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·30 luglio 2026
Bargiggia: «Mancini aveva voglia di Nazionale! E’ una garanzia sull’utilizzo dei giovani»

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L’attualità relativa alla Nazionale e ai vari tasselli che il presidente della FIGC Giovanni Malagò sta completando, risulta essere intrigante! A parlarne in modo approfondito in un’intervista esclusiva è stato Paolo Bargiggia ai microfoni di CalcioNews24! Vi riportiamo di seguito le sue dichiarazioni:
Mancini torna dopo l’addio del 2023, che aveva lasciato parecchi strascichi tra tifosi e addetti ai lavori. Ritiene che il tempo trascorso e il momento di difficoltà del calcio italiano abbiano favorito una sorta di riconciliazione, oppure pensa che ci siano ancora delle ferite aperte?
«Chi esce ridimensionato dalla vicenda Maldini, Leonardo, Pirlo è sicuramente il calcio italiano e sicuramente ancora una volta la mancanza di coesione e la mancanza di volontà di fare rete. Su Roberto Mancini io dico che il calcio italiano, e comunque in generale in questo paese, non può permettersi di fare il moralista. Ho letto ancora oggi degli articoli sul Corriere della Sera dove si va a pesare la morale di Roberto Mancini. In un calcio iper-professionistico avrà fatto la sua scelta, è stata discutibile. Io voglio dire che ho avuto modo di sentirlo spesso: ha capito di aver sbagliato e ha accettato anche delle condizioni economiche normali per i suoi standard per allenare la Nazionale.
Aveva proprio voglia di Nazionale. E’ l’ultimo allenatore che ha vinto con gli Azzurri ma ha vinto giocando bene. A me interessa sempre guardare prima la qualità del gioco e la crescita dei giocatori. Ha vinto facendo un buon calcio, bene lui. Meno male che la Serie A non si è imposta ancora una volta mettendo Antonio Conte perchè avremmo assistito ad un calcio anti-estetico, avremmo snobbato ancora i giovani per andare sull’usato sicuro e dopo due anni probabilmente saremmo ripartiti da zero. Mancini è una garanzia sull’utilizzo dei giovani, ricordo quando portò addirittura Pafundi a 16 anni in Nazionale. Non possiamo permetterci di parlare di ferite ancora non sanate e di fare la morale. Non ce lo possiamo permettere perchè è ipocrita, non se lo può permettere il calcio italiano che non può più perdere nemmeno un secondo di tempo».
La scelta di affiancare Claudio Ranieri a Roberto Mancini è stata interpretata come la volontà di creare una figura di equilibrio e di esperienza accanto al commissario tecnico. Dal punto di vista tecnico e gestionale, come giudica questa soluzione? Può essere un valore aggiunto oppure rischia di creare una sovrapposizione di ruoli?
«Sicuramente la figura di Claudio Ranieri, o chi per lui, cioè un uomo di calcio vicino ad un selezionatore è fondamentale anche perchè non ci può essere un uomo solo al comando. Deve avere un uomo di personalità ed esperienza al suo fianco con cui confrontarsi. Sono troppe le dinamiche.
Claudio Ranieri aveva anche lui voglia di Nazionale soprattutto dopo averla rifiutata come allenatore per restare alla Roma. Ha esperienza internazionale, è una persona che si fa voler bene, è un abile tessitore. Sicuramente non è Maldini né per età, per carattere, né forse per pragmatismo. Adesso bisognerà vedere se Ranieri, un signore che comunque ha avuto tutto dalla vita calcistica dando a sua volta tutto, abbia voglia di sporcarsi le mani e battere i pugni sul tavolo per fare delle riforme. Se arriverà anche Zola probabilmente questo potrebbe essere un contributo in più per provare a fare davvero a fare le riforme a tutela dei giovani soprattutto».
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