza palla. Vedat Muriqi, riscopertosi bomber in Spagna dopo una brutta esperienza alla Lazio, è il finalizzatore d’area di rigore. In attesa di Romelu Lukaku, gigante capace di far salire la squadra e di battere a rete con potenza e freddezza. Il belga è arruolabile e sarà arruolato, ma è ancora lontano dalla migliore condizione.


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Per rendere efficace il gioco sulle fasce tanto caro al tecnico turco, però, è necessaria la spinta dei terzini, ed è qui che si inserisce il profilo di Archie Brown. Il terzino sinistro classe 2002 è lo stantuffo che macina chilometri sull’out mancino, dotato di corsa e soprattutto di grande fisicità.

L’Italia nel destino?

A un certo punto sembrava che l’inglese di origine giamaicana potesse diventare avversario della Roma già un anno fa. Su di lui, giocatore del Gent, era forte l’interesse del Milan alla ricerca di un rimpiazzo per il partente Theo Hernandez. Più rapido, e forse più convinto, però si dimostrò il Fenerbahce, che sborsò 8 milioni di euro ai belgi per assicurarselo (i rossoneri virarono invece su Estupinan).

Nativo di Birmingham e cresciuto nel settore giovanile del West Bromwich prima e del Derby County poi, Brown ha già una reputazione da giramondo. Per lanciare la sua carriera, considerato il poco spazio in terra d’Albione, ha infatti scelto il Losanna, dove una stagione da 5 reti nella seconda serie svizzera ha catturato l’attenzione del già citato Gent.

Con i biancoblu vanta quasi 80 presenze in due anni, 3 gol e 10 assist in tutte le competizioni. Numeri tutt’altro che banali per un calciatore che, nella sua seconda annata sotto la guida di Vrancken prima e Milicevic poi ha parzialmente arretrato il suo raggio d’azione, impiegato spesso come terzino in una difesa a quattro o addirittura come braccetto difensivo sinistro.

Archie Brown, colosso di fascia

La duttilità è una, non l’unica, delle doti di questo ragazzone britannico. Alto 190 centimetri per 86 chili, unisce grande potenza a una corsa quasi da centometrista. La stazza gli permette di farsi valere nel gioco aereo in entrambe le fasi del gioco. Tecnicamente, non è un giocatore raffinatissimo né in conduzione né nel fondamentale del cross, ma la velocità in accelerazione lo rende un elemento valido nel dribbling in campo aperto.

Con il Fenerbahce, nonostante una fase di adattamento complessa, ha messo a segno 5 gol e 7 assist nella stagione 2025/26, cui va aggiunto il pesantissimo colpo di testa con cui ha realizzato il momentaneo 2-0 (2-1 il finale) nella partita di ritorno dei preliminari di Champions League contro il Lione. I numeri sono frutto di una presenza costante in fase d’attacco, con sovrapposizioni continue e inserimenti senza palla. Brown è un giocatore prevalentemente di fascia, ma ha discrete doti di trasmissione nel gioco corto e palla a terra, pur senza avventurarsi spesso nelle zone intermedie del campo.

Le lacune del laterale emergono principalmente quando deve dilettarsi nella fase difensiva. Più adatto come esterno di centrocampo che come terzino puro, è un elemento che usa la propria fisicità come ultima spiaggia per rimediare agli sbagli, ma che spesso pecca nel posizionamento, è morbido o troppo avventato nei contrasti e commette errori di distrazione. Caratteristiche che, ironicamente, lo accomunano con le dovute proporzioni (a favore dell’argentino) a Nahuel Molina, che oggi potrebbe fronteggiarlo sulla corsia in una sfida all’ultimo scatto.

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