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·29 aprile 2026

Avvocato Rocchi chiarisce: «Mai avuto contatti con i dirigenti delle squadre»

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Avvocato Rocchi, Antonio D’Avirro, ha chiarito nuovamente la posizione dell’ex arbitro in merito ai presunti contatti con i dirigenti delle squadre

Il caso legato all’inchiesta della Procura di Milano sul sistema arbitrale italiano continua a far discutere l’opinione pubblica sportiva. Al centro delle indagini c’è la posizione dell’ex designatore Gianluca Rocchi. Per fare luce sulla delicata situazione giudiziaria e spiegare i motivi della mancata presenza del suo assistito davanti ai magistrati, è intervenuto ai microfoni di Telelombardia il suo legale, l’avvocato Antonio D’Avirro.


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La facoltà di non rispondere e l’assenza di atti ufficiali

La linea tracciata dalla difesa è molto chiara: la rinuncia all’interrogatorio è dettata da una mancanza di accesso alla documentazione accusatoria. Il legale ha spiegato nel dettaglio le ragioni procedurali di questo passo indietro: «Rocchi si sarebbe dovuto presentare ma ritengo che non sia il momento perché non siamo in grado di giudicare una vicenda così complessa. Non essendo in grado di difendermi ho ritenuto opportuno che il mio cliente si avvalesse della facoltà di non rispondere. Quando porto una persona devo sapere il contesto e gli elementi che caratterizzano la contestazione e senza ciò non siamo in grado di difenderci».

I presunti contatti con le società e l’incontro misterioso

Un altro filone cruciale dell’indagine riguarda un presunto ritrovo risalente a mesi fa e sospetti legami per favorire alcuni club con arbitri compiacenti. Su questo aspetto, la smentita è totale: «Il mio assistito non ricorda nulla di un episodio di un anno fa (incontro del 2 aprile dello scorso anno, ndr). Se l’Ansa lo sa ce lo dica, almeno sappiamo anche noi di cosa si parla». Sulle presunte pressioni esterne, ha poi aggiunto: «Rocchi di questa storia non sa nulla, non si è mai messo in contatto con i dirigenti delle società, lui me l’ha confermato nella maniera più assoluta: mai avuto contatti con i dirigenti delle squadre. Arbitri graditi o sgraditi? Rocchi non ne sa nulla, vedremo quando vedremo le carte processuali. Non so nulla di tutta questa storia».

Le polemiche in sala VAR e l’accusa del PM

L’aspetto mediaticamente più dibattuto resta quello delle ingerenze esterne nella sala monitor. Il difensore minimizza l’intento doloso di queste azioni, inquadrandole come necessari interventi per garantire la regolarità delle partite: «Se era un sistema o no non lo so, le bussate al di là di chi sia andato a fare la segnalazione. Chi ha bussato ha corretto un errore, io non vedo come abbia alterato il risultato, perché io penso che chi ha bussato ha fatto bene a correggere un errore».

Ha poi proseguito difendendo l’operato tecnico in quegli istanti concitati: «Se nell’episodio che ci viene contestato il rigore era giusto, quindi chi ha bussato ha fatto bene. Se il bussare era solo con gli amici non ne so nulla. Chi è intervenuto in quell’episodio ha fatto solo bene. Nessuno ha voluto alterare il risultato ma solo correggere un errore. A noi contestano solo questo e non altro».

Infine, in merito al pesante impianto accusatorio formulato dal Pubblico Ministero, l’avvocato ha concluso l’intervento in diretta chiarendo l’utilizzo di alcune terminologie giuridiche: «Il verbo “combinava” le designazioni è un termine che non so determinare perché non conosco gli atti, è una decisione del PM che ha contestualizzato e utilizza questo termine. Il termine “combinare” rientra nella frode sportiva».

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