Bastoni si racconta: «Nel calcio una vita di sacrifici, non li fanno solo muratori ed operai! Sulla finale di Champions persa…» | OneFootball

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·3 aprile 2025

Bastoni si racconta: «Nel calcio una vita di sacrifici, non li fanno solo muratori ed operai! Sulla finale di Champions persa…»

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Bastoni si racconta: «Nel calcio una vita di sacrifici, non li fanno solo muratori ed operai! Sulla finale di Champions persa…» Le parole del difensore nerazzurro

Alessandro Bastoni ha parlato della sua avventura all’Inter al podcast di Alessandro Cattelan, Supernova:

SACRIFICI NEL CALCIO – «C’è qualcosa a cui mi aggrappo per mantenere alto il livello? È una cosa personale, dipende tanto dal percorso che uno ha avuto. Nel corso della carriera ho incontrato le persone giuste al momento giusto. Davanti a tutto metto i sacrifici che ho fatto. Per la gente in generale i sacrifici li fanno soli gli operai o i muratori. Se non sei dentro a questo mondo fai fatica a capire i sacrifici che fa un giocatore. Giochiamo talmente tanto che siamo sempre lontano dalle famiglie. Il discorso si riduce sempre a “eh ma guadagni milioni”, però per me è una cosa sbagliatissima: il tempo è una cosa impagabile e non te lo restituisce nessuno. Se facciamo ancora i ritiri? Almeno uno a settimana, il sabato prima della partita, poi la domenica giochiamo, lo stesso quando giochiamo il mercoledì. Dormo a casa due-tre notti a settimana. Poi i giorni in cui dormo a casa sono via fino alle 14:00 per via degli allenamenti, quindi il tempo a casa è veramente ristretto».


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INZAGHI- «Inzaghi? È come se fosse il ventiseiesimo giocatore. Come carattere, come inserito all’interno del gruppo, è uno di noi a tutti gli effetti. È stato calciatore e capisce tanto le dinamiche dello spogliatoio. Nelle partitelle? No, non gioca perché non ce la fa. Solitamente l’undici che va in campo fa l’Inter e gli altri che non giocano fanno la squadra avversaria copiando il modulo. La tattica la fai in allenamento. Facciamo tante sedute video analizzando quello che facciamo noi e che fanno gli altri. La cura che metti in un Inter-Juve e in un Inter-Empoli è la stessa. Chiaramente se giochi Inter-Juve hai quel livello di attenzione involontaria un pelo più alta»

INTER SQUADRA DEL CUORE – «Finale di Champions del 2010? Avevo 11 anni, sarò stato a letto perché avevo scuola. Scherzo, la guardavo con mio papà, è stato lui a trasmettermi la passione per l’Inter. Ho una foto, che ho pubblicato anche su Instagram, in cui guardiamo quella partita. Cosa si prova a giocare per la squadra del cuore? Ho fatto 11 anni di settore giovanile con l’Atalanta e ho affrontato non so quante volte l’Inter, in quei momenti non mi stava molto simpatica. Facevo i miei interessi. Poi da grande, quando rappresenti i colori che ami è il massimo della vita. Non dovevo più cercare i risultati della mia squadra del cuore, perché ne facevo parte».

LEADERSHIP – «Sono uno che parla negli spogliatoi? Sì sì, ma non c’è bisogno di parlare sempre. C’è un livello talmente alto che uno sa dove sbaglia, al massimo potrei dire qualcosa in merito all’atteggiamento nel caso in cui le cose non stiano andando bene. C’è mai stato qualche compagno che ha detto “ora parla anche Bastoni”? No perché in passato ho avuto l’umiltà di riconoscere quando parlare o meno. In spogliatoio parlano tanto Lautaro e Barella, ma non abbiamo la cultura che uno parla e tutti stanno zitti. Non c’è più il nonnismo che c’era una volta. Ci sono passato nei primi anni di carriera, ora fortunatamente non c’è più. Ad esempio all’Atalanta succedeva con Stendardo, Masiello e Zukanovic. Una volta ho fatto un tunnel in allenamento ed è finito il mondo. Non lo trovo giusto. Fortunatamente c’è più cultura ora».

ESORDIO – «È arrivato con Gasperini, poi sono finito nel dimenticatoio, nonostante avessimo vinto contro la Sampdoria di Quagliarella, Muriel e Skriniar. Poi boh, sono stato accantonato. Sono valutazioni che fanno gli allenatori, avevo 17 anni. Non potevo farci nulla. Nel caso uno non riesca a ricevere il giusto riconoscimento, il mio consiglio è quello di cambiare per fare il salto di qualità: vale per qualsiasi lavoro, non solo per il calcio».

TRA I MIGLIORI AL MONDO – «Sono uno dei primi difensori che interpreta il ruolo così, che si spinge molto in attacco. Lo faceva già un po’ Toloi all’Atalanta, ma con così tanta costanza forse sono il primo. Le mie caratteristiche aiutano, mi piace portare la palla. In Nazionale non posso farlo perché giochiamo in questo modo.” Poi i migliori difensori di sempre per caratteristiche: “Senso della posizione: Chiellini. Anticipo: Cannavaro. Colpo di testa: Van Dijk. Lancio: io. Senso del goal: Sergio Ramos».

SOCIAL – «Situazione Maguire? È una situazione pesante per lui. È normale quando vieni pagato tanto che le pressioni aumentano. A Manchester lo sappiamo che è difficile, ovunque va lì si trova in difficoltà. Un po’ lo capisco. Spesso manca il rispetto verso di noi. Non puoi insultarmi la famiglia o augurarmi la morte perché ho fatto un errore. I social hanno portato questa cosa malsana. Poi c’è chi va dritto per la sua strada e se ne sbatte e chi meno. Parlo ad esempio al tifoso dell’Inter che fischia un suo giocatore o lo va ad insultare sui social, è controproducente. Io vado a leggere i commenti, mi infastidisce vedere certe cose. Poi magari capita che ti trovano in giro e ti chiedono la foto. Sta a te distinguere le critiche delle persone. C’è una cattiveria e un’invidia che fa paura».

FINALE DI CHAMPIONS PERSA – «Affrontare il City e giocarcela alla pari contro la squadra che in quel momento è la più forte al mondo ti fa capire che puoi giocartela. Perderla in quel modo ha fatto tanto male, anche perché è l’ultima partita della stagione. Una partita di campionato è un conto, ma la finale di Champions può essere che la giochi una volta nella vita. Il nuovo format mi piace, anche perché giochi fin da subito contro squadre forti. Però tra questo nuovo formato e il Mondiale per Club giochiamo troppo. Se finiamo a metà luglio e riprendiamo ad inizio agosto, è dura. In più il Mondiale si gioca in piena estate, farà caldissimo e siamo stanchi per la stagione appena conclusa. Vedremo come andranno le cose in questi anni e che impatto avrà».

PERSA – «Affrontare il City e giocarcela alla pari contro la squadra che in quel momento è la più forte al mondo ti fa capire che puoi giocartela. Perderla in quel modo ha fatto tanto male, anche perché è l’ultima partita della stagione. Una partita di campionato è un conto, ma la finale di Champions può essere che la giochi una volta nella vita. Il nuovo format mi piace, anche perché giochi fin da subito contro squadre forti. Però tra questo nuovo formato e il Mondiale per Club giochiamo troppo. Se finiamo a metà luglio e riprendiamo ad inizio agosto, è dura. In più il Mondiale si gioca in piena estate, farà caldissimo e siamo stanchi per la stagione appena conclusa. Vedremo come andranno le cose in questi anni e che impatto avrà».

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