Calcionews24
·8 febbraio 2026
Bergomi svela: «Rappresentare Milano? Un onore. Il nostro stadio, mille ricordi, magliette che abbiamo difeso come una seconda pelle»

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Giuseppe Bergomi, storico capitano dell’Inter e campione del mondo 1982, racconta al Corriere della Sera l’emozione vissuta durante la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. A San Siro, il “suo” stadio, ha portato la fiaccola olimpica al fianco di Franco Baresi, bandiera del Milan.
LA CHIAMATA DEL CONI «Un’emozione incredibile, un’atmosfera mai provata. Un mese fa, mi ha chiamato il presidente Buonfiglio. “Vorremmo te e Baresi”. E anche Franco ha detto sì. Bellissimo!».CON BARESI AL MUNDIAL 82 «Eravamo i più giovani allora. Ero in camera con Marini, ma stavo praticamente sempre con Franco, che è poi il fratello di Beppe, mio punto di riferimento all’Inter».L’ONORE DI RAPPRESENTARE MILANO A SAN SIRO «Sì, è vero. Un onore. Il nostro stadio, mille ricordi, magliette che abbiamo difeso come una seconda pelle. Tante battaglie su sponde opposte, ma con lealtà, rispetto e anche amicizia. Venerdì sera eravamo lì, orgogliosi del nostro passato e di essere stati scelti e coinvolti nell’evento più importante dello sport mondiale».SENSAZIONI «Qualcosa di enorme, mai provato niente di simile, inaugurazioni dei Mondiali di calcio comprese. Lo spirito olimpico esiste, mi ha avvolto, è qualcosa di diverso: sono entrato e ho sentito forte il senso di appartenenza, l’orgoglio nel rappresentare almeno in piccola parte tutto ciò che di bello offre il nostro Paese. E poi il presidente Mattarella, personaggi straordinari, artisti meravigliosi, quindi i ragazzi e le ragazze del volley davanti a noi ad attendere il testimone…».I PENSIERI «Guardavo Franco e rivivevo un’era meravigliosa: 20 anni di calcio, di casa nostra. Abbiamo rappresentato credo nel migliore dei modi, anche umanamente, una città unica nel mondo del pallone: è difficile trovare altre metropoli internazionali che possano vantare due club tanto importanti: fascino, tradizione, leggenda e infiniti trofei».I DERBY «I derby erano sentiti, la rivalità era forte, ma il rispetto non mancava mai. Compagni e avversari cresciuti di fatto insieme. A 14 anni affrontavo già Evani e Battistini. E in generale ci si ritrovava tutti nelle varie nazionali giovanili».LO SPIRITO SPORTIVO CONTRO LA TIFOSERIA “CONTRO” «Oggi praticamente si tifa solo contro, non mi piace. È colpa anche di chi non vive con intelligenza il mondo dei social, dove ormai si dice davvero di tutto. Una volta lo sfottò era diverso, credo più brillante».IL FUTURO DI SAN SIRO «Ci pensavo guardandomi attorno l’altra sera. E mi chiedevo: ma perché deve andare giù un simile monumento? Capisco che forse oggi è poco funzionale, ma vorrei tanto che si arrivasse a una soluzione che possa tenere vivo il ricordo di uno stadio pieno di storia, il terzo luogo più visitato a Milano fra l’altro».LA FOTO DALLO SPOGLIATOIO «Lo spogliatoio: prima della cerimonia eravamo un po’ tutti in quello che oggi occupano Chivu e i suoi ragazzi. C’era pure il maestro Bocelli. Interista vero. Informatissimo. Mi ha detto: “Facciamo pochi gol rispetto a ciò che creiamo”. Analisi inattaccabile».LO SPIRITO OLIMPICO E LE MEDAGLIE AZZURRE «Ho visto la discesa libera. Grandi azzurri! Nel calcio si vive come un fallimento il secondo posto, invece Paris era per esempio raggiante con il bronzo al collo. Anche per questo amo l’Olimpiade»









































