Calcionews24
·10 marzo 2026
Bierhoff ci crede: «Scudetto Milan possibile, nel derby ha dato un segnale! Modric come Boban, vi svelo il segreto della nostra rimonta del 1999»

In partnership with
Yahoo sportsCalcionews24
·10 marzo 2026

Di rimonte impossibili, Oliver Bierhoff se ne intende eccome. Era lui, nella primavera del 1999, a guidare l’attacco del Milan di Zaccheroni capace di recuperare sette punti alla Lazio nelle ultime sette giornate. Sulle colonne de La Gazzetta dello Sport, l’ex bomber tedesco indica la via.
🎧
Ascolta le nostre notizie!
Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri notiziari flash, le top news e gli approfondimenti.
IL SEGRETO DEL 1999 – «Semplice: ci abbiamo creduto e abbiamo messo insieme un filotto clamoroso di vittorie. È la realtà. Nessuno faceva calcoli, ma eravamo concentrati solo su noi stessi, sul conquistare più punti possibili, sull’aiutare i compagni. Eravamo convinti che, facendo il massimo, la Lazio avrebbe commesso qualche passo falso. Noi invece alla penultima giocammo con l’Empoli e, quando arrivò la notizia che i viola erano passati in vantaggio con una rete di Batistuta, il boato di San Siro ci fece scatenare: io segnai tre reti in mezz’ora, a cavallo tra primo e secondo tempo, e vincemmo 4-0. A fine gara eravamo primi in classifica».
COSA DEVE FARE ALLEGRI – «Quando sei dietro però non serve fare calcoli: prima di tutto bisogna vincere il più possibile, senza sprecare energie nervose, pensando a dove i diretti concorrenti possono inciampare. Secondo me non serve fare tabelle e ha ragione Allegri che continua a parlare di obiettivo Champions da raggiungere. Prima il Milan deve tornare nell’Europa che conta, poi pensare al resto. È un modo giusto per tenere la squadra concentrata su un traguardo a breve termine».
LA SVOLTA TATTICA DI ZACCHERONI – «Il passaggio dal tridente al trequartista dietro le due punte. Zac dimostrò grande intelligenza e abbandonò il suo 3-4-3 per un modulo che si adattava di più alle caratteristiche della rosa. Boban alle spalle mie e di Weah fu fondamentale per il cambio di marcia».
IL PARALLELO BOBAN-MODRIC – «Impossibile fare paragoni perché i ruoli e le caratteristiche sono diverse, ma, per l’importanza che aveva Zvone in campo e nel gruppo, dico il suo connazionale Modric. Si tratta di due fuoriclasse e di due amici. Nessuno si offenderà (ride, ndr). I campioni restano tali a tutte le età ed ero convinto che lo avrebbe dimostrato quando ha firmato per il Milan. Di lui non mi stupiscono le geometrie o la sicurezza che ha in campo, ma quanto corre… Domenica nel finale ha preso un’ammonizione per proteste dopo aver cercato di recuperare palla vicino all’area avversaria: forse sapeva che bisognava spezzettare il ritmo del match per difendere il risultato e non si è tirato indietro. Dà una mano in entrambe le fasi e si è rivelato un grande colpo. Per il bene del Milan e del calcio italiano dico di sì [che rimanga, ndr]. Un altro Modric in giro non c’è».
I MOTORI DEL CENTROCAMPO – «Con Albertini a centrocampo potevi stare tranquillo perché leggeva le partite come pochi: controllava il ritmo da regista, ma quando c’era da recuperare il pallone, non si tirava indietro. Rabiot è impressionante: è una mezzala che ha tecnica e fisico, senso del gol e capacità di sacrificarsi. Nel derby ha preso delle belle botte senza mai tirarsi indietro o fermarsi neppure nel recupero».
WEAH – «George e io ci trovavamo bene, ma il merito era anche del mister e dei suoi schemi. Lui di attaccanti ne ha valorizzati tanti anche a Udine, da Poggi ad Amoroso. Pensate sia un caso?».
LEAO E PULISIC – «I loro gol vedrete che arriveranno, ma sono convinto che segnerà anche il mio connazionale Füllkrug che è un bravo ragazzo e che può far comodo con le sue caratteristiche».
CREDE ALLA RIMONTA – «Sì. Nel derby ho visto una squadra motivata, che ha fiducia e ha disputato un ottimo primo tempo. Forse nella ripresa si è abbassata un po’ troppo, ma ha resistito. E’ un segnale chiaro che, nonostante di fronte ci fosse l’Inter, là dietro c’è organizzazione e voglia di soffrire».
COSA PUO’ PESARE – «L’ansia di dover recuperare. Quando sei dietro e non puoi fallire, può capitare di aver un pizzico di tensione in più. Mi sembra però che l’esperienza non manchi né ad Allegri né al gruppo».
Live









































