Inter News 24
·17 luglio 2026
Bergomi ricorda Osvaldo Bagnoli: «Era avanti anni luce, il suo calcio sarebbe stato perfetto anche nell’Inter di oggi»

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·17 luglio 2026

Il mondo del calcio piange la scomparsa di Osvaldo Bagnoli, venuto a mancare all’età di 91 anni. Il tecnico legò il suo nome a una pagina importante della storia del club di Viale della Liberazione, venendo ingaggiato nel 1992 per guidare la squadra milanese. Nel corso della sua prima stagione, l’allenatore riuscì a costruire un gruppo solido basato sulle giocate di Ruben Sosa, sfiorando una storica rimonta in campionato ai danni del Milan, recuperando quasi completamente uno svantaggio di 11 punti nell’epoca in cui la vittoria ne garantiva soltanto due.
L’esperienza del mister con la Beneamata si concluse nel febbraio del 1994, dopo una seconda annata meno fortunata della precedente, totalizzando complessivamente 56 panchine ufficiali alla guida del club. A commentare la notizia e a ricordare la figura del tecnico è intervenuto Beppe Bergomi, in diretta sui canali di Sky Sport, che ha voluto sottolineare lo spessore professionale dell’allenatore durante il periodo trascorso insieme a Milano. La testimonianza dell’ex difensore ha ripercorso le tappe fondamentali di quel biennio intenso, caratterizzato da grandi sfide calcistiche.
L’UOMO – «Un grande uomo e un grande mister, sicuramente. Sotto l’aspetto umano era veramente coinvolgente, anche con i suoi modi, perché poi Bagnoli era di Milano, io sono di Milano, intanto lui gli scappava qualche dichiarazione in dialetto, ma sapeva veramente tenere il gruppo, aveva un’umanità incredibile ed era veramente una bella persona. E come mister era avanti anni luce. Se penso al Bagnoli, che quando è arrivato all’Inter, con la sua difesa 3 a zona pura, con gli esterni molto alti, sarebbe perfetto anche nel calcio di oggi, con le sue idee e il suo modo di ricercare sempre la perfezione. Nei primi momenti la squadra non andava bene, mi diceva in dialetto: “Le mie squadre hanno sempre giocato bene e qui non ci riesco”. E alla fine quella scala è arrivata a seconda, quindi mister Bagnoli è stato un grande».
L’ALLENATORE – «A tutti quelli che giocano con questa difesa 3. Se io posso pensare a come giocava bene quella squadra, parlo del Verona, parlo del Genoa, dove lui ha ottenuto dei traguardi incredibili, dalla vittoria dello Scudetto al Genoa, dove riesce a eliminare il Liverpool in Coppa. Ma anche da noi, perché al secondo posto, dopo un anno che noi non avevamo fatto bene, assomiglia a quest’Inter. All’Inter di oggi, perché aveva un centrocampo di qualità, aveva una difesa forte, e la cosa importante erano i giocatori esterni, che già allora lui gli voleva alti in linea con gli attaccanti. Una volta con Tramezzani, che era il nostro esterno sinistro, gli dice “devi stare più alto”. E io nella mia ingenuità gli dicevo perché più alto? Deve stare vicino a noi, che ci aiuta. Lui deve stare alto. Quindi per farti capire che era già alto, vedeva a calcio oltre, e quindi io lo ricorderò per questo, ma soprattutto per l’umanità e per l’uomo che era».
VERONA TRICOLORE – «Poi alla fine noi siamo arrivati terzi in quel campionato, il secondo è arrivato il Torino, ma la lotta è sempre stata tra l’Inter e il Verona. Poi noi nel finale abbiamo mollato per merito del Verona, perché era una squadra che a un certo momento ci ha creduto, avevano giocatori forti. Me la ricordo alla perfezione, lontano contro di noi avevamo Altobelli, Rummenigge davanti. Avevamo tanti giocatori anche noi molto forti, ma loro l’hanno strameritato, hanno avuto una continuità, ma soprattutto una qualità di gioco contro qualsiasi avversario veramente incredibile, hanno meritato di vincere quel campionato».
RICORDO PERSONALE – «Secondo me è vero che non parlavamo molto, ma nel nostro anno, soprattutto all’inizio, dove le cose non andavano bene, invece era lì sempre a parlare con il gruppo per cercare di trovare una soluzione. Io mi ricordo sempre in ritiro, Bagnoli era uno che aveva le idee chiare, non era il calcio di oggi, le rose erano un po’ più corte, e lui ci disse all’inizio “ragazzi, questi sono i miei undici titolari, agli altri mettermi in difficoltà nelle scelte”. Poi sapeva comunicare a modo suo, quindi è vero che era abbastanza chiuso. Un aneddoto che secondo me mi è rimasto nel cuore e lo racconto sempre. L’anno prima è stato l’unico anno che non abbiamo raggiunto le coppe, e l’anno dopo lui arriva e io avevo avuto delle richieste e lui mi ha detto «ma tu dove vuoi andare?» E io gli faccio «mister, non voglio andare da nessuna parte, io sto benissimo a Milano”. “Guarda, per me sei il più forte – mi ha detto – tu rimani qui”. Io ho fatto una stagione incredibile, ma l’Inter ha fatto una grande stagione, è arrivato seconda dietro ai Milan a pochi punti, quindi Osvaldo Bagnoli sarà sempre nel mio cuore. Per quello che mi ha dato e per la fiducia che arriva in me e che ha avuto in me, ho cercato di ripagarlo il meglio possibile».







































