Ausilio a ruota libera: “Dopo Dumfries cerchiamo un giovane. Gabigol? Volevamo Gabriel Jesus, Suning prese l’altro“ | OneFootball

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·8 giugno 2026

Ausilio a ruota libera: “Dopo Dumfries cerchiamo un giovane. Gabigol? Volevamo Gabriel Jesus, Suning prese l’altro“

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Piero Ausilio, direttore sportivo dell’Inter, è stato ospite di Alessandro Cattelan nel podcast Supernova. Un viaggio a 360 gradi tra aneddoti del passato, dinamiche di mercato e retroscena inediti su acquisti, cessioni e grandi rimpianti della storia nerazzurra.

Il dirigente nerazzurro ha aperto l’intervista svelando un retroscena sul gelido addio di Romelu Lukaku e facendo il punto sulla fascia destra dopo la partenza dell’esterno olandese:


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“Come ci siamo salutati con lui? Un momento imbarazzante, di freddezza. Alessandro Cattelan mi ha chiesto se ci fossimo detti ‘We grande’, ma mi sembrava esagerato. In realtà ho usato ironicamente un altro termine che non so se si può dire: non era we grande, ma era ‘grande…’ comunque. Il mercato di oggi è difficile, i nostri competitors sono all’estero visto che in Champions ci confrontiamo con club molto più ricchi. Ora cerchiamo un sostituto più giovane di Denzel Dumfries, che è andato al Real Madrid. Il nostro obiettivo è rimanere sempre competitivi ai massimi livelli”.

Il valore di Barella e l’autoregolazione dello spogliatoio

Solleticato sul capitano e pilastro del centrocampo, Ausilio ha blindato il sardo spiegando come funziona la leadership interna:

La valutazione: “Barella quanto vale? Non è sul mercato, quindi non ha un prezzo. Se arriva un’offerta da 500 milioni di euro? Qualcosa meno e magari una buona parte la daremmo anche a lui, probabilmente (ride, ndr)”.

La gestione del gruppo: “Lo spogliatoio deve autoregolarsi, poi eventualmente arriva il dirigente. Nello spogliatoio dell’Inter oggi ci sono figure come Barella e Lautaro Martinez che trasmettono più di altri i valori del club e fanno i richiami quando servono”.

Come si stabilisce il prezzo di un calciatore e il “caso” Inghilterra

“Per stabilire il valore ci sono parametri oggettivi come l’età, la durata del contratto e le prestazioni. Poi ci sono variabili soggettive che dipendono dalla domanda. Se hai un giocatore sul mercato richiesto da 5 o 6 squadre, puoi fare un’asta. Quando invece è un di più e la domanda è bassa, fai fatica. Oggi vendere in Inghilterra è sicuramente più redditizio. Per due o tre anni c’è stata anche l’Arabia Saudita, dove i margini di guadagno erano superiori se ricevevi una chiamata. Quello che manca a noi è un mercato interno di livello: si fa fatica a vendere e comprare tra noi. Quante operazioni ricordate tra Inter, Juve e Milan negli ultimi 4 o 5 anni? Pochissime. Si approfitta di qualche parametro zero, come successo con Calhanoglu, ma è raro fare mercato tra big italiane. Si tende a vendere fuori”.

La fobia dei grandi tornei: “Attenti alle fregature di Mondiali ed Europei”

In vista delle grandi manifestazioni estive, Ausilio predica calma sulle scommesse dell’ultimo minuto: “Io ho paura dei Mondiali e degli Europei, rischi di prendere tante fregature. A un calciatore può capitare il mese dell’exploit, il mese della vita: fanno cose pazzesche, vengono trasferiti in società importanti e poi spariscono. Il giocatore forte che arriva al Mondiale è già forte di suo. L’altro giorno pensavo se mandare o no qualche scout a fare un giro, perché è comunque giusto esserci, ma bisogna stare attenti”.

Ibrahimovic dirigente, le riunioni con Wanda Nara e i rimpianti Balotelli e Coutinho

Zlatan Ibrahimovic: “L’ho conosciuto poco perché quando giocava all’Inter ero al settore giovanile. Essere stati grandi calciatori dà dei vantaggi nelle dinamiche di spogliatoio, però poi bisogna studiare, aggiornarsi, approfondire e confrontarsi con persone che fanno quel lavoro da più tempo. Altrimenti può diventare un problema”.

Wanda Nara e Icardi: “Ricordo una trattativa lunghissima per il rinnovo di Mauro. Ho un ricordo simpatico di Wanda, è stata una precorritrice di quello che succede oggi perché è stata la prima moglie-agente”.

Il rimpianto Mario Balotelli: “Lo presi io a 16 anni dal Lumezzane. In Primavera faceva gol con una facilità incredibile, era impresentabile per manifesta superiorità. Come fa a non essere un rimpianto? Lasciava pensare di essere il nuovo crack del calcio italiano. Probabilmente non ha mantenuto tutto perché aveva altre distrazioni, noi abbiamo fatto tutto il possibile ma lui non ha completato il processo di maturazione”.

L’addio a Philippe Coutinho: “Lo scoprimmo a 16 anni. Arrivò nell’Inter post-Triplete con Benitez ma fisicamente era ancora in una fase di crescita e non trovò spazio. Poi arrivò il Liverpool con una buona offerta, fu ceduto ed esplose in Inghilterra prima della fase calante al Barcellona”.

La verità su Gabigol: “Volevamo Gabriel Jesus, ma Suning voleva un ‘Gabriel’ qualsiasi”

In chiusura, Ausilio svuota il sacco sul clamoroso flop di mercato del 2016, l’anno dell’approdo della proprietà cinese: “Sono passati 10 anni, c’è la prescrizione per raccontare tutto? Era appena iniziata l’era Suning e c’era un via vai di persone: amministratori, avvocati, agenti influenti che proponevano giocatori direttamente alla proprietà. In realtà l’area sportiva aveva puntato Gabriel Jesus, ma ce lo soffiò il Manchester City di Guardiola. A quel punto in società qualcuno disse: ‘Ci serve un Gabriel’. E così arrivò Gabriel Barbosa. Attenzione, Gabigol in Brasile stava facendo bene, non era scarso. Ma non era il profilo che avevamo individuato per migliorare l’Inter in quel momento, non aggiungeva nulla alla nostra rosa”.

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